Il Tirreno

Prato

aspettando benigni

A mosca cieca per le stradescommettendo su Benigni

Francesca Gori

Il comico da Vergaio riusciva ad arrivare bendato fino al Ponte dei Bini

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PRATO. Quei tre minuti di mosca cieca resi celebri dalla videocassetta “Tutto Benigni ’83”, non rendono forse giustizia dell’atmosfera che a metà degli anni Settanta si respirava a Vergaio, quando Benigni quel gioco lo faceva davvero. Da Vergaio riusciva ad arrivare bendato fino al Ponte dei Bini. Poi, tolta la benda, Roberto si accomodava al tavolo del ramino, con gli amici della casa del popolo. E tra uno scherzo e una battuta, riusciva anche a bluffare.

Al circolo di Vergaio, dove a ramino si gioca ancora, quelle serate con Benigni al tavolo, se le ricordano, e anche bene. In particolare, le ricorda Sergio Fanfani, l’uomo immortalato dal fotografo Nedo Coppini con le carte in mano, al tavolo con Roberto Benigni. Una foto che ha raccontato una parte della storia vergaiese di Benigni e dei suoi amici, e che sarà esposta, insieme ad altri memorabili scatti, tutti dedicati a Benigni e alla gente di vergaio, dal 5 al 12 settembre al Cassero medievale, dove è in programma la mostra “Benigni nelle foto e nei ricordi di Nedo Coppini”.

Al tavolo del circolo di Vergaio, tre o quattro amici con le carte in mano Benigni li trovava sempre. «Fino a quattro o cinque anni fa - ricorda Fanfani - Roberto tornava spesso a Vergaio e veniva al circolo a giocare a carte. Il ramino gli piaceva, ma anche se giocavamo di pochi soldi, non amava perdere». Segno che quel soprannome, “Spicciolo”, che i suoi amici di Vergaio coniarono proprio perché non aveva mai un soldo bucato in tasca e, anche se ce l’aveva, la spendeva mal volentieri, era appropriato anche dopo il successo. “Spicciolo” lo chiamavano infatti gli amici d’infanzia. Perché a Vergaio, prima delle carte e ancor prima della mosca cieca, al circolo si giocava a battimuro. Con delle biglie o con dei sassi, vinceva chi arrivava più vicino al muro. E chi perdeva e doveva pagare, se si chiamava Roberto Benigni, di solito si scusava dicendo di dover andare in bagno, e poi scappava attraverso una finestra.

A Vergaio, come in tanti altri paesi della periferia pratese, le serate andavano inventate con fantasia. «Fino al 1980ricorda Sergio Fanfani - si giocava a mosca cieca, e Roberto era uno dei più divertenti. Barcollava, andava a sbattere contro i muri, i lampioni, si perdeva tra i campi. Era uno spasso seguirlo. Anche perchè la mosca cieca iniziava a Vergaio, ma a volte si finiva anche al Ponte dei Bini».

Con Benigni, a sfidare il buio della benda e le strade di paese, c’erano anche il Pollio e il Puccianti. «Al circolo si scommetteva su chi sarebbe arrivato primo alla meta - aggiunge l’amico, oggi titolare della pellicceria Active system furs - e Benigni non ci ha mai deluso». Robertaccio di Vergaio, alla mosca cieca ha continuato a giocarci fino agli anni ’80. «Poi abbiamo smesso - racconta Fanfani - ma le partite a ramino erano sacre. E ogni volta che Roberto tornava a casa veniva a sedersi al tavolo del circolo, quello dove c’eravamo noi pronti con le carte in mano. E diventava serio, perché non amava assolutamente perdere. Non per orgoglio, ma perché pagare non è mai stato il suo forte».

Ora il suo posto al circolo è vuoto da un pezzo. «Prima c’è stato il matrimonio - dice Fanfani - poi il successo della “Vita è bella”, e Roberto, che trascorreva sempre il mese di agosto a casa dei suoi, ha iniziato ad andare in giro, e le sue visite al circolo sono state sempre meno frequenti. Negli ultimi anni, quando veniva a trovare il babbo Luigi e la mamma Isolina, non si fermava più per la partita al circolo».

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