Sicurezza
le nuove povertà
Ovest, indigente una famiglia su 20
Alessandro Bicci
La Caritas: aumentano del 21% gli italiani che chiedono aiuto
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PRATO. Povertà “nascosta”, di chi vive vicino a noi ma si vergogna a denunciarla in modo da attivare misure per contenerla. E’ la realtà che emerge dai dati dell’Osservatorio della Caritas sulla situazione esistente nella zona ovest di Prato. Con il 18% risulta infatti la seconda zona della città dove si concentra maggiormente questo disagio, dopo quella del centro (25,5%) e davanti a quella sud (17,1%). Nel 2006 si sono rivolte al centro di ascolto di Maliseti e al centro interparrocchiale di Galciana 398 persone, di cui 112 seguite anche da un’assistente sociale.
Quasi una famiglia su venti è presa a carico dai servizi sociali del distretto ovest o da altre strutture. Sono anziani soli, nuclei familiari monoreddito, giovani coppie. La vulnerabilità sociale si allarga a nuovi soggetti che per aspetti come la perdita del lavoro o l’indebitamento non riescono più ad andare avanti. Di queste persone, 275 sono stranieri (il 61% sono donne), con 155 utenti in più rispetto agli altri anni. Prevalgono i cinesi, 55, concentrati nella zona di San Paolo e del Guado, seguiti da 41 marocchini e 40 albanesi, questi ultimi concentrati a Maliseti. Inoltre 116 di essi non hanno permesso di soggiorno o gli è scaduto per cui cadono in irregolarità giuridica, di solito dovuta alla perdita del lavoro. Sono state censite 1.649 presenze ai centri di ascolto. C’è chi ci va una volta sola, ma anche chi lo contatta 6 o più volte. Fra gli stranieri prevale la fascia d’età da 25 a 44 anni, tra gli italiani sale da 45 a 64. Si rivolgono per chiedere misure contro la disoccupazione o sussidi per pagare costi delle abitazioni divenuti insostenibili.
«Nell’anno 2006 a Prato si sono registrate in tutto 3.483 persone per 14.053 contatti - sottolinea Maria Elena Donghi, responsabile dell’Osservatorio della Caritas - Preoccupa la crescita degli italiani che chiedono aiuto per la prima volta, il 21,5% in più rispetto agli anni precedenti. Appartengono a famiglie monoreddito, con due-tre figli, oppure sono pensionati che non arrivano alla quarta settimana del mese per acquistare i generi di prima necessità». A questi si aggiunge la situazione dei disoccupati. Secondo dati Istat del 2006 a Prato se ne sono contati 7 mila. Molti sono lavoratori ultracinquantenni del settore tessile, che esaurita la mobilità non sono riusciti a riposizionarsi sul mercato. «Vivere alle spalle degli altri non è dignitoso - afferma don Santino Brunetti parroco di Maliseti - Occorre capire l’entità dell’esigenza di chi chiede aiuto. Servizi di accompagnamento, interventi dei servizi sociali sono buone misure, ma ne occorrono altre per permettere a queste persone di vivere con dignità».
Le situazioni di più forte disagio si concentrano nella case popolari di via Capitini e strade limitrofe a Galciana, in via Carso a Narnali, ma anche nelle zone del Guado e San Paolo. Come risposta a questo problema, qui come nel resto di Prato, verrà ampliata la rete di collaborazione tra enti come i servizi sociali, il dipartimento salute mentale e il centro per l’impiego. I contributi economici per chi ha bisogno saranno più finalizzati, motivando soprattutto i più giovani nella ricerca di soluzioni autonome come borse di lavoro e corsi di formazione. Per quanto riguarda questioni immediate come il costo delle case, il presidente della Circoscrizione Ovest Giovanni Mosca ha annunciato che si batterà per affitti calmierati di 350-400 euro al mese, in riferimento ai 72 alloggi che sorgeranno in via Bettazzi a Galciana. Alessandro Bicci
Quasi una famiglia su venti è presa a carico dai servizi sociali del distretto ovest o da altre strutture. Sono anziani soli, nuclei familiari monoreddito, giovani coppie. La vulnerabilità sociale si allarga a nuovi soggetti che per aspetti come la perdita del lavoro o l’indebitamento non riescono più ad andare avanti. Di queste persone, 275 sono stranieri (il 61% sono donne), con 155 utenti in più rispetto agli altri anni. Prevalgono i cinesi, 55, concentrati nella zona di San Paolo e del Guado, seguiti da 41 marocchini e 40 albanesi, questi ultimi concentrati a Maliseti. Inoltre 116 di essi non hanno permesso di soggiorno o gli è scaduto per cui cadono in irregolarità giuridica, di solito dovuta alla perdita del lavoro. Sono state censite 1.649 presenze ai centri di ascolto. C’è chi ci va una volta sola, ma anche chi lo contatta 6 o più volte. Fra gli stranieri prevale la fascia d’età da 25 a 44 anni, tra gli italiani sale da 45 a 64. Si rivolgono per chiedere misure contro la disoccupazione o sussidi per pagare costi delle abitazioni divenuti insostenibili.
«Nell’anno 2006 a Prato si sono registrate in tutto 3.483 persone per 14.053 contatti - sottolinea Maria Elena Donghi, responsabile dell’Osservatorio della Caritas - Preoccupa la crescita degli italiani che chiedono aiuto per la prima volta, il 21,5% in più rispetto agli anni precedenti. Appartengono a famiglie monoreddito, con due-tre figli, oppure sono pensionati che non arrivano alla quarta settimana del mese per acquistare i generi di prima necessità». A questi si aggiunge la situazione dei disoccupati. Secondo dati Istat del 2006 a Prato se ne sono contati 7 mila. Molti sono lavoratori ultracinquantenni del settore tessile, che esaurita la mobilità non sono riusciti a riposizionarsi sul mercato. «Vivere alle spalle degli altri non è dignitoso - afferma don Santino Brunetti parroco di Maliseti - Occorre capire l’entità dell’esigenza di chi chiede aiuto. Servizi di accompagnamento, interventi dei servizi sociali sono buone misure, ma ne occorrono altre per permettere a queste persone di vivere con dignità».
Le situazioni di più forte disagio si concentrano nella case popolari di via Capitini e strade limitrofe a Galciana, in via Carso a Narnali, ma anche nelle zone del Guado e San Paolo. Come risposta a questo problema, qui come nel resto di Prato, verrà ampliata la rete di collaborazione tra enti come i servizi sociali, il dipartimento salute mentale e il centro per l’impiego. I contributi economici per chi ha bisogno saranno più finalizzati, motivando soprattutto i più giovani nella ricerca di soluzioni autonome come borse di lavoro e corsi di formazione. Per quanto riguarda questioni immediate come il costo delle case, il presidente della Circoscrizione Ovest Giovanni Mosca ha annunciato che si batterà per affitti calmierati di 350-400 euro al mese, in riferimento ai 72 alloggi che sorgeranno in via Bettazzi a Galciana. Alessandro Bicci
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