Il Tirreno

Prato

I lavoratori attratti dai fondi pensione

Marco Toccafondi

Nelle piccole aziende si preferisce però non spostare la liquidazione

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PRATO. Un’adesione altissima ai fondi pensione per la destinazione del trattamento di fine rapporto, oltre le più rosse previsioni. C’è stata una risposta decisa da parte dei lavoratori alle tante assemblee che Cgil, Cisl e Uil hanno svolto nelle fabbriche e sul territorio in vista della scadenza del 30 giugno. Ovviamente stiamo parlando di coloro che hanno chiesto consiglio ai sindacati e del nostro distretto, dove la categoria dei tessili fa la parte del leone.

«Inizialmente la gente era un po’ diffidente - spiega Calogero Aronica, tessili Cisl - la percentuali di adesione, tra chi si rivolge a noi, toccano punte che vanno dall’80% al 90%. Come sindacato - prosegue Aronica - sconsigliamo di lasciare il Tfr in azienda, perché ci sono solo svantaggi, infatti si ha una rivalutazione lorda annuale pari all’1,50% più il 75% dell’inflazione, mentre per esempio col fondo Previmoda si ha un 5% netto, inoltre vi sono notevoli agevolazioni fiscali».

 Nei cosiddetti fondi chiusi (Previmoda, Artifond, etc..), infatti c’è una tassazione agevolata al 15%, che dopo i primi 15 anni di adesione è addirittura destinata a scendere progressivamente dello 0,30% ogni anno, quindi dopo 16 anni, ad esempio, si avrà una tassazione pari al 14,70%. Ovviamente non si arriverà fino a zero, forse sarebbe chiedere troppo, ma ad un minimo del 9% di tassazione; invece se il trattamento di fine rapporto rimane in azienda il fisco vuole il 23%, da questa cifra ad una percentuale minima del 9% effettivamente pare esserci un bel risparmio.

Sulla stessa linea le parole di Massimiliano Brezzo, tessili Cgil, che spiega: «Addirittura si arrivano a prendere gli interessi sulle tasse che non pagate, grazie agli incentivi. Una volta che tutti questi vantaggi sono spiegati ai lavoratori, almeno qui in Cgil quasi tutti hanno scelto di aderire ai fondi pensione e non lasciare il Tfr nelle aziende, non si può fare alcuna percentuale precisa, perché al momento naturalmente non disponiamo di dati ufficiali, ma se devo giudicare dalla risposta e dall’interesse della gente, direi che le adesioni di chi si è rivolto alla Cgil superano abbondantemente il 90%. Parlo di lavoratori italiani - prosegue Brezzo - perché tra gli stranieri la cosa è leggermente diversa, la prima cosa che personalmente chiedo agli stranieri è se la pensione la prendono qui oppure in futuro torneranno al loro paese, in questo caso a molti di loro interessa solo».

Un’altra differenza che al sindacato sottolineano è tra dipendenti di medie aziende e piccole; tra quest’ultime la percentuale di chi lascia la liquidazione nella mani dei titolari cresce decisamente anche per non mettere in difficoltà il datore di lavoro. C’è anche un’ampia fetta di lavoratori, che non sceglieranno niente prima del 30 giugno, in tal caso il loro Tfr, verrà destinato ad un cosiddetto “comparto silente”, cioè nel fondo più presente all’interno della ditta; una mossa che i sindacati sconsigliano.

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