Sicurezza
«Sì ad aziende tessili più solide»
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Riccardo MatteiniLa sua analisi era dirompente. Filiera più corta e un ritorno a un modello fordista con più produzione e razionalizzazione dei costi. Condizioni fondamentali per aggredire il mercato e non subirlo. Un'opinione, quella del vicepresidente Riccardo Matteini, che divide il distretto. C'è chi la sposa. E chi la critica.
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PRATO. La sua analisi era dirompente. Filiera più corta e un ritorno a un modello fordista con più produzione e razionalizzazione dei costi. Condizioni fondamentali per aggredire il mercato e non subirlo. Un'opinione, quella del vicepresidente Riccardo Matteini, che divide il distretto. C'è chi la sposa. E chi la critica.
E su una cosa tutti sono d'accordo: presto un nuovo incontro al tavolo di distretto dove potremo, seriamente, confrontarci sul futuro. «Un modello fordista oggi nel centro Europa - commenta Angelo Colombo, leader dei tessili della Uil - un po' mi lascia perplesso. I terzisti con la loro garanzia di flessibilità sono sempre stati una risorsa che credo ancora vada sfruttata».
Per Manuele Marigolli, segretario confederale della Cgil, «pensare a un'impresa più robusta è positivo anche utilizzando strumenti come reti o consorzi. La verticalizzazione delle aziende è ora complicata anche se può essere una risposta per prodotti più standardizzati». Marigolli non crede però che si debba abbandonare «l'idea di fare un prodotto di qualità per rispondere alle richieste di quei consumatori che hanno risorse e che torneranno ad acquistare. E proprio in vista di quel momento oggi si deve investire sul prodotto».
«Sono d'accordo - interviene Stefano Bellandi, segretario della Cisl - al fatto che dovremo fare meglio ciò che facciamo e che si debba puntare a un lavoro più organizzato. Serve però un patto tra i vari attori della filiera da ricercare attraverso il tavolo di distretto abbandonando l'arte, che è sempre piaciuta ai pratesi, di arrangiarsi».
Per Anselmo Potenza, presidente di Cna «è necessario salvare la filiera, con il contributo di tutti, e a tutti i costi se si vuole avere un futuro. «Anche con risorse straordinarie per aiutare le aziende a superare un ottobre e un novembre che saranno drammatici», commenta.
I.R.
E su una cosa tutti sono d'accordo: presto un nuovo incontro al tavolo di distretto dove potremo, seriamente, confrontarci sul futuro. «Un modello fordista oggi nel centro Europa - commenta Angelo Colombo, leader dei tessili della Uil - un po' mi lascia perplesso. I terzisti con la loro garanzia di flessibilità sono sempre stati una risorsa che credo ancora vada sfruttata».
Per Manuele Marigolli, segretario confederale della Cgil, «pensare a un'impresa più robusta è positivo anche utilizzando strumenti come reti o consorzi. La verticalizzazione delle aziende è ora complicata anche se può essere una risposta per prodotti più standardizzati». Marigolli non crede però che si debba abbandonare «l'idea di fare un prodotto di qualità per rispondere alle richieste di quei consumatori che hanno risorse e che torneranno ad acquistare. E proprio in vista di quel momento oggi si deve investire sul prodotto».
«Sono d'accordo - interviene Stefano Bellandi, segretario della Cisl - al fatto che dovremo fare meglio ciò che facciamo e che si debba puntare a un lavoro più organizzato. Serve però un patto tra i vari attori della filiera da ricercare attraverso il tavolo di distretto abbandonando l'arte, che è sempre piaciuta ai pratesi, di arrangiarsi».
Per Anselmo Potenza, presidente di Cna «è necessario salvare la filiera, con il contributo di tutti, e a tutti i costi se si vuole avere un futuro. «Anche con risorse straordinarie per aiutare le aziende a superare un ottobre e un novembre che saranno drammatici», commenta.
I.R.
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