La protesta
aspettando benigni
E' un regalo di Roberto ai pratesi.Glielo aveva chiesto nostro babbo
Francesca Gori
◗
Bruna, Roberto, Nicoletta, Albertina ed AnnaLa sorella di Benigni tra ricordi ed emozioni in vista dello spettacolo a Prato
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PRATO. Il conto alla rovescia è già iniziato. Tra 19 giorni, Roberto Benigni sarà a Prato con il suo spettacolo “TuttoDante”, un viaggio tra sacro e profano, tra l'attualità e le rime della Divina Commedia. Un regalo che Benigni fa alla sua città adottiva. Ma anche un omaggio alla sua famiglia che ancora vive a Prato. E' così per Anna Benigni, sorella dell'attore e regista di Vergaio. Perché, anche se Anna seguirà Roberto negli ultimi spettacoli della tournè dantesca, da Viareggio alla Sicilia, sapere che tra diciannove giorni “Robertaccio” sarà nella sua città a declamar Dante tra i pratesi, è un'emozione che manca dall'album dei ricordi della famiglia Benigni ormai da tanti anni. Dal 1989 per l'esattezza, quando Benigni portò a Prato “Tutto Benigni” in piazza Mercatale. Un vero trionfo. Quest'anno l'appuntamento è il 7 settembre al Lungobisenzio.
Anna Benigni, lei da sempre segue suo fratello su e giù per l'Italia e lo spettacolo “TuttoDante” lo ha già imparato quasi a memoria. A Prato sarà diverso?
«Nella nostra città sarà sicuramente molto più emozionante. E' un regalo che Roberto ha voluto fare a tutti i pratesi, anche se non sempre hanno dimostrato lo stesso affetto nei suoi confronti. Ma il babbo glielo diceva sempre: “fallo, e fai vedere che lo fai per Prato”. Ora finalmente, anche se il babbo non c'è più, Roberto è riuscito a esaudire il suo grande desiderio».
Babbo Luigi era molto orgoglioso di Roberto. E amava Prato nonostante la città non gli avesse dimostrato subito il suo affetto...
«E' vero. E proprio per questo il babbo ci ripeteva sempre che bisogna fare del bene anche a chi non ce lo aveva mai fatto a noi. Quando siamo arrivati da Castiglion Fiorentino, nessuno ci ha dato una mano. Anzi. Ma noi eravamo felici lo stesso. Credo proprio che il babbo si riferisse a questo quando diceva a Roberto che avrebbe voluto rivederlo a Prato».
E' vero che Roberto ha deciso di fare un regalo doppio alla città?
«Si. La data pratese non era nel calendario ufficiale della tournée, ma Roberto ha voluto chiudere “TuttoDante” nella sua città. E poi, come già aveva fatto nel 1989, anche questa volta devolverà l'incasso in beneficenza. Non so ancora a chi di preciso, ma credo che il ricavato rimarrà comunque a Prato».
Un gesto nobile.
«Roberto è così, ha un cuore davvero grande».
Lei ha pochi anni più di Roberto e siete stati sempre molto uniti. Che ricordi ha di lui da piccino?
«Quelli di un bambino sempre allegro e vivace, ma il vero terremoto della famiglia non era lui, ma mia sorella Albertina. Roberto è sempre stato un giocherellone e si prestava agli scherzi. Pensate che quando aveva tre anni, dava retta ai ragazzi grandi che lo mandavano a rubare cocomeri».
Con gli Oscar, con il successo, suo fratello è cambiato?
«Assolutamente no. Ricordiamo sempre con lo stesso affetto che a Natale e a Befana, quando eravamo bambini, si appendevano i calzini, e poi con un bastone, io e Roberto battevamo dentro il camino di casa per vedere se cascava qualcosa. I nostri genitori ci mettevano una noce, un fichino, un cavalluccio. Si giocava e s'era sempre insieme. E anche ora, quando ci troviamo, le emozioni sono le stesse. I soldi mica possono cambiare l'animo delle persone».
Lei ha sempre seguito Roberto. E c'era anche quando fece il Cioni la prima volta a Prato, al circolo Cherubini di Grignano. Come ricorda quella serata?
«Fu un colpo per la mamma Isolina. Roberto era sul palco, in sala c'era anche Paolo Poli che gli fece i complimenti. Ma il Cioni era un personaggio difficile, soprattutto in quegli anni. E le donne che erano venute al circolo a vedere lo spettacolo, che allora mi sembrarono tanto vecchie ma che avranno avuto si e no cinquant'anni, scapparono, dicendo che Roberto era il diavolo. Il linguaggio del Cioni è ancora oggi abbastanza difficile, figuriamoci negli anni '70».
E poi è arrivata la Divina Commedia. Da quanto tempo ci pensava Roberto?
«Vent'anni fa ero a Roma a casa di Roberto. Nicoletta (Braschi, n.d.r) non c'era, e a un certo punto mio fratello iniziò a declamare il canto quinto dell'Inferno, e mi chiese se mi era piaciuto. Io rimasi senza parole. Roberto la Divina Commedia la sa a memoria, è un testo che ha sempre amato. E' molto colto, checché se ne dica. E' come il babbo. Roberto legge e ricorda. Il babbo, anche prima di morire ci raccontava di quando era piccino. Ricordava tutto anche lui. A me invece, tante cose scappano di mente...».
Lo scorso anno a Firenze, quando Benigni ha recitato la Divina Commedia sotto la statua di Dante in piazza Santa Croce, lei era visibilmente commossa. Le fa ancora quell'effetto?
«Sì. Ho pianto a Pisa quando ha fatto il canto del conte Ugolino, e quando Roberto si commuove, mi commuovo anch'io. Forse il segreto del successo di questo spettacolo sta proprio nell'amore che Roberto ha nei confronti della cultura, in questo caso della Divina Commedia. Ha un amore e una voglia di sapere che contagia il pubblico. E questo sia che parli di Paperino e di Tex o dell'Iliade».
Un'ultima curiosità. A Prato Benigni parlerà anche dei fatti della città?
«Non lo so. Ma Roberto si informa su tutto e chiede sempre a noi cosa succede a Prato e soprattutto a Vergaio. Ogni volta, quando mi chiama, mi chiede sempre delle persone che conosce qui a Vergaio, dei suoi amici. Vuol sapere di Renzone, del Valentini, del Casaglieri e del Rossi. E di Prato, di cose ne sa davvero tante».
Anna Benigni, lei da sempre segue suo fratello su e giù per l'Italia e lo spettacolo “TuttoDante” lo ha già imparato quasi a memoria. A Prato sarà diverso?
«Nella nostra città sarà sicuramente molto più emozionante. E' un regalo che Roberto ha voluto fare a tutti i pratesi, anche se non sempre hanno dimostrato lo stesso affetto nei suoi confronti. Ma il babbo glielo diceva sempre: “fallo, e fai vedere che lo fai per Prato”. Ora finalmente, anche se il babbo non c'è più, Roberto è riuscito a esaudire il suo grande desiderio».
Babbo Luigi era molto orgoglioso di Roberto. E amava Prato nonostante la città non gli avesse dimostrato subito il suo affetto...
«E' vero. E proprio per questo il babbo ci ripeteva sempre che bisogna fare del bene anche a chi non ce lo aveva mai fatto a noi. Quando siamo arrivati da Castiglion Fiorentino, nessuno ci ha dato una mano. Anzi. Ma noi eravamo felici lo stesso. Credo proprio che il babbo si riferisse a questo quando diceva a Roberto che avrebbe voluto rivederlo a Prato».
E' vero che Roberto ha deciso di fare un regalo doppio alla città?
«Si. La data pratese non era nel calendario ufficiale della tournée, ma Roberto ha voluto chiudere “TuttoDante” nella sua città. E poi, come già aveva fatto nel 1989, anche questa volta devolverà l'incasso in beneficenza. Non so ancora a chi di preciso, ma credo che il ricavato rimarrà comunque a Prato».
Un gesto nobile.
«Roberto è così, ha un cuore davvero grande».
Lei ha pochi anni più di Roberto e siete stati sempre molto uniti. Che ricordi ha di lui da piccino?
«Quelli di un bambino sempre allegro e vivace, ma il vero terremoto della famiglia non era lui, ma mia sorella Albertina. Roberto è sempre stato un giocherellone e si prestava agli scherzi. Pensate che quando aveva tre anni, dava retta ai ragazzi grandi che lo mandavano a rubare cocomeri».
Con gli Oscar, con il successo, suo fratello è cambiato?
«Assolutamente no. Ricordiamo sempre con lo stesso affetto che a Natale e a Befana, quando eravamo bambini, si appendevano i calzini, e poi con un bastone, io e Roberto battevamo dentro il camino di casa per vedere se cascava qualcosa. I nostri genitori ci mettevano una noce, un fichino, un cavalluccio. Si giocava e s'era sempre insieme. E anche ora, quando ci troviamo, le emozioni sono le stesse. I soldi mica possono cambiare l'animo delle persone».
Lei ha sempre seguito Roberto. E c'era anche quando fece il Cioni la prima volta a Prato, al circolo Cherubini di Grignano. Come ricorda quella serata?
«Fu un colpo per la mamma Isolina. Roberto era sul palco, in sala c'era anche Paolo Poli che gli fece i complimenti. Ma il Cioni era un personaggio difficile, soprattutto in quegli anni. E le donne che erano venute al circolo a vedere lo spettacolo, che allora mi sembrarono tanto vecchie ma che avranno avuto si e no cinquant'anni, scapparono, dicendo che Roberto era il diavolo. Il linguaggio del Cioni è ancora oggi abbastanza difficile, figuriamoci negli anni '70».
E poi è arrivata la Divina Commedia. Da quanto tempo ci pensava Roberto?
«Vent'anni fa ero a Roma a casa di Roberto. Nicoletta (Braschi, n.d.r) non c'era, e a un certo punto mio fratello iniziò a declamare il canto quinto dell'Inferno, e mi chiese se mi era piaciuto. Io rimasi senza parole. Roberto la Divina Commedia la sa a memoria, è un testo che ha sempre amato. E' molto colto, checché se ne dica. E' come il babbo. Roberto legge e ricorda. Il babbo, anche prima di morire ci raccontava di quando era piccino. Ricordava tutto anche lui. A me invece, tante cose scappano di mente...».
Lo scorso anno a Firenze, quando Benigni ha recitato la Divina Commedia sotto la statua di Dante in piazza Santa Croce, lei era visibilmente commossa. Le fa ancora quell'effetto?
«Sì. Ho pianto a Pisa quando ha fatto il canto del conte Ugolino, e quando Roberto si commuove, mi commuovo anch'io. Forse il segreto del successo di questo spettacolo sta proprio nell'amore che Roberto ha nei confronti della cultura, in questo caso della Divina Commedia. Ha un amore e una voglia di sapere che contagia il pubblico. E questo sia che parli di Paperino e di Tex o dell'Iliade».
Un'ultima curiosità. A Prato Benigni parlerà anche dei fatti della città?
«Non lo so. Ma Roberto si informa su tutto e chiede sempre a noi cosa succede a Prato e soprattutto a Vergaio. Ogni volta, quando mi chiama, mi chiede sempre delle persone che conosce qui a Vergaio, dei suoi amici. Vuol sapere di Renzone, del Valentini, del Casaglieri e del Rossi. E di Prato, di cose ne sa davvero tante».
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