Il Tirreno

Prato

Quando il Mercatale era un centro di vita a ogni ora del giorno

Fabio Barni

Ha studiato e vissuto a Roma, poi il ritorno «Nonostante la crisi economica i pratesi restano aperti e solidali. I giovani soffrono» 

5 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Conosce bene Roma, dove ha studiato, lavorato e vissuto a lungo. Da poco più di vent’anni, richiamato dall’allora vescovo Pietro Fiordelli per un importante incarico in curia, è tornato a vivere a Prato, dove è nato e cresciuto. Lorenzo Lenzi ha però continuato a svolgere la professione di psicologo, tenendola ben distinta dal suo essere sacerdote. Per questo conosce bene, oltre a Prato, anche i pratesi. Da psicologo, come inquadra i suoi concittadini? «Credo che Prato, da un punto di vista psicosociale, non presenti differenze significative rispetto ad altri contesti». I problemi sono insomma quelli delle altre città d’Italia. Anche per i giovani? «Sì. I giovani vivono una situazione di emarginazione e frammentazione. Sono alla ricerca di un’identità personale. C’è la tendenza ad assumere ruoli di adulti in anticipo rispetto al passato, in una struttura sociale che tuttavia non consente loro, in un prolungato parcheggio formativo e con l’esclusione di un lavoro stabile, un reale potere decisionale. In più i mass media propongono modelli e aspirazioni che finiscono per frustrarli». Parliamo di Prato. Negli ultimi tempi il tessuto sociale è cambiato e la situazione economica è peggiorata. Come vede il suo “stato di salute”? «La considero una città che vive in modo appropriato.

Le persone, è vero, vivono spesso una situazione di disagio economico, soprattutto rispetto ai decenni scorsi. Non è solo un problema di crisi. Dipende anche dal tenore di vita che si è alzato mentre il livello economico familiare e personale è piuttosto scarso. In altre epoche, una famiglia pratese poteva vivere in modo appropriato anche con il solo capofamiglia che lavorava». Già in passato, in questa città, lavoravano sodo tanto il capofamiglia che le donne e spesso anche i figli... «Ricordo una delle mie prime ricerche in ambito psicologico. Eravamo nel 1977 e riguardava gli effetti del lavoro materno extradomestico verso i figli. Emerse che le mamme pratesi sentivano molto la questione proprio perché, più che altrove, le donne lavoravano». I risultati quali furono? «Risultò che, quando i figli avevano una sostituzione appropriata, da parte della scuola materna, dei nonni o di altri adulti capaci di seguirli, il lavoro delle madri dava loro un maggiore stimolo alla maturazione, specialmente nelle bambine». Oggi non c’è più la realtà che conoscevamo né l’immigrazione è quella degli anni Sessanta... «Però vedo sempre questa città come molto accogliente e molto aperta alla comunicazione.

Le persone, compresi i commercianti del centro cittadino, hanno una spiccata tendenza a interagire con gli altri». Concittadini promossi, insomma. E la città? Quali problemi vede? «A dire il vero, di Prato mi lascia molto perplesso l’organizzazione del traffico. Prendiamo le rotatorie. Alcune mi hanno addirittura sorpreso. Quelle pratesi sono molto differenti da quelle che avevo osservato in Germania o in Austria negli anni Settanta. Tanto per cominciare, tedeschi e austriaci le avevano costruite nelle periferie e non all’interno della città. E poi favorivano lo svincolo e la fluidità del traffico. Qui, al contrario, mi sembra che, specialmente a certe ore, accentuino addirittura la congestione del traffico, più degli stessi semafori». Facciamo un salto indietro e parliamo della Prato, senza rotatorie e traffico in tilt, della sua infanzia. «Ho trascorso i primissimi anni a Mezzana. Poi ci trasferimmo nella zona di San Bartolomeo, del Mercatale. Mi ricordo con simpatia la piazza». Perché, com’era? «Piazza Mercatale aveva un carattere familiare, collegato non solo alla chiesa, ma anche ai giardini e soprattutto alle trattorie. Negli anni Cinquanta, la piazza era un centro di comunicazione a tutte le ore.

Non a caso il mercato si faceva lì e la stessa fiera era lì». Cosa pensa del progetto di trasformazione della piazza? «Sono decisamente contrario a eliminare i giardini». Dal centro alla periferia. Come vivevate a Mezzana? «Premesso che ora è la frazione è cambiata completamente, io vivevo nella corte di un ferraio. In via Santa Gonda c’era la gora. A quei tempi, i gruppi di giovani e giovanissimi non nascevano, come oggi, da una selezione o dal ritrovarsi in un luogo preciso. Ci associavamo in maniera naturale, secondo la vicinanza. Il gruppo nasceva automaticamente e non in base ai ritrovi». Oggi che cosa succede? «Il gruppo è più legato, come ho detto, a una scelta e a una selezione, anche perché al giorno d’oggi c’è una maggiore frammentazione». Prato che cosa offre ai gruppi di giovani o, comunque, di amici? «Mi sembra che stia offrendo ancora spazi di aggregazione. La stessa piazza Mercatale, almeno in alcune sere, è di per sé ancora un luogo aggregativo. Più che dalla piazza, l’aggregazione viene fatta dai luoghi di ritrovo. Un tempo erano sufficienti i bar e i circoli della zona della città nella quale si abitava. Ora c’è una forte selezione dei locali».

Sta di fatto, che ha riparlato di piazza Mercatale... «Sarà che ci sono ancora molto affezionato. Mi piace soprattutto la parte verso piazza San Marco e, devo dire, sono molto dispiaciuto del fatto che l’attuale circolazione stradale abbia penalizzato ed emerginato proprio quell’angolo. La recente sistemazione del traffico non ha certo favorito chi vuole passeggiare a piedi». Qual è, a suo avviso, un’emergenza della città? «Gradirei che si valorizzasse molto l’edilizia popolare e che le case non fossero più considerate beni di lusso, ma un’esigenza dei giovani che, svincolandosi dalla famiglia d’origine, danno vita a nuovi nuclei di conviventi o di famiglie. Comune e Provincia devono affrontare in maniera pertinente le politiche familiari». Com’è la famiglia pratese di oggi? «A differenza di quello che succede in altre regioni, Prato conserva un nesso molto stretto tra matrimonio e famiglia. La maggior parte delle famiglie pratesi nascono con un matrimonio religioso».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web