Gioco
Da Porta Pistoiese sfornando pizze ho visto cambiare tutto
Fabio Barni
Quarant'anni fa arrivò da Fucecchio e rilevò una delle licenze più antiche. {Ma se è nata la Chinatown, la colpa è un po' di tutti}
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PRATO. Dopo quarant'anni a sfornare pizze e salutare clienti in quell'angolo, della porta Pistoiese conosce anche i mattoni. {Uno a uno}, scherza Giovanni Seghetti. Lui, che prima di Prato ha conosciuto la pratesità, dalla fine degli anni Sessanta è l'inquilino di uno dei locali più vecchi della città. {Qui c'era un bar dai tempi dei tempi _ dice _ Mi hanno raccontato che ho acquistato una delle licenze più antiche di Prato e che il bar era famoso per le ciambelline. Era il rifugio dei facchini che caricavano e scaricavano in quella che era, nei tempi andati, la zona industriale della città}. Il famoso Macrolotto zero, per intendersi, quello dove ora, a dieci passi dal ristorante pizzeria Cavallino Rosso - Da Giovanni, sorge la Chinatown pratese. I cinesi, Giovanni Seghetti, li ha visti arrivare. Uno dopo l'altro. Doveva andare proprio così? {Questa zona è cambiata e i problemi ci sono. Però credo che le cose belle siano tante anche in una realtà come quella di oggi, che abbiamo contribuito tutti a creare. Insomma, credo che la colpa di certi eccessi sia di tutti}. Com'era via Pistoiese quando lei è arrivato qui? {Era la zona industriale di Prato. Alla porta Pistoiese, nel 1969, c'erano cinque negozi di alimentari, una rosticceria, due ortolani, un forno, una mesticheria, un fioraio, un bar che ho trasformato in ristorante-pizzeria.
Era un piccolo centro commerciale. Oggi siamo rimasti noi, il panificio Fogacci, il fioraio, un bar e una pasticceria}. Un bel calo. Perché? {Un po' ha contribuito la grande distribuzione. Un po' l'età dei titolari, che sono andati in pensione. C'è anche da dire che non ci sono più le fabbriche di via Pistoiese e di via Filzi e che negli stanzoni si sono appunto insediati i cinesi}. Lei come si trova? Si sente assediato? {Mi trovo bene. Amo questa zona e amo la città}. A proposito di città. Lei non è nato pratese, ma lo è diventato. Cosa vuol dire? {Per quel che mi riguarda, vuol dire che mi sento pratese al cento per cento. Sono stato accolto bene e, adesso, mi do da fare per la città, per promuoverla dal punto di vista turistico. Da qualche anno, con la Provincia, siamo su tutte le cartine geografiche. Se non altro arrivano turisti mordi e fuggi e, comunque, la città comincia a essere conosciuta e apprezzata. Con l'Apt, con la Provincia e con l'Unione commercianti e la Confesercenti abbiamo creato il marchio Tourist Friendly}. Prima d'arrivare alla porta Pistoiese, conosceva già Prato? {No. Sono arrivato quando ho acquistato la licenza e ho trasformato il locale, ormai vuoto da qualche tempo, in un ristorante-pizzeria con l'aiuto della moglie e della suocera.
Però, a Montecatini, avevo già conosciuto i pratesi che, tra i frequentatori della città, erano i più signorili e garbati di tutti}. Per sentirsi subito pratese ha aperto in una data particolare, non è vero? {Sì. Il 9 settembre 1969, all'indomani della festa della città}. La sua nuova città che cosa le ha dato? {Tante soddisfazioni, inutile negarlo. Me le dà ancora, nonostante i problemi che, tutti insieme, cerchiamo di risolvere}. Il primo di tutti? {Direi la sicurezza. Ma non è un problema soltanto pratese. Se ne discute a livello nazionale}. Con i cinesi come va? {Non ci sono grossi problemi a livello di persone. Il problema è più generale, sia per come è stato gestito un pezzo di città che, se vogliamo, a livello internazionale. La Cina di oggi, per esempio, fa concorrenza anche ai nostri cinesi che sempre più spesso, anziché produrre, comprano nella madre patria}. Oltre a lavorarci, vive anche a Prato? {Ci mancherebbe altro. Ho comprato casa e i miei tre figli sono nati tutti, come ogni vero pratese, dentro le mura. Tra l'altro ho vissuto a lungo nel centro storico}. C'è un punto della città che le piace più di altri? {Rallento o, se posso, mi fermo sul ponte Mercatale per guardare verso la passerella.
Mi piace vedere quel ponte pedonale che attraversa il fiume, le mura, le case che, al lato opposto delle mura, danno sul Bisenzio. E' il punto che preferisco. Una vista che, fin da quando arrivai a Prato, mi ha sempre dato soddisfazione}. Il Bisenzio, negli ultimi anni, è anche cambiato {In meglio. Le piste ciclabili e i diversi interventi lo hanno restituito alla vista e alla città. Diciamoci la verità. Per tanti anni il Bisenzio è stato un fiume fogna. Oggi è un giardino}. Non c'è solo il Bisenzo {Certo. Piazza del Duomo e piazza del Comune sono due gioielli}. In quarant'anni non è cambiata soltanto porta Pistoiese. La città è tutta diversa, non trova? {Quando arrivai, eravamo sì e no 120mila. Oggi siamo un terzo in più. Intorno al centro c'era la zona industriale. I quartieri nuovi non esistevano. Ho visto questa città cambiare anche nei comportamenti delle persone}. E le persone come sono diventate? {Credo che i pratesi che ho conosciuto io, nati a Prato o venuti qui come me, siano sempre se stessi. Solo che noto una città sempre più nervosa, a volte meno rispettosa e più litigiosa. Oggi ci si arrabbia di niente. Basta un semaforo o uno stop}. Che fa quando non lavora?
{Sono uno sportivo. D'inverno mi piace sciare e d'estate camminare in montagna. Le piste ciclabili, anche per questo, mi hanno fatto piacere. Ma sono tanti i giardini tenuti bene, a Prato, che ci consentono di passeggiare. Ce ne sono in diverse zone, anche a Narnali, per fare un esempio, dove sono curati e illuminati}. Di brutto cosa c'è? {Il traffico. Ci sono ore e zone nelle quali si viaggia in colonna. Come qui e, in particolare, qui vicino in via Marini}. Ci racconti un episodio curioso che le è capitato stando al banco del ristorante {Gli episodi sono tanti. Mi ricordo che una sera, sul tardi, entrò Ugo Tognazzi e, col suo garbo, chiese di telefonare. Era vestito nel suo stile, con un cappellino bianco. Io, gli risposi semplicemente "Ugo" come a qualcuno di casa che non mi aspettavo di vedere. Rimasi stupito perché eravamo alle prime armi. Lui spiegò di dover telefonare perché aveva lasciato la borsa con l'incasso della serata a teatro nel ristorante in cui aveva mangiato}.
Era un piccolo centro commerciale. Oggi siamo rimasti noi, il panificio Fogacci, il fioraio, un bar e una pasticceria}. Un bel calo. Perché? {Un po' ha contribuito la grande distribuzione. Un po' l'età dei titolari, che sono andati in pensione. C'è anche da dire che non ci sono più le fabbriche di via Pistoiese e di via Filzi e che negli stanzoni si sono appunto insediati i cinesi}. Lei come si trova? Si sente assediato? {Mi trovo bene. Amo questa zona e amo la città}. A proposito di città. Lei non è nato pratese, ma lo è diventato. Cosa vuol dire? {Per quel che mi riguarda, vuol dire che mi sento pratese al cento per cento. Sono stato accolto bene e, adesso, mi do da fare per la città, per promuoverla dal punto di vista turistico. Da qualche anno, con la Provincia, siamo su tutte le cartine geografiche. Se non altro arrivano turisti mordi e fuggi e, comunque, la città comincia a essere conosciuta e apprezzata. Con l'Apt, con la Provincia e con l'Unione commercianti e la Confesercenti abbiamo creato il marchio Tourist Friendly}. Prima d'arrivare alla porta Pistoiese, conosceva già Prato? {No. Sono arrivato quando ho acquistato la licenza e ho trasformato il locale, ormai vuoto da qualche tempo, in un ristorante-pizzeria con l'aiuto della moglie e della suocera.
Però, a Montecatini, avevo già conosciuto i pratesi che, tra i frequentatori della città, erano i più signorili e garbati di tutti}. Per sentirsi subito pratese ha aperto in una data particolare, non è vero? {Sì. Il 9 settembre 1969, all'indomani della festa della città}. La sua nuova città che cosa le ha dato? {Tante soddisfazioni, inutile negarlo. Me le dà ancora, nonostante i problemi che, tutti insieme, cerchiamo di risolvere}. Il primo di tutti? {Direi la sicurezza. Ma non è un problema soltanto pratese. Se ne discute a livello nazionale}. Con i cinesi come va? {Non ci sono grossi problemi a livello di persone. Il problema è più generale, sia per come è stato gestito un pezzo di città che, se vogliamo, a livello internazionale. La Cina di oggi, per esempio, fa concorrenza anche ai nostri cinesi che sempre più spesso, anziché produrre, comprano nella madre patria}. Oltre a lavorarci, vive anche a Prato? {Ci mancherebbe altro. Ho comprato casa e i miei tre figli sono nati tutti, come ogni vero pratese, dentro le mura. Tra l'altro ho vissuto a lungo nel centro storico}. C'è un punto della città che le piace più di altri? {Rallento o, se posso, mi fermo sul ponte Mercatale per guardare verso la passerella.
Mi piace vedere quel ponte pedonale che attraversa il fiume, le mura, le case che, al lato opposto delle mura, danno sul Bisenzio. E' il punto che preferisco. Una vista che, fin da quando arrivai a Prato, mi ha sempre dato soddisfazione}. Il Bisenzio, negli ultimi anni, è anche cambiato {In meglio. Le piste ciclabili e i diversi interventi lo hanno restituito alla vista e alla città. Diciamoci la verità. Per tanti anni il Bisenzio è stato un fiume fogna. Oggi è un giardino}. Non c'è solo il Bisenzo {Certo. Piazza del Duomo e piazza del Comune sono due gioielli}. In quarant'anni non è cambiata soltanto porta Pistoiese. La città è tutta diversa, non trova? {Quando arrivai, eravamo sì e no 120mila. Oggi siamo un terzo in più. Intorno al centro c'era la zona industriale. I quartieri nuovi non esistevano. Ho visto questa città cambiare anche nei comportamenti delle persone}. E le persone come sono diventate? {Credo che i pratesi che ho conosciuto io, nati a Prato o venuti qui come me, siano sempre se stessi. Solo che noto una città sempre più nervosa, a volte meno rispettosa e più litigiosa. Oggi ci si arrabbia di niente. Basta un semaforo o uno stop}. Che fa quando non lavora?
{Sono uno sportivo. D'inverno mi piace sciare e d'estate camminare in montagna. Le piste ciclabili, anche per questo, mi hanno fatto piacere. Ma sono tanti i giardini tenuti bene, a Prato, che ci consentono di passeggiare. Ce ne sono in diverse zone, anche a Narnali, per fare un esempio, dove sono curati e illuminati}. Di brutto cosa c'è? {Il traffico. Ci sono ore e zone nelle quali si viaggia in colonna. Come qui e, in particolare, qui vicino in via Marini}. Ci racconti un episodio curioso che le è capitato stando al banco del ristorante {Gli episodi sono tanti. Mi ricordo che una sera, sul tardi, entrò Ugo Tognazzi e, col suo garbo, chiese di telefonare. Era vestito nel suo stile, con un cappellino bianco. Io, gli risposi semplicemente "Ugo" come a qualcuno di casa che non mi aspettavo di vedere. Rimasi stupito perché eravamo alle prime armi. Lui spiegò di dover telefonare perché aveva lasciato la borsa con l'incasso della serata a teatro nel ristorante in cui aveva mangiato}.
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