Sicurezza
Disoccupati si reinventano imprenditori
Centoventi richieste di consulenza in un mese allo sportello Fil
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PRATO. Cinquant’anni e in tasca una lettera di mobilità. Intorno la difficoltà di ritrovare un lavoro da dipendente. Ed ecco che i pratesi disoccupati non esitano ad arrotolarsi le maniche e a tentare la strada del lavoro autonomo. Sono ben 120, in appena un mese, le richieste di consulenza al nuovo servizio della Fil per promuovere l’autoimprenditoria. C’è un futuro tutto da costruire per molti disoccupati pratesi che dimostrano di avere ancora molto in comune con i propri babbi e nonni: oggi sarà infatti per motivi di necessità impellente dovuto al fatto che il lavoro dipendente fa sempre più rima con precariato ma il rischio di mettersi in proprio è ancora una strada che a Prato viene presa seriamente in considerazione. Ovviamente non per il tessile dove le aziende individuali sembrano avere poche speranze nonostante dal punto di vista dell’offerta di posti sia il settore ancora trainante.
«Lo sportello per l’autoimprenditoria - spiega Michele Del Campo, direttore del Centro per l’impiego - è nato circa un mese fa per aiutare chi non ha un lavoro a trasformare una propria idea in un’impresa. Il nostro personale si confronta con l’utente e insieme buttano giù un business plan. Se la cosa può funzionare si indirizza la persona interessata verso specialisti che possono aiutarli nelle pratiche per aprire una società». Un successo del progetto che neppure alla Fil si immaginavano. «Si sono presentate oltre 120 persone. Perlopiù operai in mobilità, di tutte le età, che volevano trasformare in lavoro in proprio quello fatto come dipendenti. Elettricisti industriali che pensano di fare l’elettricista in proprio, muratori ma anche donne che aprono aziende di pulizie o di servizi. Donne che pensano di rimettersi in gioco aprendo un asilo nido privato. In genere è una scelta che nasce dalla demotivazione di ricominciare da capo all’interno di un’azienda con meno prospettive rispetto al passato».
«Lo sportello per l’autoimprenditoria - spiega Michele Del Campo, direttore del Centro per l’impiego - è nato circa un mese fa per aiutare chi non ha un lavoro a trasformare una propria idea in un’impresa. Il nostro personale si confronta con l’utente e insieme buttano giù un business plan. Se la cosa può funzionare si indirizza la persona interessata verso specialisti che possono aiutarli nelle pratiche per aprire una società». Un successo del progetto che neppure alla Fil si immaginavano. «Si sono presentate oltre 120 persone. Perlopiù operai in mobilità, di tutte le età, che volevano trasformare in lavoro in proprio quello fatto come dipendenti. Elettricisti industriali che pensano di fare l’elettricista in proprio, muratori ma anche donne che aprono aziende di pulizie o di servizi. Donne che pensano di rimettersi in gioco aprendo un asilo nido privato. In genere è una scelta che nasce dalla demotivazione di ricominciare da capo all’interno di un’azienda con meno prospettive rispetto al passato».
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