Il Tirreno

Prato

Se non paga il pedofilo, paghi il Comune

Paolo Nencioni
Se non paga il pedofilo, paghi il Comune

I genitori dei bambini molestati chiedono i danni anche al Ministero

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Se il pedofilo non risarcisce le sue vittime, che siano il Comune e il Ministero a metter mano al portafoglio. Questo il senso della causa civile intentata dal legale che assiste 16 delle 17 famiglie di Vaiano i cui figli hanno subìto molestie sessuali nell’autunno del 1997, quando frequentavano la scuola materna di Sofignano. La causa davanti al Tribunale di Firenze dovrebbe iniziare a giugno e in ballo ci sono un sacco di soldi, circa 30.000 euro per ogni bambino molestato, che con la rivalutazione e gli interessi fanno un conto totale che potrebbe superare gli 800.000 euro. La causa è stata intentata dall’avvocato fiorentino Elena Zazzeri e si riferisce a una vicenda che negli anni scorsi aveva destato un grande clamore. Ciro Napolitano, all’epoca ventinovenne, bidello dell’asilo di Sofignano, fu accusato di aver organizzato giochi a sfondo sessuale coinvolgendo 17 bambini di tre e quattro anni che frequentavano la scuola. Le indagini presero il via dalla denuncia di un genitore, che aveva sentito gli strani racconti del figlio sulle cose che succedevano all’asilo.

Poi si aggiunsero i racconti degli altri, ma l’inchiesta sembrava giunta a un punto morto, fino a quando fu ripresa dal sostituto procuratore Eligio Paolini, che sulla base di tre differenti perizie psicologiche si convinse che i bambini dicevano il vero. Rispetto ad altri casi simili sui quali si sono fin da subito accesi i riflettori, vedi l’esempio di Rignano Flaminio, quello di Sofignano, per scelta delle parti, è rimasto a lungo nell’ombra. E si è distinto per un’altra particolarità: i bambini non sono mai stati sentiti in aula, nemmeno in incidente probatorio, basandosi l’accusa sui racconti riferiti dai genitori. «A loro interessava la giustizia, non la pubblicità» spiega l’avvocato Zazzeri. Ciro Napolitano ha partecipato al processo da uomo libero ed è stato condannato in tutti e tre i gradi di giudizio: 9 anni di reclusione, confermati in appello e in Cassazione, nel marzo di quattro anni fa, quando fu arrestato nella sua abitazione in provincia di Caserta. Nel frattempo era stato trasferito (e qualcuno dovrebbe spiegare perché fu messo a controllare la palestra di una scuola media). Ora sta scontando la sua pena, ma sembra che non abbia una lira.

Di fatto, come conferma l’avvocato Zazzeri, le 16 famiglie che hanno scelto di intentare la causa civile (solo una ha rinunciato) in questi anni non hanno visto un soldo. Per questo hanno deciso di tornare alla carica dopo aver ottenuto giustizia sul piano penale. La sentenza di primo grado, pronunciata il 16 novembre 2000, aveva condannato l’imputato a risarcire 60 milioni di lire per ognuno dei bambini molestati. Una somma che era prevedibile il bidello non avesse. Ecco dunque la necessità di promuovere l’azione civile. Le famiglie chiedono i danni al Comune di Vaiano e al ministero dell’Istruzione in base al principio della responsabilità oggettiva. Il Comune ha assunto una persona che ha tradito la sua fiducia e dunque deve rispondere in solido col Ministero per i danni provocati. E lo stesso Comune si trova in una situazione singolare, visto che già in primo grado si era costituito parte civile nel processo e dunque poteva ambire a un risarcimento che ora invece rischia di dover pagare. Rischia anche la direttrice didattica nei cui confronti il Ministero potrebbe rivalersi in caso di condanna.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa