Il Tirreno

Prato

Evasione record per 500 aziende cinesi

Ilenia Reali

Inps beffata per quasi 10 milioni: la scoperta della Guardia di finanza

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Quasi diciotto miliardi delle vecchie lire. La bellezza di 9,3 milioni di euro di euro di evasione accertati su un bacino di 500 aziende cinesi che operano a Prato. È l'ultima operazione portata a termine dalla Guardia di finanza di Firenze in collaborazione con gli ispettori provinciali dell'Inps. Le ditte in questione pagavano un decimo dei contributi per i propri dipendenti arrivando negli ultimi cinque anni a eludere il pagamento di centinaia di migliaia di euro ciascuna. Il grosso buco contributivo è stato accertato grazie a un'indagine pilota che ha consentito di incrociare più informazioni.
Le aziende messe sotto controllo sono praticamente tutte quelle del territorio con titolari cinesi, con dipendenti e operative da molti anni. Nel gruppo degli evasori ci sono le aziende tessili ma anche altre realtà manifatturiere e non mancano all'elenco gli imprenditori più conosciuti nel distretto. Insomma l'accertamento ha riguardato quelle società dalle dimensioni maggiori e con un radicamento più forte nell'area pratese.

Nel Macrolotto come in altre zone della provincia.
Una scelta dovuta al fatto che la Guardia di Finanza aveva, oltre all'accertamento dell'evasione, l'obiettivo di andare a colpire quelle realtà produttive che avrebbero garantito maggiori probabilità di incassare, in futuro, i verbali. E quindi ingrassare le casse dello Stato. Un'operazione che è stata possibile grazie a una nuova tecnica di indagine che sarà esportata anche in altre realtà italiane e che ora è in atto nell'area fiorentina. Il vecchio accertamento, con la Finanza che bussa alla porta e sequestra i documenti, avrebbe infatti richiesto un tempo ben maggiore. «Quando abbiamo contattato le aziende - ha spiegato il colonnello Pietro Tucci, comandante del primo gruppo di tutela tributaria della guardia di finanza fiorentina - sapevamo già tutto sulla loro situazione. Questo era stato possibile grazie a una nuova tecnica che ci permette con l'utilizzo di un nuovo software di incrociare tutti i dati disponibili nelle banche dati, dell'Inps come della Camera di commercio».

Una fotografia informatica, o se si vuole un Grande fratello del Fisco, che ha consentito di elaborare un indice, chiamato di pericolosità. Ossia in parole povere di attribuire a ogni azienda una percentuale di evasione. Quando quindi la Finanza e l'Insp hanno richiesto i documenti contabili ai consulenti si sapeva già indicativamente a quanto poteva ammontare l'evasione. Il controllo, sottolineano alla Finanza, si è concentrato sulle aziende cinesi perché è risultato che il pagamento ridotto dei contributi era considerato una prassi proprio in questo tipo di aziende grazie probabilmente a un passaparola per cui gli autori non potranno essere indagati in assenza di una violazione di reato.

Va da sè che l'evasione accertata è solo la punta di un iceberg: il lavoro si è del resto concentrato su un tipo di frode non mettendo l'accento su altre forme come la presenza di lavoratori in nero (per cui quindi non risulta alcun contributo) o la mancata fatturazione. E non solo. Si è andati a analizzare la situazione non di quelle aziende, com'è prassi tra i cinesi, che aprono e chiudono in un lampo, ma delle realtà produttive dove si è individuata la possibilità di un recupero.
«Le aziende non in regola - è sempre il colonnello Tucci a parlare - sono un terzo dell'esistente e contiamo di recuperare una bella fetta dell'evasione accertata».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa