Il Tirreno

Prato

Distretto in crisi, persi in sei mesi 700 posti di lavoro

I. R.
Distretto in crisi, persi in sei mesi 700 posti di lavoro

Mobilità record per le aziende tessili con meno di 15 dipendenti: Cresce la preoccupazione di sindacati e istituzioni

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PRATO. Quasi settecento posti di lavoro persi in sei mesi. È questo il drammatico bilancio della prima metà dell’anno nel distretto pratese. E a licenziare di più sono le piccole aziende, quelle con meno di 15 dipendenti, per cui sono state registrate dall’ufficio lavoro della Provincia più di 550 posizioni. Dati a cui vanno aggiunti quelli record del mese di luglio per cui solo tra le aziende più grandi si conta, ad oggi, il ricorso alla mobilità per quasi un centinaio di lavoratori. Tanto per essere chiari in città vengono messi in mobilità più o meno otto persone ogni due giorni. Un dimagrimento dei posti di lavoro preoccupante. Anche perché va avanti da tempo. L’anno scorso i dati erano più o meno analoghi e forse considerando le mobilità di questo mese addirittura migliori. Va da sè che il grossissimo dei posti di lavoro persi (e il dato si può estrapolare dall’elenco delle aziende che hanno licenziato) arrivano dal settore tessile.

La preoccupazione sale anche tra i rappresentanti delle istituzioni perché seppur un recente studio della Provincia dimostri che una bella fetta di chi va in mobilità ritrova una collocazione non può più contare sul tempo indeterminato e deve accontentarsi di incarichi in media di 2-3 mesi. « «Ogni giorno - spiega l’assessore provinciale Paola Giugni - ci viene un cuoricino piccolo, piccolo anche perché vediamo tutte le persone che vengono ad iscriversi alla mobilità. Non possiamo nascondere che l’emorragia è strutturale e che la tendenza è continua. L’unica nota positiva è che la realtà è forse meno tragica dei numeri perché in molti continuano a ritrovare il lavoro anche se sempre più a tempo determinato e sempre più per pochi mesi». «Gli ammortizzatori sociali - aggiunge Giugni - è dimostrato che servono così come la formazione che ci permette di creare passaggi tra un settore all’altro del tessile o verso altri settori. E’ anche vero che questi continui grandi numeri fanno riflettere. Poi che accadrà?

Certo è che nel distretto sta aumentando l’insicurezza soprattutto quando nelle famiglie anche i giovani sono precari». Gli ultimi dati in mano alla Provincia dicono che in Toscana Prato, Arezzo e Pistoia sono le realtà più in sofferenza in termine di occupazione. «E anche sulla base di questo nella nostra programmazione - conclude l’assessore Giugni - stiamo continuano a investire molto nel fondo sociale per formazione e riconversione. Da soli possiamo però fare ben poco: è necessario che gli imprenditori, e alcuni lo stanno facendo, continuino a investire in innovazione o in altri settori».

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