Sicurezza
Aziende chiuse al rientro dalle ferie
I. R.
Non riaprono Ecofil, Cleveland e manifattura Sergio Signorini
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PRATO. Sarà un settembre difficile, quello alle porte, per le aziende tessili pratesi. Sindacati e Unione industriale i primi di agosto hanno chiuso gli uffici consapevoli che l'emorragia di aziende e di posti di lavoro non si era ancora fermata. E se per le fabbriche con più di 15 dipendenti sono attese novità per il 3 settembre, giorno del gran rientro a Prato, per quelle più piccole le brutte notizie sono già arrivate. E in molte non riapriranno i portoni. Numerose lettere di licenziamento sono state consegnate la prima settimana di agosto.
L'ufficio lavoro della Provincia tra il 27 luglio e il 9 agosto ha raccolto i documenti per la messa in mobilità nelle aziende con meno di 15 dipendenti di 64 lavoratori. Numero a cui si sommano quelli dello stesso tenore del mese di luglio quando si è chiusa ufficialmente con la perdita di 41 posti di lavoro la vertenza della rifinizione Cherubini Antonio.
A Montemurlo ha chiuso la Ecofil, una storica filatura della zona, che ha avviato la procedura di mobilità per i 10 dipendenti. Una chiusura parzialmente annunciata dal momento che il lavoro è, negli ultimi mesi, andato via via calando fino alla decisione di non riaprire presa dal titolare a metà luglio e diventata concretezza il 6 agosto con la consegna delle lettere di licenziamento.
E tra coloro che non saranno più attivi sul distretto anche la stireria Cleveland (10 dipendenti) sopraffatta dalla concorrenza cinese.
All'elenco non manca la manifattura filati Sergio Signorini che si è arresa alla concorrenza e ha preferito cessare l'attività. Un elenco parziale (i dati sulle piccole aziende sono difficilmente ricavabili dal momento che non è obbligatoria la trattativa sindacale) ma già preoccupante e che annuncia grosse nubi nere all'orizzonte.
Per settembre nel distretto si aspettano altre forti riduzioni anche in fabbriche di dimensioni più grandi: le rifinizioni sono quelle considerate più a rischio ma non mancano neppure le filature (quelle a pettine sono in forte crisi) e le tintorie.
Difficoltà che si sommano a procedimenti, ancora aperti, per la riduzione di personale - o la chiusura - di aziende come la rifinizione Sint, la tintoria Alessandrini, la filatura Pinori, la filatura Filpiemme, la Pecci Tessuti. Il clima alla riapertura di Cgil, Cisl e Uil è di attesa. E non senza preoccupazione.
Così come all'Unione industriale dove, da settimane, sia il direttore Marcello Gozzi sia il presidente Carlo Longo, che l'ha fatto addirittura con una lettera aperta, non hanno nascosto che «lo snellimento del distretto è ancora in corso» «Il trend - è opinione di Gianni Rizzuto, sindacalista dei tessili della Cisl - temo rimarrà questo e purtroppo ci saranno altre chiusure. Del resto negli ultimi mesi non c'è stato un segnale forte di riorganizzazione anche a livello di management e di prodotto.
Non so dove possiamo ancora arrivare dal momento che a Prato sono rimaste sette tintorie in filato e tre carbonizzi».
«Mi auguro - è opinione di Qamil Zejnati, sindacalista dei tessili della Uil - che il lavoro a settembre riprenda ma quando il primo giorno trovi subito decine di richieste di cassaintegrazione è difficile non temere che sarà un settembre nero. E comunque già a fine luglio ci sono arrivati segnali poco rassicuranti per settembre sia per le grandi aziende sia per le più piccole dove le alcune filature hanno già chiuso o ridotto il personale all'osso».
L'ufficio lavoro della Provincia tra il 27 luglio e il 9 agosto ha raccolto i documenti per la messa in mobilità nelle aziende con meno di 15 dipendenti di 64 lavoratori. Numero a cui si sommano quelli dello stesso tenore del mese di luglio quando si è chiusa ufficialmente con la perdita di 41 posti di lavoro la vertenza della rifinizione Cherubini Antonio.
A Montemurlo ha chiuso la Ecofil, una storica filatura della zona, che ha avviato la procedura di mobilità per i 10 dipendenti. Una chiusura parzialmente annunciata dal momento che il lavoro è, negli ultimi mesi, andato via via calando fino alla decisione di non riaprire presa dal titolare a metà luglio e diventata concretezza il 6 agosto con la consegna delle lettere di licenziamento.
E tra coloro che non saranno più attivi sul distretto anche la stireria Cleveland (10 dipendenti) sopraffatta dalla concorrenza cinese.
All'elenco non manca la manifattura filati Sergio Signorini che si è arresa alla concorrenza e ha preferito cessare l'attività. Un elenco parziale (i dati sulle piccole aziende sono difficilmente ricavabili dal momento che non è obbligatoria la trattativa sindacale) ma già preoccupante e che annuncia grosse nubi nere all'orizzonte.
Per settembre nel distretto si aspettano altre forti riduzioni anche in fabbriche di dimensioni più grandi: le rifinizioni sono quelle considerate più a rischio ma non mancano neppure le filature (quelle a pettine sono in forte crisi) e le tintorie.
Difficoltà che si sommano a procedimenti, ancora aperti, per la riduzione di personale - o la chiusura - di aziende come la rifinizione Sint, la tintoria Alessandrini, la filatura Pinori, la filatura Filpiemme, la Pecci Tessuti. Il clima alla riapertura di Cgil, Cisl e Uil è di attesa. E non senza preoccupazione.
Così come all'Unione industriale dove, da settimane, sia il direttore Marcello Gozzi sia il presidente Carlo Longo, che l'ha fatto addirittura con una lettera aperta, non hanno nascosto che «lo snellimento del distretto è ancora in corso» «Il trend - è opinione di Gianni Rizzuto, sindacalista dei tessili della Cisl - temo rimarrà questo e purtroppo ci saranno altre chiusure. Del resto negli ultimi mesi non c'è stato un segnale forte di riorganizzazione anche a livello di management e di prodotto.
Non so dove possiamo ancora arrivare dal momento che a Prato sono rimaste sette tintorie in filato e tre carbonizzi».
«Mi auguro - è opinione di Qamil Zejnati, sindacalista dei tessili della Uil - che il lavoro a settembre riprenda ma quando il primo giorno trovi subito decine di richieste di cassaintegrazione è difficile non temere che sarà un settembre nero. E comunque già a fine luglio ci sono arrivati segnali poco rassicuranti per settembre sia per le grandi aziende sia per le più piccole dove le alcune filature hanno già chiuso o ridotto il personale all'osso».
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