Il dolore
La prima ordinanza del sindaco
Cristina Orsini
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Sopra, Roberto Cenni e la moglie ieri davanti al palazzo comunale A destra, Cenni fa la prova della fascia tricolore con il cerimoniere CalamaiIn questi giorni ho percepito la voglia di cambiamento che c'era tra la gente Lascio l'azienda avrò una carica onorifica
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PRATO. Cenni, ci siamo. In campagna elettorale ha promesso che farà la politica delle ordinanze. Sul fronte sicurezza, quale sarà la prima? «L'ordinanza di sgombero degli ambulanti abusivi in via Pistoiese». E giù applausi. Di nuovo. Parterre del Cristal, sede del comitato elettorale. E' tutto come prima, il giorno dopo il grande ribaltone. Tranne il fatto che il candidato è stato eletto. E' il sindaco.
Nemmeno un mercatino dove possano vendere?
«Macchè mercatino. Vendono delle zucchine lunghe così... Vede, l'ho già raccontato, a Paperino, durante la campagna elettorale, ho incontrato un padre di famiglia, un ambulante, che ha il figlio malato di leucemia da un anno e mezzo. Ha chiesto al Comune di lasciare la piazzola per tre mesi, per curare il ragazzo. Gli è stato risposto che se andava via la piazzola sarebbe stata data a qualcun altro. Chi chiede non ottiene e invece gli abusivi sono liberi di fare ciò che vogliono. Questo deve finire».
Domanda banale: che ha pensato quando si è reso conto di aver vinto?
«Durante la campagna elettorale la percezione del distacco tra l'amministrazione comunale e la gente, è stata netta. Anche sulle piccole cose: un senso di marcia da invertire che invece non cambia mai. Ho sentito la grande voglia di cambiamento, per questo sono sempre stato sereno e fiducioso».
Lascerà le aziende?
«Il processo di riorganizzazione è già fatto. E ringrazio le persone che con me hanno collaborato, anche assumendosi più responsabilità nel gruppo, perchè devo a loro la mia possibilità di intraprendere questa strada. In azienda manterrò solo una carica onorifica e non operativa».
La squadra l'ha in mente?
«Certo che l'ho in mente. Ma occorre una presa di coscienza seria su quella che, prima di tutto, è la sitauzione del bilancio per poter capire cosa fare e in che misura, per esempio, per le famiglie in difficoltà».
Ha già in mente anche le deleghe?
«Anche qui occorre una riflessione e una verifica su ciò che troveremo. Il turismo però credo che sia il settore in grando di affiancare l'impresa tessile. Assieme alla Provincia che ha la competenza maggiore, se troveremo punti di coincidenza, credo potremo fare grandi cose. Punto sullo sport, campo nel quale Prato è molto in ritardo. Ho già dato incarico per fare un progetto di massima degli impianti che occorrono in una città di 180mila abitanti. Poi la cultura per la quale userò le ottime idee venute fuori nella serata al Politeama. Infine la salute, settore molto delicato, con il nuovo ospedale che sta nascendo e con i rapporti da tenere rispetto alla Regione e alla Società delle salute. Infine voglio creare un assessorato per tenere i rapporti con l'Europa. Negli ultimi anni sono stati persi tre milioni e mezzo di finanziamenti e anche questo non deve più accadere».
Sugli immigrati?
«E' necessario avviare il tavolo delle etnie con rappresentanti nominati dalle comunità straniere maggiori e con un responsabile, non per forza un assessore, delegato dal sindaco a tenere i rapporti».
Il presidente della Provincia, come prima cosa ha offerto la propria collaborazione. L'accetterà?
«Non ho visto grande collaborazione nemmeno prima tra gli enti. Ma nei settori dove sarà possibile, collaboreremo. Anche perchè non credo alla città spaccata a metà. Forse nei numeri, ma non nei problemi: immigrazione, lavoro, sicurezza, sono di tutti. Il mio compito sarà proprio di ottenere la fiducia di quella parte di città che ha votato Carlesi».
Nemmeno un mercatino dove possano vendere?
«Macchè mercatino. Vendono delle zucchine lunghe così... Vede, l'ho già raccontato, a Paperino, durante la campagna elettorale, ho incontrato un padre di famiglia, un ambulante, che ha il figlio malato di leucemia da un anno e mezzo. Ha chiesto al Comune di lasciare la piazzola per tre mesi, per curare il ragazzo. Gli è stato risposto che se andava via la piazzola sarebbe stata data a qualcun altro. Chi chiede non ottiene e invece gli abusivi sono liberi di fare ciò che vogliono. Questo deve finire».
Domanda banale: che ha pensato quando si è reso conto di aver vinto?
«Durante la campagna elettorale la percezione del distacco tra l'amministrazione comunale e la gente, è stata netta. Anche sulle piccole cose: un senso di marcia da invertire che invece non cambia mai. Ho sentito la grande voglia di cambiamento, per questo sono sempre stato sereno e fiducioso».
Lascerà le aziende?
«Il processo di riorganizzazione è già fatto. E ringrazio le persone che con me hanno collaborato, anche assumendosi più responsabilità nel gruppo, perchè devo a loro la mia possibilità di intraprendere questa strada. In azienda manterrò solo una carica onorifica e non operativa».
La squadra l'ha in mente?
«Certo che l'ho in mente. Ma occorre una presa di coscienza seria su quella che, prima di tutto, è la sitauzione del bilancio per poter capire cosa fare e in che misura, per esempio, per le famiglie in difficoltà».
Ha già in mente anche le deleghe?
«Anche qui occorre una riflessione e una verifica su ciò che troveremo. Il turismo però credo che sia il settore in grando di affiancare l'impresa tessile. Assieme alla Provincia che ha la competenza maggiore, se troveremo punti di coincidenza, credo potremo fare grandi cose. Punto sullo sport, campo nel quale Prato è molto in ritardo. Ho già dato incarico per fare un progetto di massima degli impianti che occorrono in una città di 180mila abitanti. Poi la cultura per la quale userò le ottime idee venute fuori nella serata al Politeama. Infine la salute, settore molto delicato, con il nuovo ospedale che sta nascendo e con i rapporti da tenere rispetto alla Regione e alla Società delle salute. Infine voglio creare un assessorato per tenere i rapporti con l'Europa. Negli ultimi anni sono stati persi tre milioni e mezzo di finanziamenti e anche questo non deve più accadere».
Sugli immigrati?
«E' necessario avviare il tavolo delle etnie con rappresentanti nominati dalle comunità straniere maggiori e con un responsabile, non per forza un assessore, delegato dal sindaco a tenere i rapporti».
Il presidente della Provincia, come prima cosa ha offerto la propria collaborazione. L'accetterà?
«Non ho visto grande collaborazione nemmeno prima tra gli enti. Ma nei settori dove sarà possibile, collaboreremo. Anche perchè non credo alla città spaccata a metà. Forse nei numeri, ma non nei problemi: immigrazione, lavoro, sicurezza, sono di tutti. Il mio compito sarà proprio di ottenere la fiducia di quella parte di città che ha votato Carlesi».
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