Il Tirreno

Prato

C'è un distretto che fila

Ilenia Reali
Un operaio al lavoro all’Eurotintoria
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Un operaio al lavoro all’Eurotintoria

Questa crisi non sarà la tomba di Prato. Il tessile ne uscirà a testa alta perché già adesso, con lo tsunami che sta imperversando, ci sono i germi della ripresa. E' un segnale di ottimismo, fuori dal coro, quello lanciato dall'economista Piero Ganugi che si basa sull'analisi della produttività di alcune aziende pratesi.

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PRATO. Questa crisi non sarà la tomba di Prato. Il tessile ne uscirà a testa alta perché già adesso, con lo tsunami che sta imperversando, ci sono i germi della ripresa. E' un segnale di ottimismo, fuori dal coro, quello lanciato dall'economista Piero Ganugi che si basa sull'analisi della produttività di alcune aziende pratesi.
La produttività, cioè quanta ricchezza si produce per ogni dipendente, è indice di efficienza, capacità di gestione, differenziazione dell'attività. E quindi di eccellenza per il proprio campo.
Dalle prime analisi svolte è venuto fuori che aziende come le rifinizioni Santo Stefano, Fidias e Eurotintoria hanno una produttività per lavoratore molto elevata. Superiore ad aziende di livello nazionale come Indesit e Parmalat. Le tre rifinizioni pratesi hanno una produttività compresa tra i 50 e i 60.000 euro per lavoratore contro i 47.000 di Indesit e i 58.000 di Parmalat.
«Questo - commenta Ganugi - significa che ci sono realtà produttive che sono una garanzia per l'intero distretto e che è sbagliato pensare a una città che sta crollando e al tessile come un'attività ormai da terzo mondo. Escludo quindi che la crisi sarà irreversibile».
«Queste rifinizioni hanno risultati eccellenti in un periodo dal punto di vista della produttività particolarmente delicato. E trattandosi di aziende che operano in una fase che è il cuore della filiera significa che questi dati si troveranno anche in lanifici e aziende di altre fasi. Esistono cioè delle reti che hanno grandi potenzialità e stabilità strutturali».
Questo non significa che la crisi non esiste. Assolutamente. «Ma che - aggiunge Ganugi - ci sono belle realtà aziendali che supereranno le difficoltà non appena si affievoliranno le difficoltà economiche mondiali».
Tra i dati inimmaginabili che sono emersi dall'analisi di Ganugi anche che la presenza del sindacato non nuoce alle aziende. Anzi. «Le tre rifinizioni - spiega l'economista - sono realtà dove il sindacato è molto presente. Questo sembra aiutare il raggiungimento dell'efficienza contrariamente a quanto si è sempre pensato».
Anche riguardo ai motivi che hanno scatenato una crisi così forte nel distretto Ganugi ha una teoria non perfettamente collimante con quella di alcuni colleghi e attori dell'economia pratese. «Il nostro problema più grande è stato il calo di consumi in Germania dove le esportazioni nel 2000 erano 623 milioni mentre nel 2008 erano scese a 268 milioni. Un impatto che ha determinato la doppia crisi del distretto».
Il lavoro di Ganugi continuerà nelle prossime settimane. Un progetto di Asel, con il software messo a punto alcune settimane fa, prevede che altri dati di aziende tessili saranno incrociati con i bilanci. E alla fine potremo comprendere quante altre aziende eccellenti ci saranno "a traghettare" Prato nel futuro.

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