Il Tirreno

Prato

Dai lupetti al `68 il mio mondo in San Francesco

Fabio Barni

La prima casa in via San Jacopo, in un centro storico sempre amato come lo sport, la sua passione, e i telai

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PRATO. Si occupa di sport ma è un attento osservatore delle dinamiche sociali cittadine, tanto più che il vescovo lo ha nominato responsabile dell'Ufficio per la pastorale del tempo libero e dello sport. Daniele Paoletti, pratese nelle origini e fin quasi dalla nascita, ha visto cambiare la città e non solo in termini d'impianti sportivi. Oggi vive in periferia, alle Fontanelle, ma ama piazza San Francesco, nella quale ha trascorso gran parte dell'infanzia e dell'adolescenza, fin dal suo arrivo da Ravenna, dove è nato. Com'è che un pratese nasce nella città nella quale è sepolto Dante? {Mio padre, pratese, era un impiegato delle Poste che durante la seconda guerra mondiale venne trasferito a Ravenna. Alla fine degli anni Quaranta, eravamo già tornati a Prato, dove il babbo si mise in proprio, con i telai}. Una pura storia pratese... {Sì. Senza contare che mio nonno Berto, pratese doc, era conosciutissimo in città. Conduceva il legno con il quale trasportava pacchi e persone da piazza San Francesco a Poggio a Caiano. In pratica, faceva l'autobus}. Dove viveva al suo ritorno a Prato? {Abitavamo in via San Jacopo, all'ultimo piano, nel tratto che va verso via Santa Trinita}. Vicino al capolinea del nonno, dunque...

{Sì. Ho trascorso buona parte dell'infanzia e dell'adolescenza proprio in piazza San Francesco. Me la porto sempre nel cuore. Stavo sempre lì, salvo che nell'orario di scuola}. Dove ha frequentato le scuole? {Sono stato all'asilo in Sant'Anna, dalle suore, e ho svolto tutto il ciclo delle elementari in seminario, quando c'era ancora la scuola}. Un ragazzino casa, piazza e chiesa. Non trova? {Fino all'età di scuola media. Quando sono andato alla Convenevole}. Torniamo a piazza San Francesco... {Ho fatto parte dei Lupetti e poi degli scout. Giocavo e incontravo gli amici nelle stanze e nel chiostro di San Francesco o, quando eravamo liberi da impegni, nella piazza. Ricordo che nel chiostro giocavamo a nascondino e finivo spesso per nascondermi dietro un monumento funebre}. Com'era la vita della piazza? {Era il nostro mondo, non solo di ragazzi. Negli anni Cinquanta, le circoscrizioni, certo informali, coincidevano con le parrocchie. Dalle mie parti, oltre a San Francesco, c'erano San Pierino, San Niccolò, Le Carceri. Per noi bambini, spingerci fino alle Carceri era già andare fuori zona}. Questione di pericoli o di mamme ansiose? {Più che altro di abitudini.

Allora non c'erano macchine e la città era vivibile. Ho avuto un rapporto molto bello con la Prato della mia prima giovinezza. Poi, fin dall'adolescenza, i miei orizzonti si sono ampliati, come è ovvio che sia. Con gli scout facevamo i campi, generalmente in Calvana, che era il monte di riferimento per le nostre escursioni}. A un certo punto, è diventato grande... {A 14 anni lavoravo già dal Meoni come ragazzo d'ufficio. Prima di essere assunto al Csi, del quale sono stato dipendente dall'inizio degli anni Ottanta al momento di andare in pensione, ho sempre lavorato in ditte di spedizioni o come magazziniere in aziende tessili. Per quanto abbia cominciato a lavorare da giovanissimo, come molti della mia generazione, la svolta ci fu al ritorno dal servizio militare}. Che cosa successe? {La contestazione del Sessantotto si faceva sentire in diversi ambiti. Iniziai a frequentare la parrocchia della Querce dove, con un gruppo di ragazzi, mettemmo su un coro. Cantavamo ai matrimoni. Però, partecipai anche a diversi incontri del Teatro Studio. Nulla di particolare, per carità. Un mio amico, che conobbi a quei tempi, è Francesco Toccafondi della Cgil.

C'era un bel fermento politico e culturale ed era anche possibile incontrarsi, discutere e arricchirsi, non solo scontrarsi. Mi sono confrontato, frequentandone gli ambienti senza però diventare un attivista, con il movimento di sinistra. E ciò nonostante rimanessi sempre molto legato al mondo cattolico. In definitiva, ho frequentato gruppi di sinistra e intessuto amicizie in quell'area come momenti d'arricchimento personale e di confronto. Ricordo che partecipai alla prima manifestazione contro la guerra del Vietnam davanti al consolato americano di Firenze. In fondo, anche di recente, nel movimento pacifista che si è opposto alla guerra in Irak, parti del mondo cattolico e della sinistra si sono trovati insieme}. Com'era la città fra gli anni Sessanta e Settanta? {Stava crescendo, ma era sempre vivibile. Di sicuro, la sera dalle 10,30 in poi non c'era nessuno in giro. Adesso è molto più vitale}. Come vive il centro e come lo ha vissuto in età adulta? {Non ho mai fatto le "vasche". Mi è sempre piaciuto camminare da piazza del Duomo ai Macelli, anche uscendo dal centro storico. Sennò, spesso, sono salito dai Cappuccini a Filettole e Santa Cristina}. Che cosa ama del centro?

{Mi piace tutto e, come ho detto, ho il cuore in San Francesco. Però, sono anche un appassionato dei vicoli di Prato, che ho fotografato in tutti i modi, di giorno come di notte}. La Prato di adesso com'è? {Credo che il vero problema sia l'approccio a questa interculturalità. C'è chi vive la città in modo meno sereno, con la presenza di tanti immigrati. Credo che sia più un problema di percezione che un problema reale. Però è fondamentale confrontarsi con gli altri e fare in modo di arrivare a un'integrazione vera. Penso che dobbiamo arrivare, anche se so che è difficilissimo, a integrare gli stranieri come pratesi veri}. Da un punto di vista urbanistico, architettonico e della sua stessa organizzazione, come trova la città odierna? {La città mi piace. Il centro, con tanti restauri compiuti, si è riqualificato. Da quando mi sono sposato, nel 1973 a Carteano, vivo però in periferia, alle Fontanelle. E so quanto sia difficile sportarsi da sud a nord e viceversa. Difficoltà ci sono anche sull'asse est-ovest, perché nessuno fa la Tangenziale o la Declassata. Vedremo con i lavori che stanno eseguendo adesso e che saranno compiuti in futuro. Per ora il traffico resta un problema}. Ha fatto cenno al matrimonio. Quando e come ha conosciuto sua moglie? {Nel 1971, a una gita alla cascata delle Marmore organizzata da don Fulvio, che al tempo era parroco delle Fontanelle}.

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