La manifestazione
Licenziamenti da Albini&Pitigliani
Si esternalizzano due servizi e se ne sopprime un terzo. A casa in 14
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PRATO. E’ stata considerata per decine di anni un monolite nel panorama industriale pratese. Mai si era sentito parlare di licenziamenti nell’azienda di trasporto e logistica “Albini&Pitigliani”. Ora l’esigenza di ridurre i costi e razionalizzare i reparti ha toccato anche questa azienda. Ieri il sindacato ha annunciato ufficialmente ai dipendenti che saranno licenziate 14 persone. Un numero esiguo rispetto al totale ma comunque una ferita aperta per Prato anche perché il settore non prevede, a differenza del tessile, l’utilizzo di cassa integrazione e mobilità. Chi se ne andrà potrà contare solo sull’indennità straordinaria di disoccupazione. I licenziamenti comunicati con una lettera arrivata al sindacato l’azienda ha annunciato l’intenzione di esternalizzare il Servizio di rimessa documenti e il Centro di elaborazione dati e quella di sopprimere l’ufficio posta. Servizi considerati dall’azienda evidentemente superati e quindi non più necessari di una gestione in proprio. La notizia è caduta sulla testa dei lavoratori come un fulmine a ciel sereno anche perché, da sempre, il licenziamento era una pratica estranea alla loro azienda.
«C’è stata l’assemblea con i lavoratori - riferisce Roberto Cassigoli della Filt Cgil - ed è evidente che i dipendenti hanno espresso il loro rammarico perché l’azienda ha inviato la lettera con cui avvia la procedura per i licenziamenti senza cercare prima una soluzione condivisa». Albini&Pitigliani è, per il sindacato, un segnale forte. «A Prato si rompe una tradizione - aggiunge il sindacalista - che vedeva l’azienda di trasporti al di fuori di ogni dinamica di questo tipo. Significa quindi che stiamo assistendo al passaggio della crisi dal tessile ad altri settori. E purtroppo ritengo che Albini&Pitigliani sia solo l’inizio». Se per Albini&Pitigliani non si è difronte a una crisi insormontabile ma a un’esigenza di ritocchi nella gestione interna è anche vero che l’impatto di questa scelta sarà forte. «Intanto - rimarca Cassigoli - il settore non può contare sugli ammortizzatori di cui usufruiscono i lavoratori del tessile abbigliamento e poi perché nel caso in cui non si riuscisse ad arrivare a una concertazione con l’azienda non escludiamo di poter andare verso degli scioperi». La prossima settimana è fissato il primo incontro tra sindacati e azienda
«C’è stata l’assemblea con i lavoratori - riferisce Roberto Cassigoli della Filt Cgil - ed è evidente che i dipendenti hanno espresso il loro rammarico perché l’azienda ha inviato la lettera con cui avvia la procedura per i licenziamenti senza cercare prima una soluzione condivisa». Albini&Pitigliani è, per il sindacato, un segnale forte. «A Prato si rompe una tradizione - aggiunge il sindacalista - che vedeva l’azienda di trasporti al di fuori di ogni dinamica di questo tipo. Significa quindi che stiamo assistendo al passaggio della crisi dal tessile ad altri settori. E purtroppo ritengo che Albini&Pitigliani sia solo l’inizio». Se per Albini&Pitigliani non si è difronte a una crisi insormontabile ma a un’esigenza di ritocchi nella gestione interna è anche vero che l’impatto di questa scelta sarà forte. «Intanto - rimarca Cassigoli - il settore non può contare sugli ammortizzatori di cui usufruiscono i lavoratori del tessile abbigliamento e poi perché nel caso in cui non si riuscisse ad arrivare a una concertazione con l’azienda non escludiamo di poter andare verso degli scioperi». La prossima settimana è fissato il primo incontro tra sindacati e azienda
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