La protesta
Rossi verrà commemorato anche in città, i pratesi incollati alla tv per il funerale
L’annuncio del sindaco Biffoni dopo la proposta della moglie Federica. Il ricordo di Jury Chechi: "Per me è stato un mito"
PRATO. Ci siamo commossi tutti a guardare in tv i campioni del mondo in lacrime mentre trasportavano il feretro in legno chiaro di Paolo Rossi. Le scene in chiesa della moglie Federica appoggiata alla bara insieme alle figlie Sofia Elena e Maria Vittoria. La bella e sobria omelia del prete tifoso monsignor Pierangelo Ruaro. Vicenza è ancora più lontana da Prato per via delle limitazioni nei viaggi fra regioni imposte dall’epidemia. Ma i pratesi erano tutti al funerale del loro Pablito, la maggior parte col cuore, una sparuta ma qualificata rappresentanza era lì fisicamente.
Nella cattedrale di Vicenza il sindaco Matteo Biffoni e l’assessore Luca Vannucci hanno rappresentato Prato per l’ultimo saluto a Paolo Rossi il campione del mondo che ha tirato i suoi primi calci nella squadra della parrocchia a Santa Lucia, come è stato ricordato anche durante l’omelia. Accanto alla presenza dei suoi compagni di nazionale, di tanti giocatori, familiari e amici c’erano anche le istituzioni, a partire proprio dalla sua città natale. In questo frangente il sindaco ha fatto sapere che Paolo Rossi verrà commemorato anche a Prato: è stata Federica Cappelletti, moglie di Pablito, a proporlo e in quell’occasione ci sarà anche lei.
“E’ stata una mattinata toccante, tanta partecipazione nonostante le limitazioni imposte dalle norme anti contagio, l’emozione dei suoi ex compagni di squadra, della famiglia, di tante persone comuni e anche di tutti noi amministratori che eravamo lì a rappresentare le nostre comunità – sottolinea il sindaco - Era do a disveroso esserci, Paolo ha rappresentato davvero tanto e oggi ne è l’ulteriore prova: insieme a sua moglie Federica, proprio su sua proposta, è stato deciso che commemoreremo Paolo anche a Prato. Da sindaco ne sono contento e siamo a disposizione per fare ciò che la famiglia vorrà”.
«Questo è davvero un momento particolare, per me sentito in maniera forte – racconta Vannucci, particolarmente legato alla famiglia Rossi – Non sto a dire chi è stato Paolo sotto l’aspetto sportivo, tutti lo sanno, ma voglio ricordare soprattutto che è stato un uomo eccezionale, è stato un amico, una persona che, nonostante il successo, è sempre stato a disposizione di tutti». A Prato bandiere a mezzasta per il lutto cittadino e in piazza del Comune, alcuni consiglieri comunali capitanati dal presidente Gabriele Alberti hanno osservato un minuto di silenzio a nome della città.
«Abbiamo perso un mito. È stata una notizia così improvvisa che ancora sono senza parole» dice il “signore degli anelli” Jury Chechi, come Rossi ambasciatore sportivo di Prato nel mondo. «La vittoria dell'Italia al mondiale del 1982 è stata una gioia immensa. Avevo 13 anni ed ero un ragazzino. Mi allenavo già a Varese e mi ricordo che seguimmo la finale quell'11 luglio 1982 e dopo andammo a far festa. Io telefonai anche a casa per sentire cosa stava succedendo a Prato e i miei mi raccontarono di una grande festa. Per chi è pratese è stata una doppia vittoria». «Avevo delle notizie che non stava bene da qualche suo compagno di quel Mundial – conclude il “signore degli anelli” – ma non pensavo che fosse così grave. È una grossa perdita perché Paolo Rossi era un personaggio amato dalla gente e il suo sorriso e il suo modo d'essere era davvero unico»
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