Il Tirreno

Prato

Bruciata un’altra azienda, l’ombra del racket cinese

Bruciata un’altra azienda, l’ombra del racket cinese

Furioso incendio doloso in un Centro moda cinese a pochi giorni dall’incendio alla Giupel

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PRATO. E’ quasi certamente doloso, secondo i primi accertamenti dei pompieri, l’incendio che la scorsa notte ha devastato due delle 16 aziende del “Nuovo centro moda” cinese di via del Beccarello, nel Macrolotto 2. Ed è inevitabile fare cattivi pensieri, alla luce dell’altro furioso incendio che 10 giorni fa ha provocato ingenti danni in un’altra azienda simbolo, la Giupel di Xu Qiu Lin. Anche al “Nuovo centro moda”, com’era accaduto per la Giupel, le fiamme si sono levate in piena notte. E se nel caso dell’azienda di via Arezzo si poteva pensare a una casualità (non sono state trovate tracce evidenti di dolo), il fatto che a breve distanza di tempo sia scoppiato un secondo incendio in aziende cinesi potrebbe non essere una semplice coincidenza. Potrebbe essere il sintomo dell’esistenza di un racket delle estorsioni, di cui già in passato sono emerse tracce nella comunità orientale, oppure una ritorsione legata a questioni di concorrenza.

Zhou Long, che l’8 aprile dell’anno scorso ha inaugurato il suo Nuovo centro moda, dice di non aver mai sentito di minacce o richieste estorsive nei confronti dei connazionali che hanno preso in affitto le porzioni del grande capannone. Lo stesso dicono i titolari della Ty Moda, una delle aziende adiacenti alle due bruciate. «Nessuno è mai venuto a chiederci soldi o a minacciarci» assicurano. A prendere fuoco, poco prima della mezzanotte, è stata la ditta Xin Xin, che lavora nel settore della pelletteria. «Il fuoco deve essere partito da dentro» dice nel suo italiano stentato una donna cinese impegnata a portare via le poche cose risparmiate dall’incendio. All’ingresso della ditta c’è anche una camera da letto, «ma stanotte non ci dormiva nessuno» dice la donna. Ben presto le fiamme si sono estese all’azienda adiacente, la Favorito srl, che ha l’ingresso sull’altro lato dell’edificio. Quando i vigili del fuoco sono arrivati c’era ben poco da fare, se non impedire che le fiamme si estendessero ad altre aziende. I pompieri, aiutati da altre squadre giunte da Firenze, Pisa e Lucca, sono riusciti nell’intento.

Alle prime luci dell’alba erano ancora impegnati a spegnere gli ultimi focolai. Nel frattempo era arrivata sul posto anche la polizia, allertata da alcuni automobilisti in transito sulla Firenze-Mare, e i titolari delle altre aziende cinesi del Nuovo centro moda, svegliati in piena notte dai Vigili giurati. La Procura ha disposto il sequestro delle due aziende andate a fuoco e ieri mattina i pompieri hanno compiuto un altro sopralluogo, in vista della relazione che stamattina consegneranno al sostituto procuratore di turno. Le indagini per il momento sono affidate alla squadra mobile, che ha ascoltato i titolari delle due ditte, un uomo e una donna cinesi. Se avessero ricevuto minacce e volessero collaborare, potrebbero indirizzare l’inchiesta nel verso giusto. Sempre ammesso che l’incendio sia doloso e non sia stato invece un corto circuito.

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di Redazione web