Proteste
Insorge il popolo della sinistra
Maria Lardara
◗
Militanti di base del centrosinistra discutono nei circoli del risultato elettoraleLa voce dei circoli. «I giovani non sono andati a votare, c’è un sentimento di sfiducia generale»
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PRATO. Quella sconfitta ha il sapore di un boccone troppo amaro da mandare giù. La ferita brucia ancora troppo per potersi cicatrizzare dopo soli tre giorni: una batosta elettorale così il popolo della sinistra, quello della rete dei circoli arci, non se l'aspettava.
E basta veramente un niente per scatenare una discussione su chi ha detto o fatto cosa per far perdere a Massimo Carlesi, il candidato di centrosinistra, la battaglia in Comune.
Così ieri a Coiano, dove il clima che si respirava era piuttosto pesante. Ad innescare la miccia è stato Fabrizio, dichiaratosi "uomo di sinistra" e che, davanti a tanti altri habituè del circolo, puntava il dito contro Martini e la legge regionale sull'immigrazione. «C'era bisogno di approvarla in campagna elettorale? Non si possono spendere i soldi della sanità pubblica per i clandestini». Seduto accanto a Fabrizio, una persona anziana pronta a dargli contro: «Voglio vedere come farà Cenni a mandare via gli irregolari, come ha promesso. Il problema è nazionale, con una legge Bossi-Fini tutta da correggere».
Per placare gli animi è dovuto intervenire alla fine il presidente del circolo Mario Bensi, che ha raccontato quanto grande sia stata «l'amarezza dopo il risultato, oltre a un atteggiamento di rancore verso la dirigenza del partito, additata dalla maggior parte della gente come responsabile della sconfitta». D'altro canto, le case del popolo sono sempre state un osservatorio privilegiato per il radicamento della sinistra sul territorio. «Il problema è che la voce del partito è venuta meno al'interno dei circoli. I giovani pratesi sono sempre più disamorati della politica: vengono qui per giocare alle slot machine e per guardare le partite. Sono loro soprattutto a subire il fascino di una figura come Cenni. L'altra sera - conclude Bensi - mi è stato chiesto a battuta di sostituire l'insegna di casa del popolo con quella di casa della libertà».
Hanno il dente avvelenato anche a Vergaio: mel circolo di Benigni regna tanto sconforto da inchiodare al silenzio un vergaiese doc come Alfredo. Fa male a questo ex artigiano tessile vedere che tanta gente andata a votare il 6-7 giugno non è più ritornata alle urne per il ballottaggio. «Dietro questo astensionismo si nasconde un sentimento di sfiducia generale. In questo quartiere ci si conosce tutti. Sappiamo chi non è andato a votare. E sono soprattutto i giovani». Al bancone del caffè si ferma Vittorio Sanzò, babbo di Cristina, eletta in consiglio comunale all'opposizione. Racconta di aver provato sensazione di nodo alla gola quando si è accorto che ormai la sinistra era spacciata: «Alla sezione 74 ha vinto Cenni perché in tanti non sono tornati a votare. Dobbiamo azzerare tutto, anche chiudere e riaprire i circoli Arci se necessario per ricostruire un tessuto della sinistra dal basso». Il banconista Aldo ce l'ha invece con Cenni in persona: «Voglio vedere se rinuncerà allo stipendio di sindaco visto che è anche un imprenditore». La musica non cambia al circolo di Viaccia, in via Pistoiese. Qui Antonio scuote il capo di fronte al viavai di gente che passa dalla casa del popolo: «Ormai non ci sono più i viaccesi di una volta, quelli che con il cuore veramente a sinistra. Non è stato un voto di protesta. Cenni ha preso tanti voti dai giovani che ce l'hanno con gli immigrati e vogliono mandarli a casa». Nella sala accanto, si preferisce non ragionare di politica tra una partita e un'altra. «Cenni? Aria nuova per Prato», commenta un giocatore incallito che non ha neppure tempo per alzare la testa. La città insomma deve guardare avanti. Questo il sentire più diffuso al circolo Martini di Maliseti, dove tira un'aria tutto sommato tranquilla. Così a detta del vicepresidente Massimiliano Bettazzi: «Tra i soci il commento più comune è che il centrodestra ha saputo intercettare il bisogno di cambiamento della città».
E basta veramente un niente per scatenare una discussione su chi ha detto o fatto cosa per far perdere a Massimo Carlesi, il candidato di centrosinistra, la battaglia in Comune.
Così ieri a Coiano, dove il clima che si respirava era piuttosto pesante. Ad innescare la miccia è stato Fabrizio, dichiaratosi "uomo di sinistra" e che, davanti a tanti altri habituè del circolo, puntava il dito contro Martini e la legge regionale sull'immigrazione. «C'era bisogno di approvarla in campagna elettorale? Non si possono spendere i soldi della sanità pubblica per i clandestini». Seduto accanto a Fabrizio, una persona anziana pronta a dargli contro: «Voglio vedere come farà Cenni a mandare via gli irregolari, come ha promesso. Il problema è nazionale, con una legge Bossi-Fini tutta da correggere».
Per placare gli animi è dovuto intervenire alla fine il presidente del circolo Mario Bensi, che ha raccontato quanto grande sia stata «l'amarezza dopo il risultato, oltre a un atteggiamento di rancore verso la dirigenza del partito, additata dalla maggior parte della gente come responsabile della sconfitta». D'altro canto, le case del popolo sono sempre state un osservatorio privilegiato per il radicamento della sinistra sul territorio. «Il problema è che la voce del partito è venuta meno al'interno dei circoli. I giovani pratesi sono sempre più disamorati della politica: vengono qui per giocare alle slot machine e per guardare le partite. Sono loro soprattutto a subire il fascino di una figura come Cenni. L'altra sera - conclude Bensi - mi è stato chiesto a battuta di sostituire l'insegna di casa del popolo con quella di casa della libertà».
Hanno il dente avvelenato anche a Vergaio: mel circolo di Benigni regna tanto sconforto da inchiodare al silenzio un vergaiese doc come Alfredo. Fa male a questo ex artigiano tessile vedere che tanta gente andata a votare il 6-7 giugno non è più ritornata alle urne per il ballottaggio. «Dietro questo astensionismo si nasconde un sentimento di sfiducia generale. In questo quartiere ci si conosce tutti. Sappiamo chi non è andato a votare. E sono soprattutto i giovani». Al bancone del caffè si ferma Vittorio Sanzò, babbo di Cristina, eletta in consiglio comunale all'opposizione. Racconta di aver provato sensazione di nodo alla gola quando si è accorto che ormai la sinistra era spacciata: «Alla sezione 74 ha vinto Cenni perché in tanti non sono tornati a votare. Dobbiamo azzerare tutto, anche chiudere e riaprire i circoli Arci se necessario per ricostruire un tessuto della sinistra dal basso». Il banconista Aldo ce l'ha invece con Cenni in persona: «Voglio vedere se rinuncerà allo stipendio di sindaco visto che è anche un imprenditore». La musica non cambia al circolo di Viaccia, in via Pistoiese. Qui Antonio scuote il capo di fronte al viavai di gente che passa dalla casa del popolo: «Ormai non ci sono più i viaccesi di una volta, quelli che con il cuore veramente a sinistra. Non è stato un voto di protesta. Cenni ha preso tanti voti dai giovani che ce l'hanno con gli immigrati e vogliono mandarli a casa». Nella sala accanto, si preferisce non ragionare di politica tra una partita e un'altra. «Cenni? Aria nuova per Prato», commenta un giocatore incallito che non ha neppure tempo per alzare la testa. La città insomma deve guardare avanti. Questo il sentire più diffuso al circolo Martini di Maliseti, dove tira un'aria tutto sommato tranquilla. Così a detta del vicepresidente Massimiliano Bettazzi: «Tra i soci il commento più comune è che il centrodestra ha saputo intercettare il bisogno di cambiamento della città».
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