Sicurezza
Colata di cemento sulla Chinatown che non dorme mai
Cristina Orsini
Oltre trecento appartamenti nasceranno tra via Filzi, via Puccini e via Curtatone E la "moschea" diventa l'ultimo dei problemi
4 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Via Curtatone, mezzogiorno: un brulicare di persone, di auto, di motorini. Il personale del ristorante Xiangmanluo fa la spola tra la cucine e il bar di fronte, anche questo cinese, per portare i piatti pronti. Lì usa così. La rosticceria - polli caramellati, strani pesci, ancor più strani vegetali in bella vista - è piena come un uovo e lo resterà. Perché fa orario no stop, 24 ore su 24. Lì usa così. E vale anche per la pasticceria cinese, per il piccolo supermarket cinese, per l’ingrosso cinese. A dieci metri di distanza, stesso lato strada, i ragazzi del liceo Livi si preparano all’uscita dando l’assalto ai motorini parcheggiati a maglie strettissime sotto l’edificio e di fronte la gru del cantiere è ancora in funzione mentre gli operai stanno ultimando le decine e decine di garage, pertinenze di quell’ottantina di nuovi appartamenti ricavati in un palazzone di sei piani. Presto saranno sul mercato. E’ tutto lì, caotico, disordinato, rumoroso, ma vivacissimo, in poche centinaia di metri quadrati: persone, attività, negozi, mezzi di trasporto. Flash di vita quotidiana a Chinatown in un giorno qualunque, in quel pezzo di città “al di là del muro” della Prato pratese che gli urbanisti chiamano città densa, che i comitati chiamano territorio in abbandono.
Ma sul quale la speculazione non si ferma e dove la “moschea”, o presunta tale, diventa davvero l’ultimo dei problemi. Cinque strade super affollate - via Marini, via Curtatone, via Filzi, via Pistoiese, via Puccini - racchiuse nel quadrilatero del dragone, distanti tra loro un tiro di schippo, collegate malamente da strade piccole, anni Trenta, non ampliabili se non buttando giù palazzi, a breve dovranno sopportare un carico di oltre trecento nuovi appartamenti quindi di almeno seicento nuovi residenti probabilmente muniti di altrettante auto. Anche per questo ha poco senso il polverone sul centro culturale islamico pakistano che nascerebbe, questo sì, in un’area disadatta, in un cortile interno stretto tra due ali di palazzi di cinque piani, al posto di una ex palestra oggi chiusa. La mappa dei nuovi, enormi, centri residenziali è presto tratteggiata. In via Curtatone, come detto, gli appartamenti stanno per essere terminati. Mancano solo i garage. Poi c’è via Filzi e infine gli sterminati edifici di via Puccini.
Partiamo da quelli quasi pronti: i quattro blocchi di quel budello che è via Puccini, casermoni alti sei piani, per un totale di 140 appartamenti, di proprietà della Cooperativa edificatrice Magellano, presieduta da Emilio Andreozzi (progettisti dell’insediamento, Massimo Giommaroni con studio assieme a Paolo Bandini, Filippo Fantappiè e Daniele Martini). Si affacciano da un lato, sui brutti - almeno per ora - giardinetti di via Colombo, dall’altro sulla stradina “made in China” nella quale, di fianco al ristorante etnico, c’è un deposito e lì dietro una specie di piccolo vivaio e poi capannoni industriali malridotti che se uno si ferma e sbircia dentro le poche finestre non chiuse dal cartone vede decine di operaie cinesi alle macchine da cucire e villette un po’ così coi bimbi cinesi che giocano nel giardinetto, ancora laboratori fino ad arrivare in fondo, dove il budello sfocia - unica strada d’ingresso e di uscita - in una via Pistoiese perennemente intasata. Il Comune proprio lì, nel budello, avrebbe anche individuato lo spazio per far nascere quel centro di ascolto, promesso da un anno, previsto dal Patto per Prato sicura, utilizzabile sia da stranieri sia da italiani.
Tanti auguri. Altra strada, altra residenza. E quanta. Questa volta siamo in via Filzi. Per ora è uno spazio grande ma vuoto, dove gira qualche ruspa che scava per mettere le fognature ma tra poco tempo, forse un anno, il terreno una volta di proprietà dell’imprenditore Edo Cafissi e del collezionista di arte Giuliano Gori, sul quale nasceva un fabbrica ora abbattuta, si trasformerà in un alveare di case, negozi, parcheggi. La Valore spa di Giovanni Valentini, oggi proprietaria del lotto, su progetto dell’ingegnere Lamberto Gestri, realizzerà cento appartamenti distribuiti su palazzi di sei piani. E forse sarà la definitiva paralisi del traffico della strada. Ma nel quadrilatero del dragone la comunità cinese, così presa a fare, vendere, portare, spostare, aprire, chiudere, nascondere, non sembra poi così preoccupata del cemento. E nemmeno la residua comunità pratese, i “gli ultimi giapponesi nella giungla”, che si inquietano, molto, ma a volte per fantasmi.
Ma sul quale la speculazione non si ferma e dove la “moschea”, o presunta tale, diventa davvero l’ultimo dei problemi. Cinque strade super affollate - via Marini, via Curtatone, via Filzi, via Pistoiese, via Puccini - racchiuse nel quadrilatero del dragone, distanti tra loro un tiro di schippo, collegate malamente da strade piccole, anni Trenta, non ampliabili se non buttando giù palazzi, a breve dovranno sopportare un carico di oltre trecento nuovi appartamenti quindi di almeno seicento nuovi residenti probabilmente muniti di altrettante auto. Anche per questo ha poco senso il polverone sul centro culturale islamico pakistano che nascerebbe, questo sì, in un’area disadatta, in un cortile interno stretto tra due ali di palazzi di cinque piani, al posto di una ex palestra oggi chiusa. La mappa dei nuovi, enormi, centri residenziali è presto tratteggiata. In via Curtatone, come detto, gli appartamenti stanno per essere terminati. Mancano solo i garage. Poi c’è via Filzi e infine gli sterminati edifici di via Puccini.
Partiamo da quelli quasi pronti: i quattro blocchi di quel budello che è via Puccini, casermoni alti sei piani, per un totale di 140 appartamenti, di proprietà della Cooperativa edificatrice Magellano, presieduta da Emilio Andreozzi (progettisti dell’insediamento, Massimo Giommaroni con studio assieme a Paolo Bandini, Filippo Fantappiè e Daniele Martini). Si affacciano da un lato, sui brutti - almeno per ora - giardinetti di via Colombo, dall’altro sulla stradina “made in China” nella quale, di fianco al ristorante etnico, c’è un deposito e lì dietro una specie di piccolo vivaio e poi capannoni industriali malridotti che se uno si ferma e sbircia dentro le poche finestre non chiuse dal cartone vede decine di operaie cinesi alle macchine da cucire e villette un po’ così coi bimbi cinesi che giocano nel giardinetto, ancora laboratori fino ad arrivare in fondo, dove il budello sfocia - unica strada d’ingresso e di uscita - in una via Pistoiese perennemente intasata. Il Comune proprio lì, nel budello, avrebbe anche individuato lo spazio per far nascere quel centro di ascolto, promesso da un anno, previsto dal Patto per Prato sicura, utilizzabile sia da stranieri sia da italiani.
Tanti auguri. Altra strada, altra residenza. E quanta. Questa volta siamo in via Filzi. Per ora è uno spazio grande ma vuoto, dove gira qualche ruspa che scava per mettere le fognature ma tra poco tempo, forse un anno, il terreno una volta di proprietà dell’imprenditore Edo Cafissi e del collezionista di arte Giuliano Gori, sul quale nasceva un fabbrica ora abbattuta, si trasformerà in un alveare di case, negozi, parcheggi. La Valore spa di Giovanni Valentini, oggi proprietaria del lotto, su progetto dell’ingegnere Lamberto Gestri, realizzerà cento appartamenti distribuiti su palazzi di sei piani. E forse sarà la definitiva paralisi del traffico della strada. Ma nel quadrilatero del dragone la comunità cinese, così presa a fare, vendere, portare, spostare, aprire, chiudere, nascondere, non sembra poi così preoccupata del cemento. E nemmeno la residua comunità pratese, i “gli ultimi giapponesi nella giungla”, che si inquietano, molto, ma a volte per fantasmi.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
