Il Tirreno

Prato

La balia dei cinesi è una nonna pratese

Ilenia Reali

Decine di bimbi “affidati” a famiglie italiane per 600 euro

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PRATO. C’è una Prato che sfugge ai più. E che probabilmente non sarebbe uscita dalle stanze degli addetti ai lavori se, ieri, un neonato cinese non fosse morto nella culla di una famiglia italiana. Le operaie cinesi, quando partoriscono, specialmente se clandestine, danno in affidamento ai pratesi i loro neonati. Le balie sono persone con forti disagi economici e accettano i piccoli ospiti, notte e giorno, in cambio di cifre che si aggirano sui 600 euro al mese. Quando la mamma invece è in regola accade che la balia entra a far parte della famiglia cinese. E in questo caso, spesso, ha i capelli grigi. La ninna nanna per i bimbi con gli occhi a mandorla è pratese. Spessissimo, quasi sempre, il canto esce dalle case popolari disseminate nella provincia anche se, di recente, sono stati registrati casi di persone anziane che, arrotondano la pensione, trasferendosi per moltissime ore al giorno, nelle case delle imprenditrici cinesi.

Il fenomeno è ben noto all’assessore alla multietnicità Andrea Frattani. «Ci sono due categorie di madri cinesi che danno a balia i loro neonati», esordisce Frattani. «Ci sono le operaie clandestine che non hanno un luogo dove tenere i figli e quindi li danno a famiglie pratesi che altrimenti non arriverebbero alla fine del mese. I bimbi si trasferiscono in famiglia e i genitori vanno a trovarli quando sono liberi dal lavoro. Le mamme cinesi non avrebbero alternative: devono lavorare, non hanno documenti e non possono neppure portare i loro figli dai parenti in Cina come invece accade nei casi di operai regolari».

L’altro caso invece riguarda famiglie più abbienti. «Si tratta di donne imprenditrici - è sempre Frattani a parlare - che dedicano molte ore al giorno al lavoro. Aprono la loro casa a donne italiane, sempre ovviamente con difficoltà economiche, che stanno tantissimo con i loro figli. Le cinesi così non sono costrette ad allontanarsi dai figli mandandoli in Cina ma possono contare su l’aiuto di persone che tengono i neonati anche per 12-14 ore al giorno. Fino a mezzanotte quando rientrano a casa dal loro pronto moda».

E in questo secondo caso c’è la novità degli ultimi mesi. «Spesso - dice - si tratta di donne anziane, in pensione e con la difficoltà di arrivare a fine mese. Non scordiamoci che questa città sta vivendo una grandissima crisi economica e quindi qualche centinaio di euro in più che entra è fondamentale e che per i cinesi avere persone molto flessibili negli orari è fondamentale. Questo servizio non potrebbe certo essere offerto dal pubblico né tantomeno da regolari baby sitter».

Nonne insomma. Nonne con nipotini con gli occhi a mandorla. In genere persone con più credenziali rispetto alle famiglie che prendono a balia bimbi di genitori clandestini. Ma come entrano in contatto questi due mondi? Frattani non ha prove ma ne è quasi certo. «Ci sono sicuramente persone che fanno da collegamento tra domanda e offerta. Degli uffici di collocamento ufficiosi come ce ne sono, ad esempio, per trovare lavoro ai clandestini».

A conoscere la situazione è anche Idalia Venco, direttrice della Caritas. «I bimbi cinesi dati a balia - aggiunge - sono decine in questa città. Non conosco casi di anziani ma sono venuta a conoscenza, anche se indirettamente, di casi di famiglie che hanno preso neonati. Mi hanno riferito anche di donne che ne hanno 3 o 4. Non so come avvenga l’incontro ma è successo che abbiano chiesto anche a noi se conoscevamo qualcuno».

Niente da eccepire se il fenomeno fosse un po’ sotto controllo. Invece non si sa chi sono queste balie. E soprattutto se sono persone in grado di tenere dei bambini. «Quello di ieri - conclude l’assessore ai servizi sociali Maria Luigia Stancari - è il secondo bimbo cinese morto a Prato dato in balia a italiani. Noi non siamo mai venuti a conoscenza di casi diretti ma ora è arrivato il momento di intercettare queste situazioni. E di leggere questo fenomeno in profondità».

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