Il Tirreno

Prato

I cinesi completano la filiera tessile

Ilenia Reali

Un gruppo di imprenditori rileva la rifinizione Eurofinish di Montemurlo

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PRATO. Si riapriranno i portoni della tintoria-rifinizione Eurofinish di via Tintori a Montemurlo. Un gruppo di imprenditori cinesi, con attività legate al tessile nel Fiorentino, ha firmato un contratto preliminare di acquisto con il curatore fallimentare Francesco Scarselli del reparto tintoria. I macchinari della rifinizione era già stati venduti in precedenti aste ma tutto, compreso il rinnovo dell’affitto dell’intero immobile, fa pensare che i nuovi proprietari stiano pensando di riattivare anche il reparto della rifinizione.

Un acquisto che apre un’altra era a Prato: da ora gli imprenditori cinesi potranno contare su una filiera completa. La storia dell’azienda Eurofinish comincia, o forse sarebbe meglio dire finisce, nel 2004 con la dichiarazione di fallimento. Seguono mesi e mesi di trattative da parte del curatore fallimentare con un gruppo di imprenditori italiani che però non vanno a buon fine. L’azienda va all’asta: a pezzi. Sembra che le opportunità per una riapertura della rifinizione di Gino e Paolo Poli, fondata nel 1984, fossero pari a zero finché due mesi fa arriva l’offerta del gruppo di imprenditori cinesi.

Nel giro di poche settimane l’affare si chiude al prezzo di circa 230.000 euro (il contratto sarà firmato a giorni). L’obiettivo del gruppo di imprenditori è quello di riaprire in un primo tempo la tintoria, forse addirittura prima della fine dell’estate, per poi cominciare a investire anche nei macchinari utili a riattivare la rifinizione. È la terza tintoria del distretto che viene acquistata da imprenditori cinesi mentre sarebbe la prima rifinizione con titolari dagli occhi a mandorla. Un acquisto che chiude la filiera.

«Sapevo anch’io - è il commento di Adriano Bellu, responsabile della sezione nobilitazione dell’Unione - di un gruppo di imprenditori cinesi interessati al finissaggio. Ben vengano imprenditori che investono nel distretto soprattutto se vanno a riaprire aziende che erano già chiuse. L’importante è che stiano alle regole». All’Unione non c’è particolare apprensione per l’affare appena andato in porto. «Non sono preoccupato per niente - spiega Bellu - anche perché la partita ha sempre da cominciare e le carte non sono ancora state smazzate».

Stessa opinione per il vicepresidente e titolare del gruppo Colle, Riccardo Matteini. «Credo sia naturale - aggiunge - che anche gli imprenditori cinesi siano interessati a occupare tutti i tasselli della filiera. Ben vengano quindi a patto che ci sia il rispetto di tutte le norme. Se questo accadrà potremo misurarci ad armi pari. Il nostro obiettivo è, al di là del caso specifico, è riuscire a controllare: e non possiamo farlo solo chiedendo repressione alle forze dell’ordine ma dando ognuno (imprenditori, sindacati, giornali) il nostro contributo senza omettere nessuna denuncia».

Ma qual è il motivo reale che sta spingendo gli imprenditori cinesi ad acquistare proprio quella tipologia di aziende che più, in questo periodo, sta soffrendo la crisi? La risposta sta tutto nel cambiamento del mercato e nell’inasprirsi della concorrenza che colpisce gli italiani ma anche quei cinesi che lavorano da noi. Anche per loro si rende necessario ridurre i tempi di consegna, alzare la qualità dei prodotti offerti, garantire anche ordinativi quantitativamente inferiori.

«Se i tessuti di importazione - conclude Bellu - non vanno più per noi sui mercati europei evidentemente anche per gli imprenditori cinesi che sono qui la situazione è la stessa. E per tutti è fondamentale alzare il livello qualitativo. E per farlo devono o essere in grado di produrre i tessuti da soli o acquistarli da noi». E non a caso nelle aziende pratesi si cominciano a vedere i primi cinesi di Prato ad acquistare le stoffe per confezionare i loro abiti.

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