Il dolore
Chiesto il sequestro delle derrate alimentari prodotte vicino agli inceneritori
Guerra ai polli alla diossina
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Gli ambientalisti mostrano provocatoriamente alcuni polliAsl 4 e Comune di Prato fanno orecchie da mercante, e loro decidono di fare sul serio.
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PRATO. Asl 4 e Comune di Prato fanno orecchie da mercante, e loro decidono di fare sul serio. Così, l'esposto preparato dai grillini e dai comitati ambientalisti di Prato e Montemurlo dopo gli ultimi casi di contaminazione da diossina, finirà martedì prossimo sul tavolo della Procura della Repubblica, presso la Corte d'appello di Firenze.
Stanchi di dover subire quello che definiscono il "penoso silenzio" di Asl, i comitati sono pronti a "scomodare" l'autorità giudiziaria purché venga disposto l'immediato sequestro di tutti i prodotti contaminati, con l'apertura di un fascicolo d'indagine che accerti eventuali ipotesi di reato. «In sostanza - spiega Gianfranco Ciulli del coordinamento dei comitati della piana - chiediamo che il procuratore generale si sostituisca ai sindaci e all'Asl nell'emettere le ordinanze di sequestro delle derrate alimentari prodotte vicino all'inceneritore di Montale e di Baciacavallo, vietandone il consumo e la commercializzazione».
Sono diversi mesi che si trascina ormai la vicenda sui polli avvelenati da diossina, secondo una tesi sostenuta dall'istituto zoo profilattico regionale che imputava le tracce di diossina presenti nella carne di pollo analizzata (semaforo rosso anche per la carne di manzo e uova di gallina) alle emissioni dell'inceneritore di Montale. Peccato che il campione animale preso in esame, ad elevato contenuto di diossina (46,2 ng contro un limite di legge di 4,0), era lontano dall'inceneritore di Montale, ma molto vicino a quello di Baciacavallo.
Una volta consegnato tutto in mano alla magistratura (tra l'altro l'esposto è sostenuto anche dal forum ambientalista nazionale), potrebbero esserci conseguenze spiacevoli per i responsabili di questa contaminazione. «Chiediamo che i danni subiti dai produttori vengano ripagati da chi ha inquinato», auspica Adriana Pagliai, battagliera leader del coordinamento comitati della piana. E nell'elenco dei risarcitori potrebbe finirci Gida spa, che gestisce l'impianto di Baciacavallo.
Imbarazzante, secondo i comitati, l'indifferenza delle Asl di Prato e Pistoia di fronte a tutta questa vicenda: «Qui è in gioco la fiducia dei cittadini verso queste istituzioni. Almeno a Pistoia l'ordine provinciale dei medici ha preso posizione per impedire il consumo degli alimenti inquinati. A Prato invece non si è fatto vivo nessuno».
I comitati contano inoltre di incontrare molto presto il nuovo sindaco Roberto Cenni per consegnargli una petizione di 400 firme, raccolte in città, in cui si reclama un'operazione di bonifica delle aree pratesi contaminate da diossina.
M. L.
Stanchi di dover subire quello che definiscono il "penoso silenzio" di Asl, i comitati sono pronti a "scomodare" l'autorità giudiziaria purché venga disposto l'immediato sequestro di tutti i prodotti contaminati, con l'apertura di un fascicolo d'indagine che accerti eventuali ipotesi di reato. «In sostanza - spiega Gianfranco Ciulli del coordinamento dei comitati della piana - chiediamo che il procuratore generale si sostituisca ai sindaci e all'Asl nell'emettere le ordinanze di sequestro delle derrate alimentari prodotte vicino all'inceneritore di Montale e di Baciacavallo, vietandone il consumo e la commercializzazione».
Sono diversi mesi che si trascina ormai la vicenda sui polli avvelenati da diossina, secondo una tesi sostenuta dall'istituto zoo profilattico regionale che imputava le tracce di diossina presenti nella carne di pollo analizzata (semaforo rosso anche per la carne di manzo e uova di gallina) alle emissioni dell'inceneritore di Montale. Peccato che il campione animale preso in esame, ad elevato contenuto di diossina (46,2 ng contro un limite di legge di 4,0), era lontano dall'inceneritore di Montale, ma molto vicino a quello di Baciacavallo.
Una volta consegnato tutto in mano alla magistratura (tra l'altro l'esposto è sostenuto anche dal forum ambientalista nazionale), potrebbero esserci conseguenze spiacevoli per i responsabili di questa contaminazione. «Chiediamo che i danni subiti dai produttori vengano ripagati da chi ha inquinato», auspica Adriana Pagliai, battagliera leader del coordinamento comitati della piana. E nell'elenco dei risarcitori potrebbe finirci Gida spa, che gestisce l'impianto di Baciacavallo.
Imbarazzante, secondo i comitati, l'indifferenza delle Asl di Prato e Pistoia di fronte a tutta questa vicenda: «Qui è in gioco la fiducia dei cittadini verso queste istituzioni. Almeno a Pistoia l'ordine provinciale dei medici ha preso posizione per impedire il consumo degli alimenti inquinati. A Prato invece non si è fatto vivo nessuno».
I comitati contano inoltre di incontrare molto presto il nuovo sindaco Roberto Cenni per consegnargli una petizione di 400 firme, raccolte in città, in cui si reclama un'operazione di bonifica delle aree pratesi contaminate da diossina.
M. L.
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