La manifestazione
I committenti pagheranno per i terzisti
Ileana Reali
Lanifici chiamati a versare i contributi per gli operai di un'orditura
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PRATO. E’ una lettera di poche righe, firmata da dieci lavoratori, ma sta scuotendo il distretto tessile e i rapporti all’interno della filiera. Il terzista non paga i lavoratori e non versa i contributi? Allora tocca all’azienda committente, quella per cui i dipendenti seppur indirettamente lavoravano, a pagare. E non solo per gli importi dovuti per la lavorazione dei propri capi all’azienda terzista come prevede un articolo (il 1676) del Codice civile. C’è anche la legge Biagi, su cui si costruisce il castello interpretativo che porta alla richiesta degli operai, e che dice chiaro, chiaro «indipendentemente dal debito». E la Finanziaria 2007, rincara: «il committente è obbligato in solido con l’appaltatore entro il limite di due anni dalla cessazione dell’appalto». La parola appalto non tragga in inganno: l’estensione interpretativa delle leggi parte proprio da qui. I rapporti interni alla filiera possono essere considerati appalti? La risposta negativa non è scontata. Non lo è per gli operai e i loro avvocati nè tantomeno per gli industriali pratesi che questo procedimento civile, appena avviato, lo stanno prendendo in seria considerazione. Il mondo tessile, dalla data di arrivo della lettera ai committenti, è in fibrillazione.
I lanifici rischiano infatti di trovarsi con delle belle gatte da pelare e soprattutto una montagna di soldi da pagare, i terzisti guardano ai cambiamenti in atto come al modo per far fuori i colleghi poco attenti alle regole e per questo più competitivi nei prezzi. I lavoratori invece, dal canto loro,- se le nuove linee interpretative andranno in porto - avranno sempre più certezze di avere quanto dovuto. L’argomento sarà all’ordine del giorno del consiglio direttivo dell’Unione industriale il 29 ottobre e della sezione filatori il giorno successivo. L’obiettivo, al di là della spiegazione di quanto sta accadendo, dovrà infatti essere quello di trovare delle soluzioni per limitare i danni. La sensazione è che ci si trovi difronte a un caso che potrebbe cambiare molto i rapporti interni alla filiera. E non perché i committenti che sono stati chiamati a pagare per conto del terzista, nel caso specifico un’orditura pratese, siano tra i principali attori del distretto (si tratta di Apollo industria filati, Lenzi Egisto, Lanificio Bartolini Sestilio, Apollo spa, Pecci, Spikki d’Italia, tessitura Italia, Multitex) ma perché questo potrebbe essere l’inizio di un procedimento pilota.
E la sfida è ben più vasta: è riuscire a regolarizzare i rapporti tra terzisti e committenti perché l’unico appiglio per i lanifici sarà dimostrare che hanno fatto di tutto per verificare che i dipendenti delle aziende a cui hanno dato lavoro fossero in perfetta regola. «Il 10 ottobre - spiega l’avvocato di Carrara Sergio Lalli che, con il responsabile dell’ufficio vertenze della Cgil pratese Fabrizio Gorelli, sta portando avanti il procedimento - era stato fissato il primo incontro con l’azienda terzista che però non si è presentata. La lettera inviata ai lanifici riguarda una decina di lavoratori ed è un pignoramento verso terzi, un procedimento che applichiamo da tempo anche se limitatamente alle cifre che l’azienda terzista dovrebbe riscuotere. La novità è stata infatti quella di ricordare ai committenti che l’articolo 1676 del Codice civile non è l’unica legge che disciplina la materia». Insomma c’è ben di peggio.
Nel caso specifico probabilmente non si arriverà alle maniere forti (i crediti vantati dall’orditura coprono abbondantemente i mancati pagamenti ai lavoratori, circa 80.000 euro) e quindi l’accordo potrebbe arrivare ben presto. Ma, se nel caso specifico, il sorriso per le parti coinvolte è dietro l’angolo, l’esperienza insegna che il via libera alle interpretazioni estensive delle leggi sugli appalti potrebbe arrivare prima di quanto ci si aspetti.
I lanifici rischiano infatti di trovarsi con delle belle gatte da pelare e soprattutto una montagna di soldi da pagare, i terzisti guardano ai cambiamenti in atto come al modo per far fuori i colleghi poco attenti alle regole e per questo più competitivi nei prezzi. I lavoratori invece, dal canto loro,- se le nuove linee interpretative andranno in porto - avranno sempre più certezze di avere quanto dovuto. L’argomento sarà all’ordine del giorno del consiglio direttivo dell’Unione industriale il 29 ottobre e della sezione filatori il giorno successivo. L’obiettivo, al di là della spiegazione di quanto sta accadendo, dovrà infatti essere quello di trovare delle soluzioni per limitare i danni. La sensazione è che ci si trovi difronte a un caso che potrebbe cambiare molto i rapporti interni alla filiera. E non perché i committenti che sono stati chiamati a pagare per conto del terzista, nel caso specifico un’orditura pratese, siano tra i principali attori del distretto (si tratta di Apollo industria filati, Lenzi Egisto, Lanificio Bartolini Sestilio, Apollo spa, Pecci, Spikki d’Italia, tessitura Italia, Multitex) ma perché questo potrebbe essere l’inizio di un procedimento pilota.
E la sfida è ben più vasta: è riuscire a regolarizzare i rapporti tra terzisti e committenti perché l’unico appiglio per i lanifici sarà dimostrare che hanno fatto di tutto per verificare che i dipendenti delle aziende a cui hanno dato lavoro fossero in perfetta regola. «Il 10 ottobre - spiega l’avvocato di Carrara Sergio Lalli che, con il responsabile dell’ufficio vertenze della Cgil pratese Fabrizio Gorelli, sta portando avanti il procedimento - era stato fissato il primo incontro con l’azienda terzista che però non si è presentata. La lettera inviata ai lanifici riguarda una decina di lavoratori ed è un pignoramento verso terzi, un procedimento che applichiamo da tempo anche se limitatamente alle cifre che l’azienda terzista dovrebbe riscuotere. La novità è stata infatti quella di ricordare ai committenti che l’articolo 1676 del Codice civile non è l’unica legge che disciplina la materia». Insomma c’è ben di peggio.
Nel caso specifico probabilmente non si arriverà alle maniere forti (i crediti vantati dall’orditura coprono abbondantemente i mancati pagamenti ai lavoratori, circa 80.000 euro) e quindi l’accordo potrebbe arrivare ben presto. Ma, se nel caso specifico, il sorriso per le parti coinvolte è dietro l’angolo, l’esperienza insegna che il via libera alle interpretazioni estensive delle leggi sugli appalti potrebbe arrivare prima di quanto ci si aspetti.
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