Un omaggio al jazz afroamericano di Ayler
Paolo Puggelli
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Paolo Botti Il concerto di Botti ripropone la musica del grande sassofonista
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PRATO. Con l'appuntamento di domani sera Metastasio Jazz si concede una esplorazione nel mondo di Albert Ayler. Al Fabbricone, a partire dalle 21 il polistrumentista Paolo Botti riporterà in vita i fantasmi del grande sassofonista, ed insieme a Stefano Zenni che ne illustrerà il complesso mondo sonoro, ne ripercorrerà lo spirito e la musica. Una serata particolare per rivivere insieme una delle esperienze più intense del jazz degli anni sessanta. Ayler è stato un musicista di straordinaria forza espressiva, capace di urlare con il suo sassofono e di commuovere. Suoni che parlano di riti e di misteri, urla sgraziate e lamenti laceranti. Il suo lavoro più conosciuto, "Ghosts", è una specie di evocazione rituale che va alle radici della cultura afroamericana. Misterioso e straziante, come misteriosa è stata la sua fine, Ayler muore nel 1970: il suo corpo viene ritrovato nell'East River di New York. Paolo Botti cercherà di rievocare quel mondo di suoni impazziti con una schiera di strumenti che dovrebbero ripercorrere le strade di un sassofono davvero capace di tutto. Porterà sul palco del Fabbricone un armamentato fatto di viola, banjo tenore, dobro, armonica, kazoo. La musica è fatta di melodie di carattere folklorico, cantabili e intense, che subiscono l'inquietante trattamento disperato del sax di Ayler. I titoli parlano di streghe, fantasmi, angeli, di tutto l'universo di spiriti del folklore afroamericano che aiutò gli schiavi a resistere alla violenza fisica e culturale. Paolo Botti (1969), ha recuperato i temi di Ayler e li suona a contatto diretto del pubblico con gli strumenti del folklore nero.
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