Il Tirreno

Prato

Gli operai si ribellano al sindacato

Maria Lardara
Piero Bellucci
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Piero Bellucci

Dichiarano di non voler essere né "prigionieri dei datori di lavoro", ma neanche "schiavi dei sindacati". Un'estate così bollente non se la immaginavano di certo i 34 lavoratori del lanificio Bellucci, a un passo dalla cassa integrazione straordinaria ma, come pare, senza incentivi per la mobilità

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PRATO. Dichiarano di non voler essere né "prigionieri dei datori di lavoro", ma neanche "schiavi dei sindacati". Un'estate così bollente non se la immaginavano di certo i 34 lavoratori del lanificio Bellucci, a un passo dalla cassa integrazione straordinaria ma, come pare, senza incentivi per la mobilità. Meglio di nulla, hanno pensato i lavoratori che ieri pomeriggio si sono dati appuntamento nell'ufficio del segretario Filtea-Cgil, Massimiliano Brezzo, per chiedere la firma sulla cigs nuda e cruda (senza mobilità e incentivi di fine esodo). La temperatura è diventata subito rovente, con il sindacato intenzionato ad allargare il più possibile il paracadute per gli operai. «Da quando in qua a Prato un lanificio richiede una cigs senza prevedere lo strumento della mobilità che dia la possibilità di trovare un altro lavoro?», si domanda Angelo Colombo dei tessili Uil, portavoce anche di Filtea - Cgil e Femca Cisl? Non solo. «Vogliamo inoltre che l'azienda non s'impegni ad aprire procedure di mobilità unilateralmente per il primo anno di cigs». Ma ieri pomeriggio i lavoratori erano pronti a fare scintille. In mattinata, avevano convocato un'assemblea autonomamente per decidere il da farsi. Che è ben racchiuso nella parole di Florin, uno dei dipendenti più combattivi. «Abbiamo chiesto al sindacato di firmare. Prendiamo quello che Bellucci ci ha garantito. Non c'interessano gli incentivi, pur di non essere mandati a casa. L'azienda ci ha assicurato che a febbraio ripartirà il lavoro: sono disponibili a venirci incontro, anche a pagarci le bollette se siamo in difficoltà».
I retroscena non finiscono qui. Da archiviare l'incontro di due giorni fa tra i vertici di Bellucci e i sindacati. Sì alla cassa straordinaria per l'imprenditore, meglio l'ordinaria per il sindacato. Il tavolo si è rotto quando il direttore amministrativo Manuele Nipoti (così dice il sindacato) ha dichiarato di non voler più perdere del tempo. «I lavoratori - fa notare ancora Colombo - non ci hanno mai chiesto un'assemblea sindacale».

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