Gioco
Video-verità: tutto al nero, mai una fattura
Pasquale Petrella
E la tv francese riprende l’ultimo blitz della polizia contro i clandestini
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Il blitz è avvenuto davanti alle telecamere di «France 24», un canale televisivo francese autorizzato dal ministero dell’Interno. Oggetto dell’interesse dei Transalpini l’operazione delle forze dell’ordine in un controllo diretto a contrastare il fenomeno dello sfruttamento della manodopera clandestina nelle ditte cinesi.
E la troupe francese non ha avuto difficoltà a registrare il suo scoop: due le ditte di confezioni controllate, diciassette i cinesi identificati e di questi, ben quindici sono risultati clandestini; un imprenditore orientale, Li Zou di 46 anni, arrestato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento di manodopera a nero, ed altri tre arrestati perché irregolari e già intimati negli anni scorsi a lasciare l’Italia rispettivamente dai prefetti di Verbania, Brescia e Mantova. E’ un distretto parallelo drammatico quello dei cinesi a Prato. Lavoro, business e tanta illegalità. Lo ha dimostrato anche un reportage che proprio ieri è stato messo in rete sul sito del «Sole 24 Ore»: due giornalisti si sono finti commercianti ed hanno contattato varie aziende orientali comprando decine di capi di abbigliamento e di pelletteria tutto in contanti, tutto senza ricevuta nè fattura. Tutto vero, tutto illegale.
Il capannone controllato l’altra notte da polizia, vigili urbani, personale dell’Inps e dell’Asl oltre ai vigili del fuoco, è stato trovato in precarie condizioni igieniche. Al suo interno soppalchi costruiti abusivamente e, con una serie di pannellature in cartongesso per realizzare precari posti letto. Lì gli irregolari lavorano dodici ore al giorno, e a volte anche di più, per uno stipendio che non supera i sei o settecento euro. Lì dormono e lì mangiano. I vigili del fuoco hanno sequestrato 15 bombole di gas allacciate alle cucine senza il benché minimo criterio di sicurezza.
Li Zou è stato processato per direttissima: un anno e due mesi di reclusione più cinquemila euro di multa. E’ già tornato in libertà, ha beneficiato della sospensione condizionale della pena perchè incensurato e con regolare permesso di soggiorno. Ma non potrà tornare a lavorare in quel capannone dove probabilmente ha già costruito la sua fortuna. La polizia municipale ha posto sotto sequestro sia l’immobile che i macchinari. Le telecamere si spengono, il distretto parallelo continua nelle centinia di altri capannoni.
E la troupe francese non ha avuto difficoltà a registrare il suo scoop: due le ditte di confezioni controllate, diciassette i cinesi identificati e di questi, ben quindici sono risultati clandestini; un imprenditore orientale, Li Zou di 46 anni, arrestato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento di manodopera a nero, ed altri tre arrestati perché irregolari e già intimati negli anni scorsi a lasciare l’Italia rispettivamente dai prefetti di Verbania, Brescia e Mantova. E’ un distretto parallelo drammatico quello dei cinesi a Prato. Lavoro, business e tanta illegalità. Lo ha dimostrato anche un reportage che proprio ieri è stato messo in rete sul sito del «Sole 24 Ore»: due giornalisti si sono finti commercianti ed hanno contattato varie aziende orientali comprando decine di capi di abbigliamento e di pelletteria tutto in contanti, tutto senza ricevuta nè fattura. Tutto vero, tutto illegale.
Il capannone controllato l’altra notte da polizia, vigili urbani, personale dell’Inps e dell’Asl oltre ai vigili del fuoco, è stato trovato in precarie condizioni igieniche. Al suo interno soppalchi costruiti abusivamente e, con una serie di pannellature in cartongesso per realizzare precari posti letto. Lì gli irregolari lavorano dodici ore al giorno, e a volte anche di più, per uno stipendio che non supera i sei o settecento euro. Lì dormono e lì mangiano. I vigili del fuoco hanno sequestrato 15 bombole di gas allacciate alle cucine senza il benché minimo criterio di sicurezza.
Li Zou è stato processato per direttissima: un anno e due mesi di reclusione più cinquemila euro di multa. E’ già tornato in libertà, ha beneficiato della sospensione condizionale della pena perchè incensurato e con regolare permesso di soggiorno. Ma non potrà tornare a lavorare in quel capannone dove probabilmente ha già costruito la sua fortuna. La polizia municipale ha posto sotto sequestro sia l’immobile che i macchinari. Le telecamere si spengono, il distretto parallelo continua nelle centinia di altri capannoni.
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