Il Tirreno

Prato

Curzio Malaparte, 50 anni dopo

Silvana Santi Montini
Curzio Malaparte, 50 anni dopo

Ritratto dello scrittore, tra passione e malinconia a opera di Silvana Montini, moglie di un nipote

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PRATO. Curzio Malaparte a cinquant’anni dalla morte (1957-2007). A pochi giorni dalla ricorrenza è Silvana Santi Montini, moglie di Mauro Montini, il nipote dello scrittore, a farne un ritratto inconsuento. Far conoscere Malaparte ai giovani delle scuole. Certo, meglio tardi che mai e questa potrebbe essere l’occasione per riscoprire un grande scrittore, un’opera dimenticata e riaprire un dibattito sul personaggio, sì controverso, ma di grande cultura e complessità, con interessi e amicizie internazionali, aperto ai grandi cambiamenti del mondo, cittadino e scrittore europeo. Sono un’innamorata di Curzio Malaparte, del suo essere scrittore, intellettuale poliedrico, singolare, uomo in un determinato modo, e in tanti modi diversi. La simpatia nasce con la lettura dei suoi libri, degli scritti, forse anche dal suo protagonismo e dalla sua vitalità. Mi piaceva come scriveva e quello che scriveva, cominciando così ad acquistare e a ricercare le sue opere.

Solo piu tardi l’ho conosciuto attraverso le fotografie, i ricordi e le parole di chi lo ha conosciuto davvero, di chi è vissuto e stato con lui in un rapporto di familiarità e di affetti, di amicizia durata una vita. Come la famiglia di Milziade Baldi e Eugenia Grassi, i “balii” di Curtino, le figlie Nella e Ofelia, i figli Faliero e Baldo, detto Jacques, “il giramondo” e poi i nipoti, tra i quali Mauro Montini, mio marito. Pochi lo conoscono come si dovrebbe, e non tutti ne parlano convinti del suo valore di scrittore, dell’inviato speciale, di intellettuale tormentato, scomodo anche, dell’uomo rimasto legato all’amicizia e agli affetti sinceri e genuini con la famiglia che lo tenne a balia, in un rapporto di confidenza e disponibilità finito soltanto con la morte. Un aspetto profondamente umano, questo, testimoni le parole: «Debbo a Mersiade, al suo esempio, al suo insegnamento, alla favola della sua vita, il lato sobrio e terragno del mio carattere. Debbo a lui se sono uomo in un certo modo, se sono toscano in un certo senso». Oppure: «Se dovessi fare il ritratto di un toscano esemplare, all’antica, semplice, schietto, arguto, bonario e saggio, come soltanto sanno essere i toscani, farei il ritratto del mio balio Milziade Baldi».

(Da “Fughe in prigione”). Curzio Malaparte muore il 19 luglio 1957. Alla notizia della morte, Milziade aveva detto: «E’ morto Curtino, ora posso morire anch’io». Muore serenamente dopo pochi giorni, il 31 luglio 1957. Raramente ho trovato nelle antologie scolastiche brani tratti dai suoi libri. In verità molti di coloro che parlano e sparlano di questo scrittore, non hanno letto le sue opere, non sanno nulla dell’uomo. Di quell’uomo di grande cultura, umanità e lungimiranza, con interessi europei e internazionali, con la voglia di capire l’anima dei popoli, sempre un passo avanti agli altri, ad esplorare il mondo con le sue trasformazioni. Profeta. Anticipatore dei tempi e dei progetti mutanti, scritti nella storia, e allo stesso tempo capace di legami profondi, mai venuti meno, con la famiglia che lo aveva cresciuto, con la sua città e la terra che lo avevano visto nascere e crescere. Malaparte ebbe una visione ampia della cultura, sentì forte il richiamo ad indagini esplorative sempre più vaste, aperto alle nuove prospettive del mondo in movimento, alle trasformazioni irreversibili della società, delle quali ne fu, non solo, attento osservatore, ma attivo protagonista del rinnovamento letterario europeo, e figura centrale dell’esperienza artistica e letteraria in Italia.

Sempre il piu bravo ad imporsi con la sua forte personalità, col suo protagonismo spesso scandaloso e irruente, con la memoria dei sentimenti, l’amore ai luoghi della sua infanzia, eletti a luoghi del cuore. Arcadia dell’anima. La sua straordinaria immaginazione. Bene ha fatto l’assessorato alIa Cultura del Comune di Prato a considerare, per il cinquantenario della morte, l’obiettivo di riportare, ma piu giustamente si può dire, di portare nelle scuole la grande lezione letteraria di Curzio Malaparte, la sua complessità artistica. Far conoscere i suoi libri, capolavori sempre attuali. “La pelle”, per esempio, è considerato uno dei libri piu veri, il documento piu autentico di tutti i tempi sulle guerre e le loro atrocità. Anche “La rivolta dei santi maledetti”, pochissimo conosciuto, offre pagine importantissime, di un’attualità sconcertante, da far conoscere, considerare e meditare, contro le ingiustizie, i privilegi, il disordine, il gran male che sono le guerre, purtroppo ancora presenti in tante parti del mondo. E per la prima volta, con l’intento di presentare, proporre e far conoscere ai giovani delle scuole la bellezza, il fascino e la forza delle pagine dei suoi scritti. Lo scrittore ha saputo interpretare assai bene lo spirito contraddittorio e difficile dell’epoca che lo vide protagonista.

I suoi libri sono tradotti e conosciuti nel mondo, e tra gli scrittori rappresentativi del secolo XX, tra gli italiani, figura un solo nome, quello di Curzio Malaparte. A ragione, perché Malaparte uomo, scrittore, intellettuale, il più contestato del secolo appena chiuso, con tutto quello che è stato e rappresenta, è tutto da ripensare e da scoprire. La sua fu sempre, in ogni momento della vita, adesione sincera e appassionata al dibattito politico e culturale del tempo. I temi più svariati vengono affrontati con spirito di contraddizione, col presentarsi primo della classe, con qualche baldanzosa civetteria, ma ciò lo rende simpatico, combattivo, moderno e abile conversatore, perché si riconosce spontaneo il talento di narratore, la sua lungimiranza e capacità analitica. Si può pensare al suo intervento-denuncia sulla festività del Natale, ridotta, già allora, ad una parodia. Eravamo nel 1954, in tempi non sospetti. Ho ammirato fin dalla giovinezza, lo scrittore e il personaggio Malaparte, la complessita del suo essere. Cercavo i suoi libri, dai giornali ritagliavo quanto trovavo di lui e conservavo tutto in una cartella apposita. Poi conobbi mio marito. Alla mia passione e ammirazione per lo scrittore, lui contrapponeva la conoscenza vera del personaggio. Ne parlava in modo semiserio dando l’impressione di prendermi in giro.

Allora mi portò le fotografie, le cartoline scritte al nonno, le lettere alla famiglia. Ciò contribuì ad accrescere il mio desiderio di conoscere, di approfondire e cercare con un certo metodo i suoi libri, di raccogliere testimonianze. Nelle testimonianze sentivo profondamente sincera, nei suoi scritti, la nostalgia, necessaria la rievocazione malinconica del paesaggio della sua infanzia, cornice ai suoi racconti. Isola felice che in realtà non sta da nessuna parte, ma è importante sapersela inventare. Averla nella memoria, come un’Arcadia e rappresentarla al mondo. Le foto, le lettere, le cartoline, quasi al completo, proprietà della famiglia Mauro Montini, sono state inserite nel libro edito nel 2001. “Il Balio di Malaparte - Notizie sulla famiglia Baldi di Prato”, con testi di Loriano Bertini, Franca Franchi Acuti, Silvana Santi Montini. Coordinatore Antonio Mauro. Il testo, mostra nei fatti, quell’aspetto affettivo, semplice e profondamente umano, “intimista”, direi, intercorso tra Malaparte e la “sua” famiglia adottiva. Segno anche questo della affezione, del legame intimo, continuativo, quale osmosi con la città di Prato e la Toscana, del grande pratese. Il libro, offre inoltre, spunti vari di riflessione e di scoperte.

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