Il Tirreno

Prato

«Soli e senza soldi, altro che superpoteri»

Carlo Bartoli
Il sindaco Marco Romagnoli <br>(Foto dal sito del Comune di Prato)
◗
Il sindaco Marco Romagnoli
(Foto dal sito del Comune di Prato)

Marco Romagnoli, sindaco di Prato, accusa il governo: fa i decreti e poi taglia

4 MINUTI DI LETTURA





«Un provvedimento più di immagine che di sostanza, anche perché non è chiaro quali saranno i nuovi poteri, mentre è chiarissima l’entità dei tagli alle forze dell’ordine che scatteranno con la Finanziaria». Marco Romagnoli, primo cittadino di Prato, è un sindaco che in passato ha dimostrato «creatività» nella difesa del decoro urbano, come quando ha firmato l’ordinanza per vietare di sputare in terra, vecchio vezzo di tanti cinesi.

Ma le nuove norme sui sindaci-sceriffi a cui viene attribuito il potere di emettere ordinanze a tutela «dell’incolumità pubblica» e «dell’integrità fisica della popolazione» non lo convincono. Anche perché senza soldi è difficile combattere alcol, droga, commercio abusivo, prostituzione, accattonaggio, occupazione abusiva di case, vandali.

Perché tanto scetticismo, dopo aver reclamato a lungo maggiori poteri?
«Questo è un provvedimento più di immagine che di sostanza, anche perché pesano incertezze interpretative. E’ difficile capire quali siano i “gravi pericoli che minacciano la pubblica incolumità”. Si tratta di fenomeni gravi che non possono essere invocati per un banale accattonaggio o per allontanare i lavavetri. E’ arduo sostenere che la prostituzione minacci l’integrità fisica della popolazione. Già nel precedente decreto si parlava di “provvedimenti contingibili e urgenti per assicurare la sicurezza urbana”, pur sapendo che resta in vigore il testo unico di pubblica sicurezza che con chiarezza affida le competenze dell’ordine e della sicurezza al prefetto e al questore e il testo unico sugli enti locali che affida altre competenze ai sindaci che hanno a disposizione i vigili con compiti diversi da polizia e carabinieri. Queste indicazioni sono tutte da interpretare e aspettiamo una circolare del ministero dell’Interno».

Ma chiariti i dubbi si potrà fare qualcosa?
«Quello che è terribilmente chiaro è che a fronte di queste ipotetiche maggiori possibilità di intervento, la Finanziaria taglia 3 miliardi di euro alle forze dell’ordine di fatto bloccando il turn over, tanto che, secondo i sindacati, in tre anni si perderanno 40mila uomini; poi mancano i soldi per gli straordinari e per la benzina delle pattuglie. Anche le nostre possibilità di intervento sono minime, visti i tagli alle risorse dei Comuni. A Prato mancheranno circa 12 milioni di euro, mettendoci nell’impossibilità di mantenere gli organici».

Però i prefetti saranno obbligati ad ascoltarvi.
«Sarò sincero, l’idea di dare al sindaco l’ultima parola all’interno dei Comitati per l’ordine pubblico e la sicurezza anche di fronte a un esplicito dissenso da parte del prefetto è un’eventualità più teorica che reale, visto che è il prefetto che coordina l’azione delle forze dell’ordine. Eventuali provvedimenti assunti dal sindaco contro il parere del prefetto a carico di determinate categorie di cittadini potrebbero far scattare immediatamente dei ricorsi che avrebbero ottime possibilità di risultare vincenti in giudizio».

Si rischia un conflitto di competenze?
«Il rischio è molto concreto; o c’è, come ad esempio a Prato, una grande sintonia tra istituzioni locali e forze dell’ordine che ci permette di definire di comune accordo le cose da fare, oppure si va a uno scontro tra poteri e istituzioni».

Però dovrete essere creativi...
«Sono francamente perplesso di fronte alle dichiarazioni del ministro che si affida alla nostra creatività. In questo campo c’è poco da scherzare: occorre assicurare ai cittadini le dovute garanzie».

Comunque lei è responsabile dell’incolumità pubblica dei pratesi. Cosa pensa di fare?
«Guardi, c’è un disegno molto ampio per scaricare sugli enti locali e in particolare sui sindaci tutti i problemi di questo Paese, dall’immigrazione, alla finanza pubblica, al welfare, alla sicurezza; tutto ciò, però, senza fornire nuove risorse per far fronte a queste emergenze. In questo modo il governo potrà dire di aver fatto cose eccezionali con l’impiego dell’esercito e l’affidamento di maggiori poteri ai sindaci. E così saremo noi a dover rispondere ai cittadini».

Cosa avrebbe voluto dal governo?
«Noi abbiamo un problema di illegalità economica diffusa rispetto al quale non abbiamo avuto gli strumenti che ci servivano. Avevamo chiesto di poter confiscare i macchinari e gli ambienti nei quali operano i laboratori clandestini e, invece, al massimo potremo continuare a effettuare dei brevi sequestri. Continueremo a trovare clandestini trattati come schiavi, ambienti privi di garanzie di sicurezza, evasione fiscale totale e potremo solo fermare la giostra per breve tempo».

Quali provvedimenti con le nuove norme?
«Stavamo già pensando con il questore a un’iniziativa sulla prostituzione elevando multe per intralcio al traffico e altre misure “creative”. C’è poi il problema delle risse tra neri, ma anche per combattere questo fenomeno non c’è bisogno di nuovi poteri. Abbiamo limitato l’orario di alcuni esercizi e intensificato la presenza di pattuglie. Insomma, continueremo a fare quello che stavamo facendo».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa