Il Tirreno

Prato

Roberto un amico che torna a casa

F. G.

Taglio del nastro domani al Cassero medievale per la mostra di foto di Nedo Coppini

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PRATO. Quaranta foto che raccontano Roberto Benigni, ma anche e soprattutto, l'emozione di chi le ha scattate. L'inaugurazione della mostra “Benigni nelle foto e nei ricordi di Nedo Coppini”, promossa dall'assessorato alla Cultura del Comune, in cartellone domani alle 18 al Cassero Medievale però, potrebbe trasformarsi in un libro fotografico. «E' un'idea che sto maturando proprio in questi giorni - racconta il fotoreporter che da quasi sessant'anni immortala i maggiori avvenimenti della città - ma ancora non ho deciso niente. Anche perché, ogni volta che qualcuno mi chiede un negativo, o una foto di Benigni, dal mio archivio ne vengono fuori sempre di nuove. Foto che a volte, non ricordo nemmeno di aver scattato». Le immagini che Coppini presenta alla città per accompagnare l'evento “TuttoDante”, raccontano un Roberto Benigni tra la gente di Vergaio, mentre gioca a carte alla casa del popolo o durante momenti spensierati fra i suoi amici.

E sono tantissimi, gli amici di Roberto, che si chiedono ancora, a distanza di anni, come facesse Coppini ad essere a Vergaio ogni volta che Benigni tornava a far visita ai suoi. «Mi chiamavano le persone del paese che lo vedevano arrivare - spiega - e spesso, quando scattavo le foto a Roberto, lui nemmeno se ne accorgeva, tanto volevo essere discreto. L'unica cosa che mi ha sempre vietato di fare, fotografarlo quando era a casa dai suoi». E infatti, Nedo Coppini di foto della mamma Isolina e del babbo Luigi - una sarà anche esposta al Cassero - ne ha tantissime. Ma mai insieme al premio Oscar. Fotogiornalista d'altri tempi, Coppini ha attraverso intera la storia del Dopoguerra pratese. «Il primo scatto l'ho fatto nel 1950 - ricorda - e ancora non mi sono fermato. Ma seguire Benigni è sempre stata una grande passione». E forse, come tutte le grandi passioni, merita di essere anche raccontata in un libro. «Ma ci sono altri personaggi che ho inseguito - dice Coppini - sempre con la stessa passione. Francesco Nuti e Giorgio Panariello sono tra questi». Chissà allora, se Coppini, dedicherà anche a loro almeno una mostra.

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