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Interessi più alti per le ditte

Maria Lardara
Impiegati a lavoro in una banca
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Impiegati a lavoro in una banca

In questi giorni il postino ne sta recapitando tante, tantissime. Roba da far saltare i nervi all'artigiano che si preoccupa di far quadrare i conti. E che sperava semmai in un allentamento della morsa del credito. Lettere in cui si comunica che saranno rimodulate alcune condizioni del contratto stipulato con le banche.

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PRATO. In questi giorni il postino ne sta recapitando tante, tantissime. Roba da far saltare i nervi all'artigiano che si preoccupa di far quadrare i conti. E che sperava semmai in un allentamento della morsa del credito. Lettere in cui si comunica che saranno rimodulate alcune condizioni del contratto stipulato con le banche.

«Gentile cliente, negli ultimi mesi la congiuntura particolarmente sfavorevole e l'aggravarsi della crisi economica hanno determinato un deterioramento della qualità del credito, che si è tradotto in una corrispondente crescita dei costi»: suona più o meno così l'incipit di una lettera a firma di Cariprato (ne stanno giungendo anche da parte di Bcc e Monte dei Paschi) e spedita a un'impresa terzista.

Un lungo preambolo prima di arrivare alla "fregatura" per le aziende: poiché «diviene indispensabile allineare le condizioni praticate, in particolare i tassi debitori, al mutato scenario», come si legge tra le righe, dal 13 luglio scatterebbe l'aumento dei tassi debitori sugli scoperti di conto. Ovvero, l'1% in più sugli utilizzi di cassa entro e fuori fido e un +0,50% sugli impieghi per anticipi di portafoglio.

Tempi duri si preannunciano così per i correntisti: abolite le commissioni di massimo scoperto, l'ultima insidia per le imprese pratesi ha il sapore di un nuovo balzello mascherato col nome di "scoperto di conto".
Ma il mondo produttivo pratese non ci sta. E torna a far sentire la sua voce, incalzante e polemica, contro questo atteggiamento delle banche. A cominciare dal presidente di Confartigianato Prato, un allarmato Luca Giusti che parla di «condizioni
inaccettabili». «In questo momento di grave crisi - denuncia Giusti - molte imprese hanno problemi di liquidità e vedersi aumentare i costi bancari sui conti in rosso non fa che inasprire gli animi».

Chiaramente le tariffe cambiano a seconda dell'istituto di credito, pertanto diventa complicato quantificare il contraccolpo per le aziende, in base ai nuovi oneri applicati sugli sconfinamenti. Ci prova Anselmo Potenza, presidente della Cna pratese, simulando il caso di una piccola ditta di installazioni elettriche. «Peggiore sarà il rating di un'impresa, più alto sarà il balzello che essa dovrà scontare. In pratica se il rating è buono, l'azienda in questione può cavarsela con 1.500 euro l'anno per queste spese di commissione aggiuntive. Viceversa, in presenza di un cattivo rating, la stessa cifra andrebbe moltiplicata per due o tre volte».

Il problema, secondo il presidente di Cna, è che le aziende in buona salute si contano ormai sulla punta delle dita. Ed è soprattutto il tessile a soffrire, com'è facilmente prevedibile. Nei giorni scorsi, si era levato il grido d'allarme della vicepresidente dell'Unione industriale Raffaella Pinori rispetto a questa situazione che penalizza anche le aziende di grosse dimensioni. La prossima settimana l'Unione cercherà di far luce sull'entità del "danno" che si viene a produrre per le imprese con una proiezione più precisa dei numeri settore per settore.

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