Il Tirreno

Prato

Cassa integrazione all’Olimpias

Ilenia Reali
Cassa integrazione all’Olimpias

Dimezzata la produzione per quattro mesi nei due stabilimenti

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PRATO. Un nuovo segnale negativo arriva su un distretto tessile che ormai arranca da anni e che negli ultimi mesi sembra vivere una vera agonia. Gli stabilimenti di Olimpias dimezzeranno la loro capacità produttiva per quattro mesi. I circa 150 dipendenti delle filature a cardato di via Lazzaretto e di via dei Palli andranno in cassa integrazione ordinaria. E’ la prima volta, negli ultimi anni, che negli stabilimenti pratesi di Benetton non si riesce a gestire i picchi di produzione solo con lo strumento della flessibilità. La cassa integrazione ordinaria, come è stato riferito ieri durante due assemblee con i lavoratori, scatterà prima nello stabilimento di via del Lazzaretto. Qui si interromperà la produzione dal 9 giugno al 30 agosto: cig più tre settimane di ferie. In via dei Palli invece le macchine saranno spente il 4 agosto per venire riaccese il 25 ottobre e anche in questo stabilimento si giocherà sull’abbinamento di ferie e cassa integrazione ordinaria. Una decisione, quella di ricorrere all’ammortizzatore sociale, che non poteva più essere rimandata e che arriva nelle due filature pratesi dopo che nelle altre aziende del distretto che fanno lo stesso tipo di attività se ne fa ricorso ormai da tempo e per periodi ben più lunghi.

E nonostante l’offerta di produzione di questo tipo si sia via via ridotta con il diminuire delle filature che, negli ultimi due anni, sono diminuite notevolmente. La cassa integrazione ordinaria a zero ore riguarderà tutti i dipendenti e arriva in un periodo che certamente non si caratterizza, per tradizione, per un periodo di poco lavoro. Ed è anche per questo che l’annuncio del provvedimento è stato preso dai dipendenti dell’azienda con preoccupazione. Le nove settimane di cassa integrazione, che di per sé non sono certo una novità per le filature a cardato, diventano un nuovo simbolo della crisi. Se infatti Olimpias, che ha alle spalle un gigante come Benetton, non riesce a governare le difficoltà del settore tessile senza impatti sui propri lavoratori, significa che la situazione è ben peggiore per quelle aziende che invece dipendono da più - e meno grossi - committenti. La crisi sta insomma risalendo e va a colpire anche un grosso produttore, ritenuto per anni immune dall’altalena produttiva che caratterizza il distretto pratese degli ultimi anni. E non lo colpisce con uno schiaffetto ma lo costringe a spengere parte degli impianti per un terzo dell’anno. Un segnale quindi preoccupante anche per il futuro dal momento che per le filature a cardato, a Prato come nel resto dell’Italia, le difficoltà non sembrano passeggere.

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