Attenzione
Frodi Iva, il processo inizia col botto
Paolo Nencioni
Esclusa l’Agenzia delle entrate, chiedeva 398 milioni di risarcimento
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PRATO. Pronti, via, e la difesa ha già messo a segno un colpo di non poco conto al processo per le presunte frodi Iva che vede sul banco degli imputati trenta tra imprenditori e professionisti, accusati di aver incassato crediti d’imposta milionari grazie a un sistema di triangolazioni tra l’Italia e società di comodo all’estero. Il giudice dell’udienza preliminare ieri ha messo in fuori gioco l’Agenzia delle entrate, accogliendo un’eccezione presentata dall’avvocato Alessandro Traversi. L’Agenzia intendeva costituirsi parte civile, ma l’avvocato Gambini, che rappresentava l’Avvocatura dello Stato, si è dimenticato di inserire nell’atto uno dei due requisiti essenziali previsti dall’articolo 78 del Codice di procedura penale: le generalità del legale rappresentante dell’ente e il nome del difensore.
Il particolare non poteva sfuggire alla batteria di agguerriti penalisti schierati a difesa dei trenta imputati e il gup non ha potuto far altro che dichiarare inammissibile la costituzione di parte civile. E dire che l’Agenzia delle entrate intendeva iniziare il processo col botto... Nell’atto di costituzione aveva indicato una richiesta di danni che ha fatto sobbalzare più d’uno sulla sedia: 398 milioni di euro, di cui 372 per danni patrimoniali, 2 per interessi, 5 di sanzioni e 20 per danni morali.
In un processo come questo, dove tutti sanno che in ballo c’è il denaro prima ancora delle eventuali pene detentive, in gran parte già neutralizzate dall’indulto, non è cosa da poco. Che cosa succede adesso? Sul tema ci sono due scuole di pensiero. L’Agenzia delle entrate e la Procura confidano che la parte civile possa rientrare in gioco alla prossima udienza del 3 luglio. Per questo già oggi l’Avvocatura depositerà in cancelleria l’atto di costituzione riveduto e corretto. Ma l’avvocato Traversi, difensore dell’ingegner Leonardo Lombardi e dei fratelli Paolo e Roberto Sarti, darà battaglia ed è convinto che l’esclusione della parte civile sia definitiva, almeno per quanto riguarda l’udienza preliminare. Quanto accaduto in aula sembra dargli ragione: il rappresentante dell’Avvocatura ha tentato di riprendere la parola dopo la decisione del giudice ma è stato zittito («guardi, avvocato, che lei in udienza preliminare non può più intervenire»).
A farne le spese è l’Agenzia delle entrate: tutti gli imputati che sceglieranno il rito abbreviato potrebbero non doversi preoccupare del risarcimento. L’Agenzia potrà comunque rientrare in gioco per gli imputati che sceglieranno il rito ordinario. Altre due eccezioni difensive sono state invece respinte dopo un paio d’ore di camera di consiglio. Gli avvocati eccepivano l’incompetenza territoriale, sostenendo che il processo andava celebrato a Rimini, e l’inutilizzabilità degli atti compiuti tardivamente, oltre il limite delle proroghe concesse alle indagini.
Degli imputati principali, i sei che furono arrestati lo scorso 10 gennaio mettendo a rumore il mondo politico e imprenditoriale non solo pratese, erano presenti in aula solo il fiscalista Giampaolo Corabi insieme alla moglie Donatella Garofoli, messi agli arresti domiciliari dopo una lunga permanenza in carcere. Assenti invece l’ingegner Lombardi, i fratelli Sarti, gli imprenditori Leonardo Gacci e Giuseppe Mazzini. Tutti sono accusati di aver fatto parte di un’associazione a delinquere che, tra indebiti rimborsi Iva e illecite detrazioni, solo nel filone toscano dell’inchiesta avrebbe frodato 42 milioni di euro al fisco grazie a 250 milioni di fatture per operazioni inesistenti. L’udienza preliminare proseguirà il 3, 4, 5 e 10 luglio.
Il particolare non poteva sfuggire alla batteria di agguerriti penalisti schierati a difesa dei trenta imputati e il gup non ha potuto far altro che dichiarare inammissibile la costituzione di parte civile. E dire che l’Agenzia delle entrate intendeva iniziare il processo col botto... Nell’atto di costituzione aveva indicato una richiesta di danni che ha fatto sobbalzare più d’uno sulla sedia: 398 milioni di euro, di cui 372 per danni patrimoniali, 2 per interessi, 5 di sanzioni e 20 per danni morali.
In un processo come questo, dove tutti sanno che in ballo c’è il denaro prima ancora delle eventuali pene detentive, in gran parte già neutralizzate dall’indulto, non è cosa da poco. Che cosa succede adesso? Sul tema ci sono due scuole di pensiero. L’Agenzia delle entrate e la Procura confidano che la parte civile possa rientrare in gioco alla prossima udienza del 3 luglio. Per questo già oggi l’Avvocatura depositerà in cancelleria l’atto di costituzione riveduto e corretto. Ma l’avvocato Traversi, difensore dell’ingegner Leonardo Lombardi e dei fratelli Paolo e Roberto Sarti, darà battaglia ed è convinto che l’esclusione della parte civile sia definitiva, almeno per quanto riguarda l’udienza preliminare. Quanto accaduto in aula sembra dargli ragione: il rappresentante dell’Avvocatura ha tentato di riprendere la parola dopo la decisione del giudice ma è stato zittito («guardi, avvocato, che lei in udienza preliminare non può più intervenire»).
A farne le spese è l’Agenzia delle entrate: tutti gli imputati che sceglieranno il rito abbreviato potrebbero non doversi preoccupare del risarcimento. L’Agenzia potrà comunque rientrare in gioco per gli imputati che sceglieranno il rito ordinario. Altre due eccezioni difensive sono state invece respinte dopo un paio d’ore di camera di consiglio. Gli avvocati eccepivano l’incompetenza territoriale, sostenendo che il processo andava celebrato a Rimini, e l’inutilizzabilità degli atti compiuti tardivamente, oltre il limite delle proroghe concesse alle indagini.
Degli imputati principali, i sei che furono arrestati lo scorso 10 gennaio mettendo a rumore il mondo politico e imprenditoriale non solo pratese, erano presenti in aula solo il fiscalista Giampaolo Corabi insieme alla moglie Donatella Garofoli, messi agli arresti domiciliari dopo una lunga permanenza in carcere. Assenti invece l’ingegner Lombardi, i fratelli Sarti, gli imprenditori Leonardo Gacci e Giuseppe Mazzini. Tutti sono accusati di aver fatto parte di un’associazione a delinquere che, tra indebiti rimborsi Iva e illecite detrazioni, solo nel filone toscano dell’inchiesta avrebbe frodato 42 milioni di euro al fisco grazie a 250 milioni di fatture per operazioni inesistenti. L’udienza preliminare proseguirà il 3, 4, 5 e 10 luglio.
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