Il Tirreno

Prato

Quaranta candeline per il Centro di scienze naturali di Galceti

M.T.

L’anniversario festeggiato con un poster che ne riassume la storia

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PRATO. Buon compleanno Centro Scienze. Galeotta fu la mostra e chi la fece. Era il 16 giugno del 1967, quando nelle sale dismesse dello storico caffè Bacchino due giovanissimi coniugi Tozzi organizzarono la mostra “Natura e arte”, che ha dato vita al Centro scienze; inaugurata dal leggendario sindaco Giorgio Vestri e fortemente voluta dall’allora assessore alla cultura Bruno Dabizzi. Sabato scorso si sono festeggiati i quarant’anni da quella esperienza che diede il là a quella che ormai è divenuta un’istituzione, che varca i confini non solo pratesi o regionali. Per l’occasione è stato stampato un poster pieno di immagini e parole, che riassumono quello che da 40 anni il centro rappresenta a Prato. Tanti gli obiettivi raggiunti in questi anni: l’istituzione dell’area protetta del Monteferrato nel 1998, ricordata da Deanna Tozzi come uno dei traguardi più importanti, ma anche la collaborazione con associazioni come il Quasar per l’osservatorio astronomico, senza dimenticare il soccorso ambientale e l’attività antincendi, recentemente potenziata.

Tante le personalità accorse in Galceti per spegnere le 40 candeline, dall’assessore all’ambiente Camilla Curcio, al presidente di Circoscrizione Alberto Manzan, all’attuale presidente del Csn Massimo Calissi e ad uno storico presidente (eletto per due legislature) come Enrico Masi, fino all’allora assessore alla cultura Bruno Dabizzi. Particolarmente interessante l’intervento di quest’ultimo, che ha spronato l’amministrazione a fare di più per finanziare l’attività del Centro: «Ritengo che in 40 anni si sia perso parecchio tempo per potenziare l’attività di questa struttura, che ormai è un vero e proprio punto di riferimento per tutta la città e non solo - ha detto Dabizzi - nel 1967 era tutto più complicato, perché a quell’epoca la situazione sociale ed economica dell’Italia era molto particolare, tensioni sociali molto forti e in pieno boom economico non facevano certamente pensare all’ambiente, in tal senso siamo stati degli anticipatori, ma oggi credo sia necessario credere in questa attività e quindi investire in essa, le risorse se lo si vuole si trovano».

Non si nasconde dietro un dito l’assessore Curcio: «Capisco che qualche volta ci possa essere insofferenza verso le lungaggini burocratiche, ma penso che quest’anno, del quarantennale, sarà quello decisivo per gettare le basi del Centro scienze naturali del futuro». Una curiosità, anche molti dei reperti che si trovano presso il Museo della Deportazione di Figline sono stati portati in Italia grazie all’opera del Centro, dove sono stati tenuti “nascosti” per anni insieme a tante altre piccole perle con le quali si potrebbe riempire un museo.

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