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Torna in carcere l'ultimo boss

Paolo Nencioni
Uno degli otto arrestati esce dalla Questura ieri mattina
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Uno degli otto arrestati esce dalla Questura ieri mattina

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 PRATO. La carriera di Giacomo Terracciano, dopo una serie di alti e bassi, potrebbe essere al capolinea. Una carriera criminale, secondo la Direzione distrettuale antimafia, che ieri mattina ha spedito la squadra mobile della polizia ad arrestarlo nella sua casa di via Podgora, a Narnali, mentre la guardia di finanza gli sequestrava case, conti correnti, assegni, cambiali, perfino la metà di una clinica privata a Pollena Trocchia (Napoli).
 Da lì Terracciano ha mosso i primi passi della sua ascesa a uomo di rispetto. La Dda e gli investigatori che da anni lo tengono d'occhio sono convinti che Terracciano, difeso da Manuele Ciappi e già condannato nell'85 per esser stato affiliato alla Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo, sia semplicemente il volto della camorra a Prato.
 Ora lo accusano un po' di tutto: associazione a delinquere di stampo mafioso, usura, scommesse clandestine. E ancora, di aver voluto prendere il controllo dei locali notturni da Campi Bisenzio fino alla Versilia, facendo prostituire le signorine dell'Est. Di averlo fatto con metodi mafiosi (gli incendi dei locali dei concorrenti), servendosi del fratello Carlo, dei figli Francesco e Antonio, di un esercito di prestanome e di una corte di gente dalla mano pesante. C'è anche l'avvocato Salvatore La Bella nell'elenco delle 18 persone indagate per associazione a delinquere di stampo mafioso: secondo la Dda era una sorta di consigliori che avrebbe fornito a Terracciano consulenze giuridiche e operative. Paolo Posillico, il gestore della nota catena di pizzerie Donchisciotte, è indagato con l'accusa di far parte del gruppo e di aver picchiato per conto di Terracciano un debitore di quest'ultimo, in ritardo coi pagamenti.
 Ma più degli arresti (oltre a Terracciano, al fratello, ai figli, sono finiti in carcere Alberto Paolo Mancin, 51 anni, presidente del Prato Nord, Francesco Lo Ioco di Montemurlo, Jonah Ghiselli di Viareggio e Giovanni Calvo di Mignanego, Genova) in questa storia contano i sequestri di case (per un valore di circa 20 milioni di euro), denaro e titoli. La guardia di finanza ha applicato la legge 356 del 1992, che dispone la confisca di beni di cui l'indagato non possa giustificare la provenienza o di valore sproporzionato al reddito. Insomma, gli inquirenti hanno messo le mani sul "malloppo", e questo per qualcuno fa più male della galera. A Prato sono stati sequestrati immobili in via Fratelli Cervi, in via Mozza per le risaie, in via Podgora, a Montemurlo in via Caporetto.
 Il clan Terracciano è stato aggredito su tre lati, due conosciuti e uno inedito. Fin dalla primavera del 2007 si era saputo che Terracciano (ora recluso nel centro clinico del carcere di Pisa) era coinvolto nella guerra dei locali notturni, sfociata in alcuni incendi dolosi, su cui indagavano le squadre mobili di Firenze e Prato. Nell'ottobre dello stesso anno il boss fu arrestato su ordine della Procura di Lucca nell'operazione Dirty horse sul favoreggiamento della prostituzione e le corse di cavalli truccate. Nel frattempo, questo il lato inedito, la Procura di Prato e la guardia di finanza avevano raccolto la denuncia di un imprenditore romagnolo che aveva ricevuto da Giacomo Terracciano, tramite l'imprenditore Alberto Mancin, quattro prestiti per complessivi 260.000 euro a tassi variabili tra il 62% e il 435%. L'imprenditore sarebbe stato costretto a vendere sottocosto a Mancin alcune partite di capi d'abbigliamento per ottenere nuova liquidità. Il commerciante romagnolo è stato forse l'unico a denunciare la presunta usura, mentre tutti gli altri sono stati zitti, secondo gli inquirenti perché intimiditi.
 Gli stessi inquirenti descrivono Terracciano come un uomo di rispetto, che non si sporca le mani e interviene solo quando è strettamente necessario. Il suo amico Francesco Lo Ioco, già gestore dell'agenzia Stanleybet di via Zarini, in certi casi lo chiama "padrino", in altri "mastro". Spesso, dicono, non ha bisogno di minacciare, basta la parola Terracciano per aprire tutte le porte. Ha una sua scuderia di cavalli, ha la disponibilità di una barca, ha viaggiato in Ferrari e frequenta spesso i locali notturni, ma non gli si conosce un'occupazione ufficiale. Per questo, prima ancora che del carcere, dovrà preoccuparsi degli accertamenti fiscali della guardia di finanza.

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