Gioco
Da fuori le mura ho visto cambiare lo spirito di Prato
Fabio Barni
{Oggi un'operazione come il salvataggio del Politeama non sarebbe più possibile Ma non dobbiamo abbatterci per questo...}
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PRATO. Prima della guerra, la pratesità era questione di metri. Chi stava dentro e chi rimaneva fuori dalle mura. Più o meno, era questa la regola e non a caso, fra chi abitava nelle frazioni, "andare in Prato" era un modo di dire consolidato. Qualcuno sfuggiva però alla norma. {Mi ritengo e mi sono sempre ritenuta pratese doc, anche se sono nata fuori dalle mura}. Parola di Roberta Betti, anima del Politeama pratese, consigliera del Metastasio, musicista e imprenditrice. Quanto "fuori" dalle mura è nata? {Poco. Sono nata al ponte Mercatale, davanti al bar Pasquetti}. Questione di centimetri. {L'ho detto e lo ripeto. Mi ritengo pratese doc e, poi, da casa mia le mura si vedevano, eccome}. La divisione fra pratesi di città e di campagna c'era davvero? {Sì. Bastava nascere fuori o dentro la cerchia}. Andiamo avanti. Passiamo agli anni della scuola. Dove l'ha frequentata? {Alla Castellina, dalle suore}. Erano "cattive" o, insomma, severe, come si sente dire a volte delle suore? {No. O sarà a me volevano bene}. Perché proprio a lei? {Fin da piccola ho avuto la passione per la musica. Avevo un fratello che strimpellava. Alla scuola della Castellina, invece, c'era un piccolo teatro e recitavamo}. Insomma, graziata dall'arte...
{Per un motivo o per l'altro, con me le suore erano buone}. Che cosa recitavate? {Le due orfanelle, 24 rose scarlatte... Piccola prosa}. E il pubblico c'era? {Sì. Recitavamo alla domenica pomeriggio. Pensate che a quei tempi, a Firenze, c'era una libreria che vendeva esclusivamente commedie e farse. La gente voleva ridere}. Una piccola artista, a quel tempo, che cosa desiderava? {Ricordo quanto ero felice per una fisarmonica comprata in tempo di guerra, con un fiasco d'olio. Mia madre era sarta e veniva pagata anche in quel modo. Così mi disse di andare a un negozio di musica vicino, si chiamava Del Moro. Comprai una fisarmonica con 24 bassi. Lui mi disse: "Vai che te l'accordo. Alle 5 è pronta"}. E lei, immaginiamo, tornò puntualissima... {Sì. Ricordo che passai la Passerella, perché il ponte Mercatale era stato buttato giù, facendo quattro gradini a quattro}. Tornata a casa? {Iniziai a suonare a orecchio. Poi andai a Firenze, dal maestro Bruno Rigacci. Infine, m'iscrissi alla Siae}. Era l'inizio di una carriera... {Sì. Ma in seguito mi disturbò un evento}. Quale? {Avevo scritto un pezzo per il Festival di Napoli, uno dei più importanti di allora, forse il più importante.
Capitò che una sera mi telefonasse l'editrice del pezzo, per comunicarmi che eravamo entrati fra i brani selezionati. All'indomani seppi che, successivamente, eravamo stati esclusi per far posto a un'importante casa musicale che era rimasta fuori}. In fondo, sono cose che capitano. Lei come reagì? {Dissi che non avrei più riaperto il pianoforte. Lavoravo all'Imex Lane e nel frattempo avevo conosciuto Elvira Trentini...}. E iniziò a fare l'imprenditrice, con l'impresa di pulizie. Ma quando riaprì il pianoforte? {Nel 1967. Furono i ragazzi del Buzzi a venire da me, per la loro rivista. Ricominciai così a scrivere musica, ma sempre in ambito dilettantistico}. Di riviste del Buzzi ne ha fatte tante... {Fino al 1997. Poi il Politeama cominciò ad assorbire molte delle mie forze e, al tempo stesso, la differenza d'età con i ragazzi del Buzzi era cresciuta}. A proposito di Politeama. Quanto è durata l'operazione di salvataggio? {Almeno 10 anni di lavoro}. Torniamo indietro. Com'era la Prato della sua giovinezza. Dove andavate, dove erano i ritrovi? {Soprattutto per noi ragazze, ballare voleva dire andare alle feste in casa. Non c'erano molte alternative}. Saltiamo ancora più indietro.
Visto che lei si è sempre occupata di musica, può anche raccontarci qualcosa di particolare, su modi e mode di tempi ormai andati... {Per mantenermi agli studi di musica, ricordo ache andavo a suonare nelle case coloniche. Potevamo dare vita a vere e proprie tournèe in occasioni come la festa di Sant'Antonio o Carnevale}. Abitudini andate. La Prato di oggi com'è? {Dico una cosa. A distanza di pochi anni, oggi un'operazione come quella del Politeama non sarebbe possibile. Non c'è lo spirito giusto. Da allora, e parlo di un periodo che ha visto rinascere la Campolmi e arrivare l'università, è cambiato molto. Oggi in pochi acquisterebbero cinque milioni di azioni, per parlare in lire, come qualcuno ha fatto, sapendo che non avrebbero ovviamente avuto un ritorno. Ma non dobbiamo abbatterci}. Politeama a parte, c'è qualche luogo di cui è orgogliosa? {Della Guido Monaco. Ricordo l'operazione di salvataggio che compimmo formando un nuovo consiglio e tirandoci su le maniche...}. Quali sono le zone di Prato che le piacciono di più?
{Da sempre, Filettole e la collina. E poi piazza del Duomo, piazza del Comune, le Carceri}. E i posti più brutti? {C'è una zona, tra San Domenico (che è bellissima) e via Galcianese, che mi è sempre sembrata, più che brutta, triste. Forse perché ci sono i monasteri, l'ospedale e il cimitero}.
{Per un motivo o per l'altro, con me le suore erano buone}. Che cosa recitavate? {Le due orfanelle, 24 rose scarlatte... Piccola prosa}. E il pubblico c'era? {Sì. Recitavamo alla domenica pomeriggio. Pensate che a quei tempi, a Firenze, c'era una libreria che vendeva esclusivamente commedie e farse. La gente voleva ridere}. Una piccola artista, a quel tempo, che cosa desiderava? {Ricordo quanto ero felice per una fisarmonica comprata in tempo di guerra, con un fiasco d'olio. Mia madre era sarta e veniva pagata anche in quel modo. Così mi disse di andare a un negozio di musica vicino, si chiamava Del Moro. Comprai una fisarmonica con 24 bassi. Lui mi disse: "Vai che te l'accordo. Alle 5 è pronta"}. E lei, immaginiamo, tornò puntualissima... {Sì. Ricordo che passai la Passerella, perché il ponte Mercatale era stato buttato giù, facendo quattro gradini a quattro}. Tornata a casa? {Iniziai a suonare a orecchio. Poi andai a Firenze, dal maestro Bruno Rigacci. Infine, m'iscrissi alla Siae}. Era l'inizio di una carriera... {Sì. Ma in seguito mi disturbò un evento}. Quale? {Avevo scritto un pezzo per il Festival di Napoli, uno dei più importanti di allora, forse il più importante.
Capitò che una sera mi telefonasse l'editrice del pezzo, per comunicarmi che eravamo entrati fra i brani selezionati. All'indomani seppi che, successivamente, eravamo stati esclusi per far posto a un'importante casa musicale che era rimasta fuori}. In fondo, sono cose che capitano. Lei come reagì? {Dissi che non avrei più riaperto il pianoforte. Lavoravo all'Imex Lane e nel frattempo avevo conosciuto Elvira Trentini...}. E iniziò a fare l'imprenditrice, con l'impresa di pulizie. Ma quando riaprì il pianoforte? {Nel 1967. Furono i ragazzi del Buzzi a venire da me, per la loro rivista. Ricominciai così a scrivere musica, ma sempre in ambito dilettantistico}. Di riviste del Buzzi ne ha fatte tante... {Fino al 1997. Poi il Politeama cominciò ad assorbire molte delle mie forze e, al tempo stesso, la differenza d'età con i ragazzi del Buzzi era cresciuta}. A proposito di Politeama. Quanto è durata l'operazione di salvataggio? {Almeno 10 anni di lavoro}. Torniamo indietro. Com'era la Prato della sua giovinezza. Dove andavate, dove erano i ritrovi? {Soprattutto per noi ragazze, ballare voleva dire andare alle feste in casa. Non c'erano molte alternative}. Saltiamo ancora più indietro.
Visto che lei si è sempre occupata di musica, può anche raccontarci qualcosa di particolare, su modi e mode di tempi ormai andati... {Per mantenermi agli studi di musica, ricordo ache andavo a suonare nelle case coloniche. Potevamo dare vita a vere e proprie tournèe in occasioni come la festa di Sant'Antonio o Carnevale}. Abitudini andate. La Prato di oggi com'è? {Dico una cosa. A distanza di pochi anni, oggi un'operazione come quella del Politeama non sarebbe possibile. Non c'è lo spirito giusto. Da allora, e parlo di un periodo che ha visto rinascere la Campolmi e arrivare l'università, è cambiato molto. Oggi in pochi acquisterebbero cinque milioni di azioni, per parlare in lire, come qualcuno ha fatto, sapendo che non avrebbero ovviamente avuto un ritorno. Ma non dobbiamo abbatterci}. Politeama a parte, c'è qualche luogo di cui è orgogliosa? {Della Guido Monaco. Ricordo l'operazione di salvataggio che compimmo formando un nuovo consiglio e tirandoci su le maniche...}. Quali sono le zone di Prato che le piacciono di più?
{Da sempre, Filettole e la collina. E poi piazza del Duomo, piazza del Comune, le Carceri}. E i posti più brutti? {C'è una zona, tra San Domenico (che è bellissima) e via Galcianese, che mi è sempre sembrata, più che brutta, triste. Forse perché ci sono i monasteri, l'ospedale e il cimitero}.
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