Il Tirreno

Prato

Quando a Prato si poteva cambiare lavoro ogni giorno

Fabio Barni

Pugile, arbitro di calcio; poi telecronista anche nelle trasferte più a rischio del Prato E tanti lavori fatti, da quando aveva 9 anni

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PRATO. Pugile, arbitro di calcio, telecronista delle trasferte a rischio del Prato fra gli anni Settanta e Ottanta. Verrebbe da dire che, dove c'era da buscarne, lui ha sempre risposto "presente". Roberto Pini, battute a parte, è una colonna della promozione sportiva, che nel tempo ha interpretato in prima persona, raccontato e diretto. Ruoli diversi e uno stesso filo conduttore. Anzi due: la passione per lo sport e l'attaccamento alla città. I rischi che s'è preso dietro alla squadra cittadina, del resto, sono quelli di {un pratese che ama Prato}. Parola sua. Che vuol dire amare Prato? {Significa apprezzare tutto ciò che è pratese, amare gli stessi simboli della città, tutto quello che la rappresenta}. Qual è il luogo della città che le piace di più? {Piazza Mercatale}. Perché? {Ci giocavo tutti i giorni. Anche perché a 9 anni lavoravo già da un tappezziere che era proprio lì. In piazza Mercatale, ho passato cinque o sei anni della mia prima gioventù}. Andò a lavorare presto. E poi? {Dal tappezziere, non imparai il mestiere. Feci la quinta elementare da militare e andai a lavorare in fabbrica. Ricordo che ero iscritto ai sindacati liberi. Dopo venti giorni o un mese che lavoravo da una parte, mi arrivava la lettera di licenziamento. Se racconto quante ditte ho girato non ci credereste}.

E anche segno che nella Prato di fine anni `50 e degli anni `60 si trovava lavoro a tutti gli angoli. Non trova? {Si poteva cambiare da un giorno all'altro. Bastava chiedere}. Di certo, dalla sua gioventù a oggi, anche grazie al boom economico, la città è cambiata molto... {Cambiata sì. Ma non proprio in peggio. Ancora oggi si ritrovano, in città, molti aspetti e molte cose che c'erano ai tempi belli della gioventù. Semmai, non è più la Prato a misura d'uomo di prima, di quando potevamo andare tranquillamente a rubare le ciliegie}. Anche perché la campagna cominciava a due passi dal centro storico. O no? {Sì. Sono nato in via Venezia, dove allora erano tutti mezzadri. Giocavo nei campi, dove con gli altri bambini facevamo di tutto. Non c'era altro, del resto}. Però c'era la guerra. Siete sfollati? {Non direi che siamo sfollati nel vero senso della parola. Siamo stati un breve periodo a Bacchereto}. Torniamo un attimo a piazza Mercatale. Che ne pensa del progetto che il Comune aveva presentato? {Il progetto in sé mi era piaciuto. Però, cambiava la tradizione della piazza più bella di Prato che, nel tempo e fino a che non hanno messo la linea della Lam, ospitava anche gare ciclistiche}.

Eccoci allo sport. Come ha cominciato? {Ho iniziato a fare pugilato nel 1951 perché ero "secchino" e dovevo rafforzarmi. Allora, non c'erano ginnastiche e palestre in quantità come oggi. Iniziai con la boxe nella palestra che c'era sopra la Camera del lavoro, sempre in piazza Mercatale. Poi cambiai, passando alla Libertas}. Dal Pci alla Dc con i guantoni alle mani... {Sì. Prima da una parte e poi dall'altra, ho fatto il pugile fino alla seconda metà degli anni Cinquanta. Ho una foto del 1956 di un allenamento con l'allora campione d'Italia Fontana. Nell'ambiente pugilistico conobbi i fratelli Elmi, Becattini...}. Come mai smise? {Dovevo partecipare al campionato italiano "novizi", ma in allenamento presi un cazzotto che mi fece tanto male da farmi smettere}. La sua vita sportiva si fermò o proseguì? {Continuai. Visto che non sapevo giocare a pallone, anche se ci avevo provato nell'Ambrosiana, decisi di fare l'arbitro di calcio. Cominciai nel 1964, nella Uisp. Due anni dopo, nel periodo dell'alluvione di Firenze, detti l'esame per la Federazione, a Pisa}. Perché a Pisa? {La sezione Aia di Prato non c'era ancora. Io fui tra i suoi promotori e fondatori, con Fantaccini e Galleni. Ricordo che uno dei primi arbitri che si propose, fu Gennaro Testa.
 
Mi si presentò in sezione, dicendo che si era trasferito da Avellino da quattro o cinque giorni e che faceva già l'arbitro. All'inizio degli anni Ottanta arrivò ad arbitrare in B e in serie A}. Sezione arbitri a parte, da pratese le dava fastidio risiedere in provincia di Firenze? {Ammetto che mi dava noia. Non tanto per essere in provincia di Firenze, quanto per certe angherie che i fiorentini avevano fatto ai pratesi, anche sul piano sportivo}. La Prato sportiva degli anni Sessanta, tornando un po' indietro, com'era? {Non c'erano molti impianti. All'Ippodromo, per esempio, correvano ancora i cavalli. Per giocare una partita di calcio dovevamo spogliarci da una parte, all'aperto, col rischio, in caso di pioggia, di tornare a casa con i vestiti sporchi e bagnati}. A un certo punto, dal campo passò al teleschermo. {A dire il vero, iniziai con Radio Prato che era stata aperta da pochissimo. Cominciai perché mi piaceva il calcio. Seguivo il Prato anche se ero la riserva di Fabrizio Mati. Dopo un po', azzardai il passaggio in televisione, prima a Televideon 28 che sarebbe diventata Tvr-Teleitalia. Dopo qualche tempo, andai a Tv Prato. Nel tempo, ho fatto la telecronaca del Prato, la radiocronaca per Radio Blu e ho fondato la trasmissione Promozione Sport}.}.

Trasferte a rischio? {A La Spezia, una volta che il Prato segnò da ultimo, i tifosi di casa ci chiesero di spegnere la telecamera. Dicevano che non era giusto che riprendessimo la partita. Io spensi soltanto la lampadina e continuai a girare muovendo poco la camera. A Carrara, quando il Prato vinse 1-0 su rigore al 90 , andò peggio: ci spezzarono tutte le attrezzature. Anche a Siena ho vissuto momenti difficili. Altre volte bisognava affrontare viaggi lunghi, come quello per Alba, con la neve. Poi c'erano gli aspetti divertenti. Trasmettevo da Fano per Radio Blu. A pochi minuti dalla fine, il Prato vinceva 2-0. Andò a finire che perdemmo 3-2 e gli ascoltatori non mi volevano credere. Pensavano che scherzassi}. La sua creatura resta Promozione Sport... {Detti vita alla trasmissione quando lavoravo a Tv Prato. Era una trasmissione sociale, rivolta allo sport giovanile. Invitavo tutti e fra questi, Daniele Paoletti del Csi veniva sempre. Quando la televisione non ebbe più le forze per sostenere la trasmissione, gli proposi di autogestirla}.

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