Toscana
Il vescovo ai giovani: "No alla distinzione fra italiani e stranieri"
Alla “Messa per Prato” dedicata ai ragazzi e agli educatori Agostinelli ha esortato a "costruire ponti di fraternità”
PRATO. "Ragazzi, attenti alle contrapposizioni e alle pseudo verità: identità non è sinonimo di separazione, accoglienza non significa che siamo tutti identici, libertà non è un capriccio o discriminazione, etica non è sinonimo di tabù e paura, cattolico non vuol dire bigotto". Sono alcune delle esortazioni che il vescovo Franco Agostinelli ha rivolto in maniera diretta, senza troppi giri di parole, ai ragazzi e le ragazze presenti in cattedrale questo pomeriggio alla quarta Messa per Prato. Il tema dell’educazione e i giovani sono stati al centro della celebrazione e delle riflessioni pronunciate da monsignor Agostinelli nella sua omelia. Alla messa erano presenti i rappresentanti dei gruppi giovanili parrocchiali e quaranta diciottenni chiamati a esprimere la propria Professione di fede.
"Voi qui presenti – ha osservato il vescovo – siate una piccola parte dei 40mila adolescenti tra i 14 e i 35 anni che vivono a Prato, di questi più di 11mila sono stranieri. Quanti tra i vostri coetanei sono battezzati? Quanti frequentano la parrocchia?", si è chiesto monsignor Agostinelli, che ha aggiunto: "Il mio pensiero va a questo folto gruppo che noi non siamo riusciti a incontrare e che non hanno un’appartenenza e vivono da isolati anche se quasi sempre in mezzo ad una folla chiassosa ma indifferente". Il Vescovo lo ha ripetuto: "È tempo di fare scelte convinte, non vi vergognate di quello che siete, pensiamo a quanti giovani cristiani nel mondo in questo momento stanno pagando con la persecuzione la loro fede! Talvolta anche a voi può essere accaduto o potrà accadere di venire emarginati dal gruppo semplicemente per aver cercato di essere coerenti con la vostra fede. Ma non abbiate paura, Il Signore è con voi!".
Ma il vescovo è voluto andare oltre i numeri e le solite definizioni, o descrizioni sociologiche utilizzate per spiegare la condizione giovanile: come studio, lavoro, devianze, dipendenze, affettività. "Vorrei che le statistiche non fossero il tutto del nostro rapporto con i giovani – ha sottolineato questa volta rivolgendosi agli adulti, in particolare agli educatori – ma un piccolo tramite per favorire l’incontro, per vederci, per parlarci, per condividere, per donare quello che abbiamo". I principali inviti lanciati nella Messa per Prato sono stati quelli all’unità e all’apertura. Come detto monsignor Agostinelli ha esortato a non contrapporsi.
"La nostra appartenenza alla Chiesa, l’ospitalità di Dio, ci chiedono di fare attenzione a non nasconderci dietro la pericolosa contrapposizione noi-loro, italiani-stranieri, la mia fede-la tua fede, la mia cultura-la tua cultura". Da qui il suggerimento a "costruire ponti di fraternità, di collaborazione e amicizia con tutti, in tutto il mondo". A partire dalla scuola, dall’università, dai luoghi di lavoro e di svago. Non sono mancate indicazioni proprie di un vescovo, del Pastore di una Chiesa che considera i giovani come interlocutori privilegiati: "Cercate l’accompagnamento spirituale di un sacerdote di fiducia che abbia testa e cuore e fate esperienza di servizio ai più poveri, vicini o lontani, fate parte di un gruppo di confronto e di condivisione".
E poi: "Non abbiate paura di impegnarvi per la civiltà dell’amore". La messa si è conclusa con un compito a casa, quello di leggere ogni giorno una pagina del Vangelo, "per rileggere lì l’attualità della vostra vita, per comprendere cosa il Signore vi dice e vi chiede".
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