Il Tirreno

Prato

I Malaparte sono tornati con il primo disco

Andrea Caramelli
Un’immagine del gruppo pratese dei Malaparte
◗
Un’immagine del gruppo pratese dei Malaparte

Tra i pezzi una cover de "L'immensità" e un brano sui Martiri di Figline

2 MINUTI DI LETTURA





 PRATO. Dopo alcune apparizioni live in giro per la Toscana si erano rinchiusi in uno studio di registrazione sotto la supervisione di Paolo Benvegnù e nell'ambiente musicale toscano e in particolare in quello della nostra provincia era molto atteso il loro ritorno sulla scena e sabato scorso a Montemurlo i Malaparte sono tornati al loro pubblico in un concerto dal vivo che ha riscosso un buon successo di pubblico e di critica.  La storia di questa band è simile a quella di molti altri complessi che trovano sempre più difficile avere spazio in una realtà musicale dominata dall'immagine, dai passaggi televisivi, dalle cover piuttosto che dalla ricerca musicale e dall'impegno nei testi.  «E' proprio vero - dice Marco Sabatini, chitarra del gruppo che ha Giacomo Crocicchi come voce, Nicola Benvenuti al basso, Alessio Campanale alla batteria e Marco Balducci come cantante - il nostro principale intento, in un periodo in cui sembra sempre prendere più campo una certa decadenza culturale, è quello di restituire il giusto valore e una precisa identità ai testi per sfuggire ad una omologazione che a volte sembra inevitabile. Per questo anche grazie all'aiuto di Paolo Benvegnù, tra i cantautori più in voga del momento nel panorama nazionale, ci siamo messi a studiare concentrando le nostre energie sulla scrittura dei pezzi».  Ed è nato il vostro primo album "Attraverso i tuoi occhi".  «Sono dieci tracce originali - continua Sabatini - più una cover originalissima de "L'immensità" di Don Backy con le quali ci presentiamo al pubblico. I testi provano a riflettere la vita di oggi, il disagio sociale serpeggiante nei giovani come negli anziani col tentativo di non dimenticarci delle nostre origini come si evince dal pezzo dedicato ai 29 Martiri di Figline».  Un lavoro difficile?  «Appassionante di sicuro e con qualche ostacolo da superare perché oggi se si esce dai soliti percorsi, televisione e cover, è sempre molto difficile fare musica perché pochi sono disposti ad investire economicamente. Ormai è scomparso lo "scouting", la ricerca del nuovo e le case discografiche vanno sul sicuro producendo solo personaggi fatti conoscere dai media radiofonici e televisivi. L'unica strada è l'autoproduzione e anche noi l'abbiamo seguita creando una nostra etichetta, la Milleseidischi ma la scommessa che vogliamo vincere è soprattutto quella di fare musica dal vivo nel tentativo di emozionare e coinvolgere il pubblico».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa