Sicurezza
Dopo 63 anni Prato non è più rossa
Con la vittoria di Roberto Cenni, patron della Sasch, Prato passa al centrodestra dopo 63 anni. Il Pd perde la seconda città toscana, la città del presidente Claudio Martini e di Antonello Giacomelli, capo della segreteria di Dario Franceschini. Fondamentali le sezioni del centro e della Chinatown
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PRATO. Sessantatre anni. Da tanto durava incontrastato il dominio della sinistra a Prato, una città atipica, dove l’imprenditoria diffusa è sempre andata a braccetto con la falce e il martello. Proprio un imprenditore è stato il carnefice del centrosinistra che è caduto sotto i colpi della questione cinese, della crisi economica, degli errori di un partito pasticcione, della voglia di voltare pagina. Prato è caduta e il botto è di quelli che si fanno sentire.
Il Pd perde infatti la seconda città toscana, perde la città del presidente Claudio Martini e di Antonello Giacomelli, capo della segreteria di Dario Franceschini. Perde la città delle case del popolo raccontate da Roberto Benigni, la città dei mille telai descritti da Francesco Nuti.
Faceva effetto, ieri pomeriggio, sentire esplodere al Cristall, quartier generale dei sostenitori del nuovo sindaco Roberto Cenni, i cori da stadio che intonavano «Chi non salta comunista è», sentire il boato che ha accolto, accompagnato dal saluto romano di un isolato e improvvido sostenitore, l’arrivo dei dati della 103ª sezione scrutinata che ha segnato il punto di svolta nella lunga rincorsa del candidato di centrodestra sul rivale Massimo Carlesi. Nel lungo pomeriggio dello spoglio, il candidato del Pd era partito forte, illuso dai risultati delle prime decine di sezioni, grazie alle quali aveva conquistato un bel margine di vantaggio. Ma poi sono cominciati ad arrivare i risultati delle sezioni del centro - dentro le mura Cenni ha fatto en plein - della fascia collinare, del Macrolotto e, soprattutto, della China town, dove per il centrosinistra suona a morto.
A tradire Massimo Carlesi forse il peso di 63 anni di governo di sinistra che qualcuno si è voluto scrollare di dosso, come se bastasse questo a risolvere tutti i problemi di Prato, del tessile che non va, delle fabbriche che chiudono, della cassa integrazione, della mobilità e soprattutto di quei tanti, troppi cinesi con cui era più facile convivere quando gli affari giravano per tutti.
Perfino a San Paolo, a Galciana, a Maliseti, nel cuore della Prato rossa, c’è stato poco entusiasmo e Roberto Cenni è riuscito a contenere le perdite al minimo; fin dall’arrivo dei primi dati è stato chiaro che l’astensionismo aveva colpito soprattutto il popolo di centrosinistra, mentre l’elettorato di centrodestra aveva risposto all’appello, galvanizzato forse dalla prospettiva storica di «mandare a casa i comunisti». Alla fine della giornata, tra i musi lunghi degli sconfitti e l’euforia dei nuovi vincitori, rimane un bilancio fatto di numeri pesanti. Cinque anni fa, Marco Romagnoli, il sindaco uscente fatto accomodare alla porta dal suo stesso partito dopo un solo mandato, raccolse poco meno di 55mila voti, chiudendo la partita al primo turno, con oltre il 53% dei suffragi. Ieri, Carlesi ha raccolto circa 41mila voti, il che vuol dire che 12mila elettori gli hanno voltato le spalle, mentre Cenni ne ha conquistati 10mila in più rispetto alla coalizione di centrodestra sconfitta nel 2004. Il patron della Sasch certamente ha fatto la differenza, coinvolgendo molti imprenditori e tanti padroncini, sballotati dai marosi della competizione globale e attratti dall’idea di mettere al volante «uno di loro».
Alle spalle del candidato imprenditore, però, un terzetto che gli ha dato sostanza politica e strategia elettorale: Riccardo Mazzoni, fedelissimo di Denis Verdini, Filippo Bernocchi, proconsole di Altero Matteoli, e Alberto Magnolfi ex vicesindaco socialista della fu città rossa.
Il Pd perde infatti la seconda città toscana, perde la città del presidente Claudio Martini e di Antonello Giacomelli, capo della segreteria di Dario Franceschini. Perde la città delle case del popolo raccontate da Roberto Benigni, la città dei mille telai descritti da Francesco Nuti.
Faceva effetto, ieri pomeriggio, sentire esplodere al Cristall, quartier generale dei sostenitori del nuovo sindaco Roberto Cenni, i cori da stadio che intonavano «Chi non salta comunista è», sentire il boato che ha accolto, accompagnato dal saluto romano di un isolato e improvvido sostenitore, l’arrivo dei dati della 103ª sezione scrutinata che ha segnato il punto di svolta nella lunga rincorsa del candidato di centrodestra sul rivale Massimo Carlesi. Nel lungo pomeriggio dello spoglio, il candidato del Pd era partito forte, illuso dai risultati delle prime decine di sezioni, grazie alle quali aveva conquistato un bel margine di vantaggio. Ma poi sono cominciati ad arrivare i risultati delle sezioni del centro - dentro le mura Cenni ha fatto en plein - della fascia collinare, del Macrolotto e, soprattutto, della China town, dove per il centrosinistra suona a morto.
A tradire Massimo Carlesi forse il peso di 63 anni di governo di sinistra che qualcuno si è voluto scrollare di dosso, come se bastasse questo a risolvere tutti i problemi di Prato, del tessile che non va, delle fabbriche che chiudono, della cassa integrazione, della mobilità e soprattutto di quei tanti, troppi cinesi con cui era più facile convivere quando gli affari giravano per tutti.
Perfino a San Paolo, a Galciana, a Maliseti, nel cuore della Prato rossa, c’è stato poco entusiasmo e Roberto Cenni è riuscito a contenere le perdite al minimo; fin dall’arrivo dei primi dati è stato chiaro che l’astensionismo aveva colpito soprattutto il popolo di centrosinistra, mentre l’elettorato di centrodestra aveva risposto all’appello, galvanizzato forse dalla prospettiva storica di «mandare a casa i comunisti». Alla fine della giornata, tra i musi lunghi degli sconfitti e l’euforia dei nuovi vincitori, rimane un bilancio fatto di numeri pesanti. Cinque anni fa, Marco Romagnoli, il sindaco uscente fatto accomodare alla porta dal suo stesso partito dopo un solo mandato, raccolse poco meno di 55mila voti, chiudendo la partita al primo turno, con oltre il 53% dei suffragi. Ieri, Carlesi ha raccolto circa 41mila voti, il che vuol dire che 12mila elettori gli hanno voltato le spalle, mentre Cenni ne ha conquistati 10mila in più rispetto alla coalizione di centrodestra sconfitta nel 2004. Il patron della Sasch certamente ha fatto la differenza, coinvolgendo molti imprenditori e tanti padroncini, sballotati dai marosi della competizione globale e attratti dall’idea di mettere al volante «uno di loro».
Alle spalle del candidato imprenditore, però, un terzetto che gli ha dato sostanza politica e strategia elettorale: Riccardo Mazzoni, fedelissimo di Denis Verdini, Filippo Bernocchi, proconsole di Altero Matteoli, e Alberto Magnolfi ex vicesindaco socialista della fu città rossa.
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