Il Tirreno

Prato

Arriva Benigni, Vergaio è in prima fila

Francesca Gori
Roberto Benigni
◗
Roberto Benigni

Gli amici ricordano le storie di paese. E stasera tutti allo stadio

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PRATO. Stasera al Lungobisenzio ci saranno anche loro. I “compagni di merende”, di poker, di briscola e di 21. Tutti insieme, per abbracciare di nuovo Robertaccio, quello arrivato da Misericordia piccino piccino, per condividere con loro gli anni delle zingarate, della partite fino a tarda notte, delle discussioni politiche e delle battute. Franco Casaglieri, Vasco Valentini, Valeriano Biagioni per gli amici Riccardo, Vasco Rossi e il Micheli. Ma anche Renzone, al secolo Renzo Fabbri, l'uomo più forte del mondo, che allo stadio ci va solo se a portarlo in auto è il Casaglieri.

Un amarcord tra il dolce e l'amaro. Dolce come l'affetto per l'amico Benigni, amaro, come le battutacce che tiravano fino all'alba al circolo l'Unione di Vergaio.
Perché questi signori, che a vederli sembrerebbero persone serie, tutte d'un pezzo, sono i veri amici di Benigni. Ergo, tanto seri non possono esserlo. Quelli che ci sono andati a scuola insieme e quelli che hanno sempre riso a crepapelle per le sue battute. Il Casaglieri era con Benigni alle elementari, il Biagioni invece, era quello che aveva smesso di studiare e ora è responsabile del settore pelle nientemeno che da Roberto Cavalli, mentre il Valentini, che ha condiviso con Roberto anche gli anni del Datini, è un noto commercialista. Renzone invece era solo “l'uomo più forte del mondo”, quello che, si racconta ancora oggi al circolo, riusciva a portare una balla da cinque quintali sulla schiena. Un uomo che è diventato, a volte suo malgrado, bersaglio di scherzi da parte di Robertaccio. «La prese a raccontare che io ero un grande amatore e che avevo un grande merito - dice Renzone, che oggi ha 72 anni - perché una volta, riuscii ad alzare un corbello di 25 kg con un organo un po' particolare. Roberto lo diceva durante gli spettacoli, e mi fece stare anche un mese senza parlare con la mi' moglie, perché si divertiva a dare il mio numero di telefono. Le ragazze e le spose mi chiamavano in continuazione». Stasera al Lungobisenzio quindi, gli amici di Roberto saranno lì tutti insieme, come ai vecchi tempi. Come quando sostenevano che alla casa del popolo di Vergaio erano così avanti da averci Vasco Rossi (altro amico di Roberto), prima ancora che il Blasco nazionale iniziasse a cantare. «Erano dei tempi davvero meravigliosi - ricorda Riccardo Biagioni - e con Roberto era tutto un ridere e uno scherzare. Ma oggi Benigni per me è anche un'altra cosa. Io a scuola ero ciuco, e quando i professori attaccavano con la Divina Commedia mi prendeva la smania. Ho visto le 13 serate che Roberto ha fatto su Dante a Firenze. L'ho capita e quindi amata da vecchio, proprio grazie a lui».

Il seme dantesco era comunque già stato gettato a Vergaio. Nei campi dove cresceva il grano e al circolo dove tutti erano comunisti, qualche anziano si dilettava a cantar Dante. «Roberto e io la Divina Commedia l'abbiamo sentita le prime volte raccontata dagli anziani del paese - ricorda Franco Casaglieri - e l'abbiamo sempre amata. Ma ora, Roberto l'ha trasformata in un altro grande capolavoro». Al Datini, Benigni se la intendeva bene con Vasco Valentini. «Una volta durante una partita di calcio - ricorda - si perse il pallone. Lo ritrovammo durante un incontro tra altre due squadre che eravamo andati a vedere. Ovviamente Roberto non giocava, perché era negato. Ma quando andammo a chiedere a questi ragazzi se ci restituivano il pallone che avevamo cercato ovunque, ci dissero che a venderlo era stato proprio il Benigni. Ora Roberto è diventato quello che è, ma vi assicuro che noi siamo rimasti i grulli di prima».

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