Trasporti
Prima bufera sulla giunta
Cristina Orsini
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Il sindaco Roberto Cenni seduto alla scrivania nell’ufficio di palazzo comunaleCerimonia di proclamazione per il sindaco che deve affrontare i malumori di Lega, ex An e Pdl
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PRATO. Roberto Cenni è stato proclamato sindaco verso mezzogiorno. Cerimonia veloce, nel salone consiliare, pochi fronzoli, poi a lavorare. I problemi incalzano e le cose da capire sono tante. Il primo sindaco del centrodestra ha già diverse gatte da pelare. Prima tra tutte la formazione della giunta. La rosa di nomi sul tavolo, per assurdo, piace di più al centrosinistra che al centrodestra.
Nel grande corpo della coalizione di Cenni le nubi si addensano. Il sindaco, se confermerà la rosa di nomi (Goffredo Borchi, vicesindaco, gli imprenditori Roberto Caverni e Lamberto Cecchi, il gallerista Fabrizio Moretti, Federico Mazzoni, Adriano Ballerini, commercialista, Dante Mondanelli, cardiologo, al nuovo assessorato alla Salute, Aldo Milone confermato alla Sicurezza e Rita Pieri al Sociale) si troverà a dover fare i conti con i partiti che l'hanno sostenuto e che, convinti di averlo condotto alla vittoria, chiederanno quello che considerano "il giusto riconoscimento". Cenni, fino a ora, ha scelto figure dal profilo moderato - quattro ex democristiani su cinque, un ex socialista, un ex esponente del centrosinistra - molte delle quali più che abituate a dialogare con il concorrente politico. Se i nomi della giunta resteranno questi (altri ne mancano perchè la giunta sarà composta da 10-12 assessori), rimarrà scoperta la rappresentanza di An, della parte più berlusconiana del Pdl e della Lega Nord (cui comunque spetterà un assessorato).
Se invece Cenni "cederà" e si adeguerà alle richieste dei partiti (i confronti inizieranno questa mattina), tradirà la promessa fatta in campagna elettorale di piena autonomia nella scelta della squadra che lo accompagnerà nel governo della città. Bivio difficile: litigare con chi l'ha portato sullo scranno del Comune col rischio incombente di ingovernabilità o calpestare le aspettative della città. Cenni può contare sul sostegno dei suoi fedelissimi (è rimasto tutto il giorno in riunione con Caverni, Borchi, Mondanelli, Milone e con Umberto Cecchi, altro braccio destro del sindaco, a decidere la geografia degli assessorati) e su quella parte più moderata di An che gli ha confermato autonomia. «Noi puntiamo al governo dei migliori - è il commento di Filippo Bernocchi co-coordinatore Pdl, ex An - Le competenze devono avere la priorità nella scelta della giunta ma bisogna dimostrare sensibilità anche verso la politica». Non tutti in An però sono così disponibili alla moderazione.
Lo scoglio più duro sarà certamente rappresentato da Claudio Morganti, leader leghista che reclama «l'assessorato alla Sicurezza perchè Cenni è stato eletto grazie ai nostri voti - dice - perchè lo dobbiamo ai nostri elettori e perchè il ministro degli Interni è un leghista e può rappresentare un ottimo ponte». Scontenta anche una parte consistente del Pdl. Vedremo nei prossimi giorni.
Nel grande corpo della coalizione di Cenni le nubi si addensano. Il sindaco, se confermerà la rosa di nomi (Goffredo Borchi, vicesindaco, gli imprenditori Roberto Caverni e Lamberto Cecchi, il gallerista Fabrizio Moretti, Federico Mazzoni, Adriano Ballerini, commercialista, Dante Mondanelli, cardiologo, al nuovo assessorato alla Salute, Aldo Milone confermato alla Sicurezza e Rita Pieri al Sociale) si troverà a dover fare i conti con i partiti che l'hanno sostenuto e che, convinti di averlo condotto alla vittoria, chiederanno quello che considerano "il giusto riconoscimento". Cenni, fino a ora, ha scelto figure dal profilo moderato - quattro ex democristiani su cinque, un ex socialista, un ex esponente del centrosinistra - molte delle quali più che abituate a dialogare con il concorrente politico. Se i nomi della giunta resteranno questi (altri ne mancano perchè la giunta sarà composta da 10-12 assessori), rimarrà scoperta la rappresentanza di An, della parte più berlusconiana del Pdl e della Lega Nord (cui comunque spetterà un assessorato).
Se invece Cenni "cederà" e si adeguerà alle richieste dei partiti (i confronti inizieranno questa mattina), tradirà la promessa fatta in campagna elettorale di piena autonomia nella scelta della squadra che lo accompagnerà nel governo della città. Bivio difficile: litigare con chi l'ha portato sullo scranno del Comune col rischio incombente di ingovernabilità o calpestare le aspettative della città. Cenni può contare sul sostegno dei suoi fedelissimi (è rimasto tutto il giorno in riunione con Caverni, Borchi, Mondanelli, Milone e con Umberto Cecchi, altro braccio destro del sindaco, a decidere la geografia degli assessorati) e su quella parte più moderata di An che gli ha confermato autonomia. «Noi puntiamo al governo dei migliori - è il commento di Filippo Bernocchi co-coordinatore Pdl, ex An - Le competenze devono avere la priorità nella scelta della giunta ma bisogna dimostrare sensibilità anche verso la politica». Non tutti in An però sono così disponibili alla moderazione.
Lo scoglio più duro sarà certamente rappresentato da Claudio Morganti, leader leghista che reclama «l'assessorato alla Sicurezza perchè Cenni è stato eletto grazie ai nostri voti - dice - perchè lo dobbiamo ai nostri elettori e perchè il ministro degli Interni è un leghista e può rappresentare un ottimo ponte». Scontenta anche una parte consistente del Pdl. Vedremo nei prossimi giorni.
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