Il Tirreno

Prato

Noi, tutti innamorati delle montagne

Melania Mannelli

Ha quasi 120 anni la sezione pratese del Cai e raccoglie 1.700 soci  Nella sede storica di Palazzo Apolloni una biblioteca di un migliaio di volumi In passato spedizioni nel Tibet e negli Urali

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PRATO. Innamorati delle montagne. Tutte. Dalle Alpi alle vette della spina dorsale d'Italia, gli Appennini, giù giù fino a La Sila. Il Cai (club alpino italiano), a Prato chiamato spesso e volentieri "I'ccai", da quasi 120 anni unisce chi intende {promuovere l'alpinismo in tutte le sue forme, la conoscenza e lo studio delle montagne, oltre la difesa della natura alpina}, come recita il primo articolo del suo statuto. Un proposito che ha fatto faville se dall'anno di fondazione della sezione, il 1885, i soci sono passati da 26 a 1.700, fra sciatori, escursionisti, podisti, speleologi e alpinisti. Un gruppo eterogeneo che spazia dai giovanissimi agli ottantenni. Operai, avvocati, studenti, notai, artigiani e professori accumunati da una passione che li spinge, appena possibile, nel loro "habitat": la montagna, le sue vette e profondità. {Ci ritroviamo in occasione delle gite programmate e, più spesso a piccoli gruppi, fra amici, tempo permettendo - spiega Fiorenzo Gei, speleologo e consigliere della sezione pratese del Cai - Poi, una volta al mese, ci incontriamo nella nostra sede, palazzo Apolloni in via Altopascio, per scambiarci esperienze, divulgare le nostre scoperte o semplicemente vedere diapositive e filmati. Insomma, ci interessa capire il mondo che ci circonda}.

La preziosa sede del Cai, aperta ai soci il martedì e il venerdì, raccoglie molte testimonianze dell'attività dell'associazione: una biblioteca sul tema dell'alpinismo (con un migliaio di testi e numerose riviste), una valanga di trofei e persino una teca in cristallo con dentro reperti e ossa di animali (come la mandibola di un orso di 600 anni fa, trovata in una grotta della Calvana). D'altronde, in oltre un secolo di storia, il Cai pratese, pur fra alti e bassi (dipendenti dalle finanze disponibili) ne ha fatte di esperienze. Anche all'estero, come i rocciatori negli anni '80 in Tibet e come gli speleologi nei primi anni '90 nelle grotte degli Urali in Russia. Ma "visitiamo" i vari club di cui è composto il Cai, ad ognuno dei quali corrisponde una stanza di palazzo Apolloni. Speleologi. L'Unione speleologica pratese fa ricerche ed esplora le cavità naturali e artificiali toscane, situate nelle zone carsiche della Calvana e delle Apuane. Nel 1979 riaprì la grotta di Forra Lucia in Calvana e all'interno vi installò un laboratorio ipogeo. Purtroppo la strumentazione scientifica del tempo non resistette all'umidità dell'ambiente (ammufiva) e venne chiuso. Riaperto nel 2003, grazie ai contributi della Provincia, ora monitora i principali parametri ambientali atmosferici e delle acque circolanti nella grotta con sonde e dataloggers sottomarini.

Alpinisti, podisti, sciatori. Intitolato alla memoria dell'aiuto-istruttore pratese Alvaro Bartoletti, il gruppo alpinistico organizza escursioni per arrampicate su roccia e ghiaccio. Insieme al Cai di Sesto fiorentino e di Pistoia gestisce una scuola di alpinismo. Il gruppo podistico, invece, nato nel 1997, raccoglie atleti dediti alle corse in montagna. L'evento più importante organizzato dal gruppo è senz'altro la manifestazione "Da piazza a piazza", giunta alla 23 edizione (più di 80 km di marcia su sentieri di montagna). Lo Sci-Cai è nato infine nel 1946, su idea di alcuni studenti del Buzzi. Escursionisti e rifugi. Il gruppo escursionistico organizza corsi e gite, ai quali si può partecipare in base al proprio livello di preparazione. I più esperti fanno anche le ferrate. Il Cai di Prato dispone anche di due rifugi. Il primo è una vecchia casa forestale sull'appennino pistoiese: La Cà di Torri. Il secondo, rifugio storico dal 1931, si trova a Pian della Rasa, su terreni che vennero donati al Cai da Luigi Pacini. Da diversi anni in fase di ristrutturazione, i lavori finiranno entro la prossima estate. Sentieristica. Alcuni volontari del Cai, spesso pensionati, svolgono un'importante lavoro di manutenzione di sentieri e siti di montagna.

{Alcune vie come quella di Valibona e Savignano sarebbero impraticabili senza di loro. Purtroppo chi pratica il motocross rovina in poco tempo questo lavoro} commenta Gei. Il Cai ha contribuito anche ad attrezzare, con tabelle in braille, alcuni sentieri (Casa Bastone e Casa I Bifolchi in Calvana) ora percorribili anche dai non vedenti.

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