Il Tirreno

Prato

Il recital di Guerritore dalla parte delle donne

Maria Lardara
Un’immagine di Monica Guerritore
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Un’immagine di Monica Guerritore

Lo spettacolo al Prato Nord Festival. «Sarà una serata imprevedibile»

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 PRATO. E' di quelle bellezze che non conoscono aggettivi, in barba al tempo che passa e che su di lei sembra non aver lasciato traccia. In teatro è stata "La Signora delle Camelie", "Madame Bovary" e "Giovanni D'Arco", sul piccolo schermo ha fatto sognare tanti uomini con "Scandalosa Gilda" e "La lupa", diretta dall'ex marito Gabriele Lavia. Donna declinata in tutte le sue accezioni, come lo sarà domani sera a Prato (ore 21.30, giardini di via Corridoni: biglietto 5 euro), dove è la prima volta che Monica Guerritore si esibisce, nelle sue diverse tournèe che l'hanno portata in giro per i palcoscenici d'Italia. Protagonista della rassegna "Prato Nord Festival" firmata dal direttore artistico Giovanni Fochi, l'ex allieva di Strehler porta in scena un lavoro in esclusiva, "D'amore e guerra": un recital scandito da musica e parole che si tinge di "rosa". Con un pensiero rivolto alle tante guerre delle donne e alle loro conquiste su quel grande teatro di battaglia che è la vita. Una performance carica di emozioni, da cui ne esce un monologo intimo in cui il pubblico può annodare sensazioni e ricordi.  Iniziamo dal suo recital "D'amore e guerra". Cosa proporrà al pubblico pratese?  «Una serata imprevedibile. Non mi piace impigrirmi su una lettura, ma avere un contatto con il pubblico. Racconterò il "mio modo" di interpretare, facendo degli esempi, raccontando aneddoti anche divertenti. Forme diverse: versi, musica, mie esperienze personali».  E' la prima volta che si esibisce a Prato. Che effetto le fa questo debutto?  «Non voglio aspettarmi niente. Ogni incontro è smepre nuovo. Lasceremo da parte problemi che ci sfiancano durante il giorno per dare respiro alla nostra immaginazione, al nostro pensiero».  La sua è una carriera piena di soddisfazioni, compreso un libro scritto di recente. C'è qualche sogno rimasto nel cassetto?  «Un cassetto? Un armadio diciamo! E forse non basterebbe...»  Si parla molto di crisi del teatro e del cinema. I tagli alla cultura sono sotto gli occhi di tutti. In tale contesto, cosa consiglierebbe a un giovane artista che si affaccia in questo mondo?  «L'artista sa cosa deve fare, trovare il "suo" posto. Il consiglio è di stare insieme alle persone che hanno le sue stesse inclinazioni e lavorare, stare lì e piano piano farsi spazio. Non c'è un altro modo. C'è la forza della volontà e il darsi tempo per crescere dentro. Non c'è arte se non c'è un cuore che si fa grande, che possa riconoscere e muovere le emozioni».

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