Sicurezza
Una mannaia sui precari della scuola
A Prato il pacchetto welfare mette a rischio 60 tra insegnanti e bidelli
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PRATO. Sono una scure, per i precari di Prato, le regole del “pacchetto welfare” varate dal consiglio dei ministri l’altra sera. Un mannaia che rischia di piombare, in particolare modo, sul settore della scuola decimando insegnanti, ausiliari e bidelli. I numeri sono più esplicativi dei discorsi: da qui a gennaio-febbraio potrebbero essere 24 i dipendenti del settore scuola e dover andare a casa per l’impossibilità di vedersi rinnovare il contratto. Ma questa è solo la punta dell’iceberg perchè complessivamente i contratti a scadenza entro l’anno e non più rinnovabili sono oltre sessanta. Un numero tale che metterebbe in ginocchio l’intero comparto con chiusura di sezioni se non, addirittura, in intere scuole materne e nidi. «E’ chiaro che per noi sarebbe un disastro - commenta l’assessore al Persona Andrea Breschi, impegnato nei conteggi dei precari a rischio anche negli alatri settori della pubblica amministrazione - e che avvieremo una serie di iniziative per fare presente a livello governativo la nostra situazione».
Il disegno di legge varato dal consiglio dei ministro, che entrerà nella Finanziaria e passerà al vaglio dei due rami del Parlamento, conferma la durata massina dei contratti a termine, con la stessa azienda, in trentasei mesi oltre i quali è possibile una sola proroga con la stipula davanti alla direzione provinciale del lavoro e con la garanzia della presenza di un sindacato. E’ prevista, inoltre, una proroga di quindici mesi per i lavoratori che hanno avuto contratti con una stessa azienda ma non hanno raggiunti i 36 mesi complessivi. Da queste norme sono esclusi solo i lavoratori stagionali. La questione-Prato si pone in questi termini: i primi 24 lavoratori a rischio e gli ulteriori 36 hanno già abbondantemente superato la soglia dei trentasei mesi e - se la legge resterà così com’è - in nessun caso potranno ottenere un nuovo contratto. «Abbiamo già dato chiesto all’Anci e ai nostri parlamenteri - continua Breschi - compreso il sottosegretario Beatrice Magnolfi che è alla Funzione Pubblica di mobilitarsi affinchè le realtà come Prato, con in atto un forte incremeto demografico e un altrettanto forte flusso di immigrati, ottengano una deroga».
Se non arriverà il Comune di Prato è intenzionato a dare battaglia fino ad aprire un contenzioso con il Governo. Anche perchè il prossimo sarà, per il setore scuola, un anno cruciale. Entreranno alle materne i bambini nati nel 2005, l’anno del baby-boom. E il Comune dovrà chiedere allo Stato almeno altre sette sezioni di scuola e dotarle, ovviamente, di personale. Gli uffici tecnici stanno comunque già studiando vie d’uscita alternative. Se entro un mese le sollecitazioni non avranno avuto effetti il Comune provvederà - prima dell’entrata in vigore della Finanziaria - a rinnovare almeno fino a giugno (termine dell’anno scolastico) i contratti a termine in scadeza i primi dell’anno prossimo. Per quelli in scadenza successivamente la questione è aperta. Con ogni probabilità si andrà a una nuova tornata di assunzioni affidandosi alle graduatorie. Ma il problema resta per gli esclusi. Quanti precari storici del Comune, infatti, dovranno per forza di cose tornarsene a casa?
Il disegno di legge varato dal consiglio dei ministro, che entrerà nella Finanziaria e passerà al vaglio dei due rami del Parlamento, conferma la durata massina dei contratti a termine, con la stessa azienda, in trentasei mesi oltre i quali è possibile una sola proroga con la stipula davanti alla direzione provinciale del lavoro e con la garanzia della presenza di un sindacato. E’ prevista, inoltre, una proroga di quindici mesi per i lavoratori che hanno avuto contratti con una stessa azienda ma non hanno raggiunti i 36 mesi complessivi. Da queste norme sono esclusi solo i lavoratori stagionali. La questione-Prato si pone in questi termini: i primi 24 lavoratori a rischio e gli ulteriori 36 hanno già abbondantemente superato la soglia dei trentasei mesi e - se la legge resterà così com’è - in nessun caso potranno ottenere un nuovo contratto. «Abbiamo già dato chiesto all’Anci e ai nostri parlamenteri - continua Breschi - compreso il sottosegretario Beatrice Magnolfi che è alla Funzione Pubblica di mobilitarsi affinchè le realtà come Prato, con in atto un forte incremeto demografico e un altrettanto forte flusso di immigrati, ottengano una deroga».
Se non arriverà il Comune di Prato è intenzionato a dare battaglia fino ad aprire un contenzioso con il Governo. Anche perchè il prossimo sarà, per il setore scuola, un anno cruciale. Entreranno alle materne i bambini nati nel 2005, l’anno del baby-boom. E il Comune dovrà chiedere allo Stato almeno altre sette sezioni di scuola e dotarle, ovviamente, di personale. Gli uffici tecnici stanno comunque già studiando vie d’uscita alternative. Se entro un mese le sollecitazioni non avranno avuto effetti il Comune provvederà - prima dell’entrata in vigore della Finanziaria - a rinnovare almeno fino a giugno (termine dell’anno scolastico) i contratti a termine in scadeza i primi dell’anno prossimo. Per quelli in scadenza successivamente la questione è aperta. Con ogni probabilità si andrà a una nuova tornata di assunzioni affidandosi alle graduatorie. Ma il problema resta per gli esclusi. Quanti precari storici del Comune, infatti, dovranno per forza di cose tornarsene a casa?
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