Sicurezza
Partitura a più voci con la Raffaello Sanzio
Paolo Puggelli
Festival delle Colline: “Cryonic Chants” all’Anfiteatro del Pecci
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PRATO. Uno degli appuntamenti più originali di questa edizione del Festival delle Colline è sicuramente quello con la Socìetas Raffaello Sanzio. Il gruppo teatrale presenta “Cryonic Chants” un progetto del tutto originale affidato al musicista Scott Gibbons. L’appuntamento è per stasera alle 21,30 all’Anfiteatro del Centro Pecci. Difficile anche solo capire di cosa si tratta dalle note scritte dalla compagnia teatrale. Certamente sarà un’esperienza che lascerà il segno, come tutti gli spettacoli proposti dal gruppo.
«Si tratta, letteralmente, di far “scrivere” un testo a un capro vivente lasciato libero di pascolare su un tappeto di lettere che si ricompongono casualmente per creare nuove sequenza di fonemi. Significa avere alle spalle un animale al posto di un poeta».
Un concerto che si è staccato dal magnifico corpus della Tragedia Endogonidia: sonorità supportate da una video installazione che analizza, particolare per particolare, le sezioni di un capro (“tragos” in greco, da cui “tragedia”), mentre quattro dame a lutto riducono ai minimi termini la scrittura della tragedia, stritolando le frasi in semplici fonemi gorgheggiati. Suoni privi di nessi logici su cui il compositore americano Scott Gibbons ha costruito la musica altrettanto aspra, dissonante ma piena di concretezza.
«Il capro è stato lasciato libero di pascolare e il suo percorso ha disegnato una costellazione di lettere che hanno formato una scrittura di base, che Chiara Guidi ha utilizzato per la partitura delle voci. Il carattere “biologico” di questo processo è lo stesso adottato da Scott Gibbons, che riconduce ogni sua elaborazione elettronica a una sorgente organica, e questa condizione conferisce alla biologia una dimensione propriamente abissale».
«Si tratta, letteralmente, di far “scrivere” un testo a un capro vivente lasciato libero di pascolare su un tappeto di lettere che si ricompongono casualmente per creare nuove sequenza di fonemi. Significa avere alle spalle un animale al posto di un poeta».
Un concerto che si è staccato dal magnifico corpus della Tragedia Endogonidia: sonorità supportate da una video installazione che analizza, particolare per particolare, le sezioni di un capro (“tragos” in greco, da cui “tragedia”), mentre quattro dame a lutto riducono ai minimi termini la scrittura della tragedia, stritolando le frasi in semplici fonemi gorgheggiati. Suoni privi di nessi logici su cui il compositore americano Scott Gibbons ha costruito la musica altrettanto aspra, dissonante ma piena di concretezza.
«Il capro è stato lasciato libero di pascolare e il suo percorso ha disegnato una costellazione di lettere che hanno formato una scrittura di base, che Chiara Guidi ha utilizzato per la partitura delle voci. Il carattere “biologico” di questo processo è lo stesso adottato da Scott Gibbons, che riconduce ogni sua elaborazione elettronica a una sorgente organica, e questa condizione conferisce alla biologia una dimensione propriamente abissale».
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