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Cala di un quarto l'export del tessile
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Riccardo MariniNuovi dati drammatici dall'analisi dell'ufficio studi dell'Unione industriale pratese per il distretto tessile pratese. Nel primo trimestre del 2009 si è registrato una diminuzione dell'export del 24,9%. Un quarto in meno rispetto allo stesso periodo del 2008.
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PRATO. Nuovi dati drammatici dall'analisi dell'ufficio studi dell'Unione industriale pratese per il distretto tessile pratese. Nel primo trimestre del 2009 si è registrato una diminuzione dell'export del 24,9%. Un quarto in meno rispetto allo stesso periodo del 2008.
Particolarmente negativo il dato dei tessuti, che arrivano a -28%. In controtendenza, e non è una novità, la confezione con +10,9% (ma la maglieria è a -10,8%). Anche le importazioni tessili sono pesantemente negative, segnando a livello di distretto un -16,4% cui contribuisce in maniera determinante il -29,1% dei filati. Le altre aree tessili italiane hanno andamenti perfino peggiori: -27% Biella, -30% Como, -35,9% Milano. «La situazione è estremamente preoccupante», commenta Riccardo Marini, presidente dell'Unione industriale Pratese. «Il contesto nazionale e internazionale non ci aiuta: i mercati sono fermi. E' fondamentale che almeno a livello locale venga fatto tutto il possibile per contenere i danni, facendo quadrato intorno alle imprese. Le amministrazioni possono svolgere un ruolo importante: per questo è da augurarsi che dalle urne dei ballottaggi escano maggioranze nette e che la minoranza nel massimo spirito costruttivo, senza sterili rivendicazioni». «Le ultime cose di cui abbiamo bisogno - aggiunge Marini - sono le contrapposizioni e l'indifferenza. Votare e poi accettare gli esiti delle urne senza lasciarsi andare a logiche di conflitto che non possiamo permetterci. Un autunno difficilissimo attende le imprese di Prato».
Particolarmente negativo il dato dei tessuti, che arrivano a -28%. In controtendenza, e non è una novità, la confezione con +10,9% (ma la maglieria è a -10,8%). Anche le importazioni tessili sono pesantemente negative, segnando a livello di distretto un -16,4% cui contribuisce in maniera determinante il -29,1% dei filati. Le altre aree tessili italiane hanno andamenti perfino peggiori: -27% Biella, -30% Como, -35,9% Milano. «La situazione è estremamente preoccupante», commenta Riccardo Marini, presidente dell'Unione industriale Pratese. «Il contesto nazionale e internazionale non ci aiuta: i mercati sono fermi. E' fondamentale che almeno a livello locale venga fatto tutto il possibile per contenere i danni, facendo quadrato intorno alle imprese. Le amministrazioni possono svolgere un ruolo importante: per questo è da augurarsi che dalle urne dei ballottaggi escano maggioranze nette e che la minoranza nel massimo spirito costruttivo, senza sterili rivendicazioni». «Le ultime cose di cui abbiamo bisogno - aggiunge Marini - sono le contrapposizioni e l'indifferenza. Votare e poi accettare gli esiti delle urne senza lasciarsi andare a logiche di conflitto che non possiamo permetterci. Un autunno difficilissimo attende le imprese di Prato».
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