Il dolore
Le sfide in rima con Guccini
Francesca Gori
Le prime esibizioni di Benigni al cinema Calypso
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PRATO. Prima del cinema, prima del cabaret, Roberto Benigni a Prato si cimentò con il canto in ottava rima. Con un risultato non proprio lusinghiero. Era il 24 ottobre 1974, e al glorioso cinema Calypso di Gaspero, che era proprio a Vergaio, il Centro di documentazione di Prato, organizzò quattro serate dedicate alla canzone popolare”. Tra gli ospiti, anche Francesco Guccini. Il volantino di quella serata, lo conserva ancora oggi con una punta d'orgoglio il regista teatrale Roberto Carlesi. Che fu uno dei primi artisti pratesi ad incrociare il destino di Roberto Benigni.
Secco, bruttarello, ma con una simpatia contagiosa, il premio Oscar di Vergaio, salì timidamente le scale di quello che negli anni '70 fu uno dei centri di sperimentazione creativa della città: il Teatro Schema. E che era là dove oggi si trova il circolo Arci Matteotti, proprio davanti al Metastasio, il luogo per eccellenza della cultura pratese. Nato da un gruppo di “fuoriusciti” del primo Teatro Studio, che a quei tempi pensavano più all'ideologia (quella del “Manifesto” e della parte più democratica del Pdup) che al palcoscenico, al Teatro Schema il discorso sulla cultura, quell'anno, prese proprio le mosse dalla canzone popolare. Era il tempo di Claudio Lolli, che partecipò ad una delle serate pratesi, di Francesco Guccini e anche di Roberto Benigni, che si trovò a proporre le sue ottave a poeti come Altamante Logli e Florio Londi. «Proponemmo questo ragazzino - racconta oggi Roberto Carlesi - perché quando si presentò al teatro Schema, portò con sé la chitarra e ci fece ascoltare alcune canzoni che aveva scritto. Con risultati canori pessimi. Era stonato come una campana. Ma in quello che scriveva e diceva c'era un sarcasmo tale, che ci sembrò davvero di riscoprire tante delle nostre origini pratesi. Roberto a quei tempi non conosceva nemmeno lo schema delle ottave, e per tutta la sera Altamante Logli non fece altro che correggerlo. Ma la serata andò benissimo».
A presentare Benigni cantore in ottava ai pratesi, bastava il volantino che fu realizzato per quella prima serata. «Vogliamo presentare varie ipotesi del filone musicale della canzone in ottava - si legge - e questo nostro intendimento spiega la presenza di Roberto Benigni». Altri tempi, altri linguaggi. Scorrendo il materiale conservato al Centro di documentazione di Prato, e raccolto da Carlesi ai tempi del teatro Schema, si legge ad esempio sul programma di attività per la stagione 1975-76 «Intendiamo aprire un dibattito sul tema: può essere il cinema uno strumento di cultura popolare? A questo scopo inizieremo una serie di proiezioni per avviare un discorso intorno a questo tema». Quasi un fraseggio, quasi un evocare, con qualche anno di anticipo, quella che sarà una delle cifre di “Berlinguer ti voglio bene”. «La prima stesura del monologo del Cioni - ricorda Carlesi - Roberto me la fece leggere per primo. Io rimasi senza parole. Ma gli dissi anche che aveva un gran coraggio a presentarla in giro. Ma quel testo era davvero geniale.
Ero dubbioso sul fatto che in città si potesse fare uno spettacolo del genere, e mi chiesi anche quante repliche gli avrebbero concesso. Ma quella sera al circolo Cherubini di Grignano, quando Robertò salì sul palco e si trasformò in Mario Cioni, per me fu un'emozione incredibile». Roberto Carlesi tutt'oggi è uno dei registi teatrali pratesi più attento alle novità. Ma è anche un uomo che sente il richiamo delle sue radici, di quelle origini pratesi difficili da cancellare. «Roberto negli ultimi anni ha perso quelle radici - dice - e forse ancora non è riuscito a trovarne delle nuove. Per me, che da quarant'anni mi occupo di teatro, Benigni è e rimane Mario Cioni. Senza dubbio un grande improvvisatore, ma anche un artista che osserva e assimila molto. Un successo di questo tipo per noi era inimmaginabile a quei tempi. Ma in lui avevamo riposto grandi speranze».
Secco, bruttarello, ma con una simpatia contagiosa, il premio Oscar di Vergaio, salì timidamente le scale di quello che negli anni '70 fu uno dei centri di sperimentazione creativa della città: il Teatro Schema. E che era là dove oggi si trova il circolo Arci Matteotti, proprio davanti al Metastasio, il luogo per eccellenza della cultura pratese. Nato da un gruppo di “fuoriusciti” del primo Teatro Studio, che a quei tempi pensavano più all'ideologia (quella del “Manifesto” e della parte più democratica del Pdup) che al palcoscenico, al Teatro Schema il discorso sulla cultura, quell'anno, prese proprio le mosse dalla canzone popolare. Era il tempo di Claudio Lolli, che partecipò ad una delle serate pratesi, di Francesco Guccini e anche di Roberto Benigni, che si trovò a proporre le sue ottave a poeti come Altamante Logli e Florio Londi. «Proponemmo questo ragazzino - racconta oggi Roberto Carlesi - perché quando si presentò al teatro Schema, portò con sé la chitarra e ci fece ascoltare alcune canzoni che aveva scritto. Con risultati canori pessimi. Era stonato come una campana. Ma in quello che scriveva e diceva c'era un sarcasmo tale, che ci sembrò davvero di riscoprire tante delle nostre origini pratesi. Roberto a quei tempi non conosceva nemmeno lo schema delle ottave, e per tutta la sera Altamante Logli non fece altro che correggerlo. Ma la serata andò benissimo».
A presentare Benigni cantore in ottava ai pratesi, bastava il volantino che fu realizzato per quella prima serata. «Vogliamo presentare varie ipotesi del filone musicale della canzone in ottava - si legge - e questo nostro intendimento spiega la presenza di Roberto Benigni». Altri tempi, altri linguaggi. Scorrendo il materiale conservato al Centro di documentazione di Prato, e raccolto da Carlesi ai tempi del teatro Schema, si legge ad esempio sul programma di attività per la stagione 1975-76 «Intendiamo aprire un dibattito sul tema: può essere il cinema uno strumento di cultura popolare? A questo scopo inizieremo una serie di proiezioni per avviare un discorso intorno a questo tema». Quasi un fraseggio, quasi un evocare, con qualche anno di anticipo, quella che sarà una delle cifre di “Berlinguer ti voglio bene”. «La prima stesura del monologo del Cioni - ricorda Carlesi - Roberto me la fece leggere per primo. Io rimasi senza parole. Ma gli dissi anche che aveva un gran coraggio a presentarla in giro. Ma quel testo era davvero geniale.
Ero dubbioso sul fatto che in città si potesse fare uno spettacolo del genere, e mi chiesi anche quante repliche gli avrebbero concesso. Ma quella sera al circolo Cherubini di Grignano, quando Robertò salì sul palco e si trasformò in Mario Cioni, per me fu un'emozione incredibile». Roberto Carlesi tutt'oggi è uno dei registi teatrali pratesi più attento alle novità. Ma è anche un uomo che sente il richiamo delle sue radici, di quelle origini pratesi difficili da cancellare. «Roberto negli ultimi anni ha perso quelle radici - dice - e forse ancora non è riuscito a trovarne delle nuove. Per me, che da quarant'anni mi occupo di teatro, Benigni è e rimane Mario Cioni. Senza dubbio un grande improvvisatore, ma anche un artista che osserva e assimila molto. Un successo di questo tipo per noi era inimmaginabile a quei tempi. Ma in lui avevamo riposto grandi speranze».
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