La manifestazione
Olio nuovo, è una caccia al tesoro
Francesca Gori
Ridotta la produzione del 60% per l'attacco della mosca e le gelate
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PRATO. Un’annata da dimenticare. I produttori di olio della provincia non hanno dubbi. Per colpa della mosca, che ha attaccato gli olivi che puntellano le nostre colline, per colpa delle gelate d’aprile, che hanno spazzato via i fiori di moraiole che stavano spuntando sugli alberi. Il calo della produzione è stato brusco. Rispetto all’anno scorso, ci sono aziende che hanno perso anche il 60% del loro prodotto. Una diminuzione, quella della quantità d’olio, che ha preoccupato i consumatori sui possibili aumenti del prezzo. Aumenti che, stando a quanto riferiscono i produttori, invece non si sono quasi fatti sentire. Perché chi fa l’olio e lo vende, almeno a Prato, sa che la sua è una passione che non può far pesare sulle tasche dei consumatori. Ragiona così, Roberto Mechi, dell’omonima azienda agricola di Montemurlo. «Ogni anno ci penso - dice - se dovessi far pagare ai clienti quanto costa a me fare l’olio, dovrei farli spendere almeno 2 euro in più al chilo rispetto al prezzo di vendita.
E’ impossibile calcolare quanto costa davvero l’olio». Un calcolo difficilissimo da fare, soprattutto quest’anno che ci si è messa di mezzo anche la mosca delle olive. Per evitare che quest’insetto facesse danni incommensurabili e costringesse gli olivocoltori a buttare alle ortiche l’intera raccolta, sono stati necessari dei trattamenti. Che costano parecchio. Da Artimino alla Valbisenzio, è tutto un via vai per sapere quanto costa l’olio e quanto ne è rimasto. Perché ci sono aziende, come la fattoria di Bacchereto che produce olio e vino biodinamico, che di extravergine non ne ha più un goccio. Stesso discorso anche al Poggiolo di Carmignano, dove l’olio è quasi finito. «Questa è stata un’annata davvero particolare e difficile - spiega Ugo Damerini, agronomo, uno dei maggiori esperti di olio prodotto tra Prato, Pistoia e Empoli - perché oltre all’attacco della mosca, anche il clima non è stato dei migliori.
Le gelate primaverili hanno messo a dura prova la fioritura delle olive moraiole, e il vento forte ha fatto cadere dagli olivi tantissimi frutti. Senza parlare della siccità di quest’estate. Quello che ci consola comunque, è che tante aziende hanno fatto un prodotto di alta qualità». Altre invece, soprattutto i piccoli produttori che lavorano fuori dalle certificazioni, hanno portato al frantoio le olive colpite dalla mosca, senza star troppo a guardare all’acidità dell’olio che ha anche un sapore ben diverso da quello buono. «La gente deve abituarsi a gustare e a capire che esiste un olio buono e un olio che buono non è - aggiunge Damerini - perché solo così potranno fare pressioni sugli olivocoltori che si ostinano a fare un olio di scarsa qualità vendendolo però allo stesso prezzo di quello buono». Ugo Damerini è uno che le cose le dice. E le dice lanciando anche delle provocazioni ben studiate. «C’è un’abitudine che è comune a quasi tutti i produttori - aggiunge - che è quella di fare la raccolta delle olive a novembre. Nel mio podere io ho finito la frangitura a metà ottobre.
Forse bisognerebbe davvero iniziare ad interrogarsi su vecchie abitudini che dovrebbero essere cambiate, soprattutto quando è anche il clima che cambia». A fare due conti, i produttori di olio pratesi, di quantità ne hanno persa tanta. «Nella mia azienda - dice Ovidio Petrucci, uno dei produttori di olio della Valbisenzio - ho fatto soltanto un quarto dell’olio dell’anno scorso. Ma se contro il clima non possiamo fare niente, contro la mosca sarebbe il caso di organizzarsi. Esistono delle trappole specifiche, ma devono essere realizzate da tutti i produttori d’olio della Valbisenzio, o del Montalbano». Se da una parte i produttori che hanno comunque portato le olive al frantoio, si sono accontentati di ritoccare al massimo di un euro il prezzo al chilo, perdendo quindi diverse decine di migliaia di euro rispetto al’anno scorso, a non passarsela bene sono i frantoi.
Nella nostra provincia ce ne sono sette (La Rocca a Montemurlo, Figline, Castello, Valbisenzio, fattoria di Colle, Piqué a Canneto, Capezzana e Torrini), ma già in questi giorni, hanno quasi finito del tutto di frangere le olive. «Sono stata tutto il giorno nel campo - dice la titolare del frantoio Castello - perché al frantoio non c’era niente da fare. L’anno scorso abbiamo lavorato anche la notte, oggi è grassa se si è tenuto aperto il giorno».
E’ impossibile calcolare quanto costa davvero l’olio». Un calcolo difficilissimo da fare, soprattutto quest’anno che ci si è messa di mezzo anche la mosca delle olive. Per evitare che quest’insetto facesse danni incommensurabili e costringesse gli olivocoltori a buttare alle ortiche l’intera raccolta, sono stati necessari dei trattamenti. Che costano parecchio. Da Artimino alla Valbisenzio, è tutto un via vai per sapere quanto costa l’olio e quanto ne è rimasto. Perché ci sono aziende, come la fattoria di Bacchereto che produce olio e vino biodinamico, che di extravergine non ne ha più un goccio. Stesso discorso anche al Poggiolo di Carmignano, dove l’olio è quasi finito. «Questa è stata un’annata davvero particolare e difficile - spiega Ugo Damerini, agronomo, uno dei maggiori esperti di olio prodotto tra Prato, Pistoia e Empoli - perché oltre all’attacco della mosca, anche il clima non è stato dei migliori.
Le gelate primaverili hanno messo a dura prova la fioritura delle olive moraiole, e il vento forte ha fatto cadere dagli olivi tantissimi frutti. Senza parlare della siccità di quest’estate. Quello che ci consola comunque, è che tante aziende hanno fatto un prodotto di alta qualità». Altre invece, soprattutto i piccoli produttori che lavorano fuori dalle certificazioni, hanno portato al frantoio le olive colpite dalla mosca, senza star troppo a guardare all’acidità dell’olio che ha anche un sapore ben diverso da quello buono. «La gente deve abituarsi a gustare e a capire che esiste un olio buono e un olio che buono non è - aggiunge Damerini - perché solo così potranno fare pressioni sugli olivocoltori che si ostinano a fare un olio di scarsa qualità vendendolo però allo stesso prezzo di quello buono». Ugo Damerini è uno che le cose le dice. E le dice lanciando anche delle provocazioni ben studiate. «C’è un’abitudine che è comune a quasi tutti i produttori - aggiunge - che è quella di fare la raccolta delle olive a novembre. Nel mio podere io ho finito la frangitura a metà ottobre.
Forse bisognerebbe davvero iniziare ad interrogarsi su vecchie abitudini che dovrebbero essere cambiate, soprattutto quando è anche il clima che cambia». A fare due conti, i produttori di olio pratesi, di quantità ne hanno persa tanta. «Nella mia azienda - dice Ovidio Petrucci, uno dei produttori di olio della Valbisenzio - ho fatto soltanto un quarto dell’olio dell’anno scorso. Ma se contro il clima non possiamo fare niente, contro la mosca sarebbe il caso di organizzarsi. Esistono delle trappole specifiche, ma devono essere realizzate da tutti i produttori d’olio della Valbisenzio, o del Montalbano». Se da una parte i produttori che hanno comunque portato le olive al frantoio, si sono accontentati di ritoccare al massimo di un euro il prezzo al chilo, perdendo quindi diverse decine di migliaia di euro rispetto al’anno scorso, a non passarsela bene sono i frantoi.
Nella nostra provincia ce ne sono sette (La Rocca a Montemurlo, Figline, Castello, Valbisenzio, fattoria di Colle, Piqué a Canneto, Capezzana e Torrini), ma già in questi giorni, hanno quasi finito del tutto di frangere le olive. «Sono stata tutto il giorno nel campo - dice la titolare del frantoio Castello - perché al frantoio non c’era niente da fare. L’anno scorso abbiamo lavorato anche la notte, oggi è grassa se si è tenuto aperto il giorno».
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