Gioco
Arrivai da Barberino e rimasi sorpresa dalle gore fumanti
{Nel 1961 Prato era ancora più caotica di quello che appare oggi. Mi incuriosivano i negozi, i cinema: all'epoca erano tanti}
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PRATO. Vista dai pendolari che venivano dal Mugello o dalla Val di Bisenzio, la città degli anni Sessanta era buia, specialmente d'inverno, ma per niente sinistra. Il centro, per loro, era in piazza San Marco, {dove arrivavano gli autobus} carichi di lavoratori. Uomini e donne. Spesso giovanissimi. Come Anna Buti, oggi segretaria del sindacato dei pensionati della Cgil e allora operaia in una filatura pratese. Com'era la Prato del 1961? {C'era un gran traffico. Gente con le pezze che si spostava da una parte all'altra della città, a bordo di "apine", piccoli camion. C'erano una grande attività e, a parte le fabbriche, parecchio lavoro a domicilio. Io venivo per lavorare, dalla campagna, come tanti altri. Il mio primo stipendio fu di diecimila lire. Ma la città m'interessava. In fondo mi piaceva}. Però, spostarsi ogni mattina, specialmente d'inverno, doveva essere una faticaccia. {Avevo 15 anni e avevo appena finito la terza media. Dovevo alzarmi alle 3 e un quarto, tutti i giorni, per sei giorni alla settimana. Soltanto dopo ottenemmo di fare festa il sabato. Venivo giù da Barberino con mio padre che era mugnaio e che, dopo avere smesso di farlo per conto proprio, prese a lavorare al Molino Borgioli di Cadenzano.
Venire per lavorare era comunque piacevole. Si conoscevano tante donne, c'erano più contatti, mentre in campagna eravamo più isolati}. Che cosa ricorda, parte il traffico, e che cosa conosceva della città di allora? {Non molto. Ricordo le gore. Ho impressa l'immagine di quella di via Ferrucci che allora era ancora scoperta e che, nel buio di quando arrivavamo in città, scorreva lenta e fumava. I lavoratori che prendevano l'autobus si ritrovavano al capolinea di piazza San Marco. Me li ricordo, e mi ricordo di me stessa, intirizziti dal freddo. Allora non c'erano i piumini e c'erano pochi soldi anche per comprare il cappotto. In genere si faceva economia su tutto e, scesi dal bus, eravamo in molti a prendere il cappuccino una sola volta al mese}. Il panorama era di sole gore e persone? {C'erano anche le ciminiere. D'inverno, la Prato di quei tempi là dava l'impressione, pur non essendolo, di essere una città nebbiosa. E secondo me, quella era anche una città più caotica di quella attuale}. Le piaceva lo stesso? {Certo, anche se ho imparato a conoscerla e apprezzarla quando mi ci sono trasferita}.
E non le dispiacque lasciare la campagna? {In fondo no. Ero giovane e desideravo venire in città. M'incuriosivano i negozi, i cinema che a Prato, negli anni Sessanta, erano tanti. Però sono grata a mio padre, che ora è scomparso, per avere ricomprato la casa di campagna dove sono nata e che ha lasciato a noi quattro fratelli}. Una volta divenuta pratese, da semplice pendolare, che cosa cambiò? {Senza dubbio ebbi modo di conoscere più persone e di conoscere meglio la città, di viverla tutti i giorni anche al di fuori del percorso per andare a lavorare. Il lavoro restò comunque centrale. Da delegata, nel biennio 1976-1977, ebbi modo di allargare ancora la mia conoscenza delle persone e, in fondo, della città. Nel 1978, poi, iniziò la mia esperienza in Cgil e iniziai davvero a scoprire e conoscere Prato}. Ci indichi un luogo fisico della città che le piaceva e che, se c'è sempre, continua a piacerle. Insomma, che cosa trova bello? {Piazza del Duomo. Mi ha sempre affascinato la cattedrale. E il Castello dell'Imperatore che, tra l'altro, negli anni Sessanta non era ancora stato restaurato}.
Di brutto, invece? {Fino a pochi anni fa c'era il Bisenzio. Mi faceva proprio impressione vedere quel fiume, vederlo cambiare colore}. Meno male che sono arrivati i depuratori. Ora passeggia sulle piste ciclabili in riva al fiume? {Mi piace camminare ma seguo un altro itinerario. Abito a La Querce e mi piace andare verso Travalle o sul Poggio Secco}. Della sua prima attività sindacale che cosa ricorda? Erano tempi sicuramente diversi, tanto per l'economia cittadina che per il movimento operaio {Mi ricordo bene l'occupazione della Garigliano, per Pasqua. Volevano assegnare più macchine ai lavoratori e non volevano rinnovare il contratto aziendale. Devo dire che fu un'occupazione abbastanza tranquilla. Di lì a poco, fu rapito e ucciso Aldo Moro. Mi rimane impressa la grande mobilitazione, i tanti scioperi e la voglia di partecipare che avevano tutti. Si parlava di infortunistica sul lavoro, di temi sociali e non soltanto di salario}. Oggi si occupa invece di pensionati... {Del resto, dopo 40 anni, nel 2002, sono andata in pensione. Guardate, però, che c'è sempre bisogno d'iniziative, non soltanto a Prato e in Italia, per tenere i pensionati in attività e utilizzare il loro tempo libero, per loro stessi e per tutta la società}.
Come sono, anzi come siete, i pensionati pratesi? {Direi attivi e ben amalgamati. Sta arrivando alla pensione e in gran parte c'è già arrivata la generazione venuta dal sud Italia e dalle campagne intorno a Prato o dalle altre zone della Toscana. Sono persone con un grande patrimonio, che hanno saputo amalgamarsi e sentirsi parte di una società, quella pratese, pur portando con sé abitudini e culture diverse. Sono spesso persone che conoscono tanto la vita contadina che quella della fabbrica. Fra i più anziani, poi, noto una visione tutto sommato positiva. C'è meno indivualismo, fra loro, e una grande solidarietà}. Che differenze le balzano agli occhi fra la Prato di quaranta anni fa e quella di oggi? {Quella di oggi è più bella. E' migliorata, è più curata. Mi sembra che ci sia più attenzione verso la città in sé. Sono molte di più le opportunità che Prato offre sul versante culturale, per esempio con i musei e il teatro. Non mancano però i problemi, come si sa, a cominciare dall'occupazione e dalla percezione di sicurezza dei cittadini. A questo riguardo, ci sono zone della città più problematiche di altre, spesso quelle dove si concentra una presenza straniera}. Insomma, va meglio ma va anche peggio. Ha suggerimenti in proposito? {Che si ricominci a fare imprenditoria}.
Venire per lavorare era comunque piacevole. Si conoscevano tante donne, c'erano più contatti, mentre in campagna eravamo più isolati}. Che cosa ricorda, parte il traffico, e che cosa conosceva della città di allora? {Non molto. Ricordo le gore. Ho impressa l'immagine di quella di via Ferrucci che allora era ancora scoperta e che, nel buio di quando arrivavamo in città, scorreva lenta e fumava. I lavoratori che prendevano l'autobus si ritrovavano al capolinea di piazza San Marco. Me li ricordo, e mi ricordo di me stessa, intirizziti dal freddo. Allora non c'erano i piumini e c'erano pochi soldi anche per comprare il cappotto. In genere si faceva economia su tutto e, scesi dal bus, eravamo in molti a prendere il cappuccino una sola volta al mese}. Il panorama era di sole gore e persone? {C'erano anche le ciminiere. D'inverno, la Prato di quei tempi là dava l'impressione, pur non essendolo, di essere una città nebbiosa. E secondo me, quella era anche una città più caotica di quella attuale}. Le piaceva lo stesso? {Certo, anche se ho imparato a conoscerla e apprezzarla quando mi ci sono trasferita}.
E non le dispiacque lasciare la campagna? {In fondo no. Ero giovane e desideravo venire in città. M'incuriosivano i negozi, i cinema che a Prato, negli anni Sessanta, erano tanti. Però sono grata a mio padre, che ora è scomparso, per avere ricomprato la casa di campagna dove sono nata e che ha lasciato a noi quattro fratelli}. Una volta divenuta pratese, da semplice pendolare, che cosa cambiò? {Senza dubbio ebbi modo di conoscere più persone e di conoscere meglio la città, di viverla tutti i giorni anche al di fuori del percorso per andare a lavorare. Il lavoro restò comunque centrale. Da delegata, nel biennio 1976-1977, ebbi modo di allargare ancora la mia conoscenza delle persone e, in fondo, della città. Nel 1978, poi, iniziò la mia esperienza in Cgil e iniziai davvero a scoprire e conoscere Prato}. Ci indichi un luogo fisico della città che le piaceva e che, se c'è sempre, continua a piacerle. Insomma, che cosa trova bello? {Piazza del Duomo. Mi ha sempre affascinato la cattedrale. E il Castello dell'Imperatore che, tra l'altro, negli anni Sessanta non era ancora stato restaurato}.
Di brutto, invece? {Fino a pochi anni fa c'era il Bisenzio. Mi faceva proprio impressione vedere quel fiume, vederlo cambiare colore}. Meno male che sono arrivati i depuratori. Ora passeggia sulle piste ciclabili in riva al fiume? {Mi piace camminare ma seguo un altro itinerario. Abito a La Querce e mi piace andare verso Travalle o sul Poggio Secco}. Della sua prima attività sindacale che cosa ricorda? Erano tempi sicuramente diversi, tanto per l'economia cittadina che per il movimento operaio {Mi ricordo bene l'occupazione della Garigliano, per Pasqua. Volevano assegnare più macchine ai lavoratori e non volevano rinnovare il contratto aziendale. Devo dire che fu un'occupazione abbastanza tranquilla. Di lì a poco, fu rapito e ucciso Aldo Moro. Mi rimane impressa la grande mobilitazione, i tanti scioperi e la voglia di partecipare che avevano tutti. Si parlava di infortunistica sul lavoro, di temi sociali e non soltanto di salario}. Oggi si occupa invece di pensionati... {Del resto, dopo 40 anni, nel 2002, sono andata in pensione. Guardate, però, che c'è sempre bisogno d'iniziative, non soltanto a Prato e in Italia, per tenere i pensionati in attività e utilizzare il loro tempo libero, per loro stessi e per tutta la società}.
Come sono, anzi come siete, i pensionati pratesi? {Direi attivi e ben amalgamati. Sta arrivando alla pensione e in gran parte c'è già arrivata la generazione venuta dal sud Italia e dalle campagne intorno a Prato o dalle altre zone della Toscana. Sono persone con un grande patrimonio, che hanno saputo amalgamarsi e sentirsi parte di una società, quella pratese, pur portando con sé abitudini e culture diverse. Sono spesso persone che conoscono tanto la vita contadina che quella della fabbrica. Fra i più anziani, poi, noto una visione tutto sommato positiva. C'è meno indivualismo, fra loro, e una grande solidarietà}. Che differenze le balzano agli occhi fra la Prato di quaranta anni fa e quella di oggi? {Quella di oggi è più bella. E' migliorata, è più curata. Mi sembra che ci sia più attenzione verso la città in sé. Sono molte di più le opportunità che Prato offre sul versante culturale, per esempio con i musei e il teatro. Non mancano però i problemi, come si sa, a cominciare dall'occupazione e dalla percezione di sicurezza dei cittadini. A questo riguardo, ci sono zone della città più problematiche di altre, spesso quelle dove si concentra una presenza straniera}. Insomma, va meglio ma va anche peggio. Ha suggerimenti in proposito? {Che si ricominci a fare imprenditoria}.
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